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Un VIDEO per raccontare la "Festa della Tagliata". Ecco alcune immagini di repertorio

di: Vito Marino - del 2018-09-14

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  • Alla periferia di Castelvetrano, in fondo alla via omonima, vicino lo stradale per Palermo, c'è “La Chiesa della Madonna della Tagliata”, del XVII secolo. Sulla nascita di questa chiesa, narra la leggenda che intorno al 1600 dei “pirriatura” (operai addetti alle cave di tufo), mentre lavoravano per l’estrazione di “cantuna” (conci di tufo), sentirono una voce proveniente dal sottosuolo che diceva ripetutamente: “taglia, taglia”, incitandoli a lavorare più speditamente; stando sempre alla leggenda, ad un certo punto trovarono una giara che conteneva dentro un quadro raffigurante una Madonna con il Bambino in braccio.

    La notizia si sparse e per fede nel 1634, nello stesso luogo del ritrovamento, lungo l’ex reggia trazzera, fu costruita una piccola chiesa campestre a navata unica. Storicamente si sa che dagli atti del notaio Giglio del 4 giugno 1652 risulta l’ampliamento di una piccola chiesa in quella località. Siccome in quegli anni si verificarono diversi miracoli fra i fedeli della Vergine Maria, in ricordo della voce che ripeteva “taglia, taglia”, nel 1711 fu deciso di chiamare la sacra immagine: “Madonna della Tagliata”; successivamente fu rimaneggiata con un bel portale stile rococò.

    Da quanto riferisce il Ferrigno, il viceré Fogliani in onore della Madonna e su richiesta del sacerdote don Antonio Spallino del 17 agosto 1758, il 04 gennaio 1759 concesse il formarsi di una grande fiera che si doveva svolgere nei giorni decorrenti dal venerdì antecedente la terza settimana di settembre fino al martedì successivo alla domenica. Fino agli anni ’60 circa le fiere erano molto attese da parte di tutti i cittadini, per acquistare gli arredi per la casa, attrezzi per l’agricoltura e l’artigianato, corredi per matrimonio; prodotti che difficilmente si trovavano nei pochi negozi del paese; i bambini aspettavano la fiera per ricevere in regalo giocattoli e gustare la “friscabella”, per come si chiamava allora il gelato. Inoltre alla Fiera della Tagliata si potevano comprare anche animali domestici, d’allevamento e da soma, indispensabili durante la civiltà contadina.

    Dai miei ricordi d’infanzia la fiera durava tre giorni: dalla terza domenica di settembre al martedì ma si allungava di un giorno, per allietare la cittadinanza con: “lu iocu di lu addu, di li pignateddi, di la paredda e di li sacchi a li peri”. Per quantificare l’importanza della fiera, una tradizione locale di allora, obbligava il fidanzato, nel primo anno di fidanzamento, a comprare alla fiera una collana alla fidanzata. In un’altra tradizione che si riferiva alla ricorrenza del 2 novembre, il fidanzato doveva regalare invece borsa, ombrello e guanti, oltre ai “pupi di zuccaru” raffiguranti una coppia di fidanzati.

    A Campobello di Mazara lo sposo, nel primo anno di matrimonio doveva portare la sposa a visitare detta fiera oltre alla manifestazione dell’Aurora che si svolge tutt’ora a Castelvetrano in Piazza Garibaldi il giorno di Pasqua. Secondo il costume bizantino, in occasione di feste come Natale e il Giovedì Santo o feste campestri, nelle chiese dell'Isola i fedeli mangiavano e bevevano, spesso ballavano nelle piazze antistanti le chiese o nei porticati degli edifici dedicati al culto; si tenevano mercati di genere commestibile e di derrate varie.

    Ancora oggi l'usanza di vendere carne e pesce arrosto, dolci e ghiottonerie varie durante le feste religiose è viva: fede e peccato di gola si confondono. Questa tradizione si è tramandata in occasione di questa ricorrenza e, camminando sullo stradale, quando si sta arrivando alla meta, già si sente il profumo delle “panelle” fritte e dell’arrosto della prima carne di maiale macellata, in modo particolare della salsiccia.. La  gente, stimolata da quell’odore provocante, non perdeva l’occasione per fare uno spuntino stando anche in piedi o seduti ai bordi dalla strada. Fino agli anni ’70 circa, per motivi d’igiene, d’estate era proibita la macellazione e la vendita della carne di maiale, poiché lo spesso strato di lardo che l’animale di allora portava e, a causa del caldo e dalla mancanza di refrigeratori, diventava dannoso alla salute.

    Pertanto, la prima salsiccia si poteva mangiare in coincidenza di tale festività. In quegli anni, dopo le baracche dell’arrosto già si notavano, accatastate alla rinfusa vasellami di terracotta e tutti gli attrezzi per l’agricoltura e l’artigianato. Articoli ormai superati e i cui nomi restano sconosciuti ai più giovani come “bummuliddi di Sciacca, quartari, nzira, raffii, lemmi, cantari, giarri e giarriteddi, cunculina, cisca, lattera, circu e scrafalettu, criva di sita e criva d’occhiu, sbarratozzu, zimmila, coffi, coffa tumminara, carteddi, panara, zappuna, accetta, runca, rincigghiu, ...” Finalmente in prossimità della chiesa c’erano le logge, fatte in muratura.

    Qui si trovavano i giocattoli variopinti che facevano restare i bimbi più poveri di allora meravigliati e delusi, perché i genitori non potevano comprare quello che desideravano. Allora questi bambini, nei cortili o per strada, si arrangiavano a giocare con altri coetanei con oggetti, trasformati dalla loro fantasia in giocattoli.

    Dietro la chiesa c’era la fiera del bestiame. Alla fiera, che ancora oggi continua più per consuetudine che per esigenze commerciali, oggi gli animali non si vendono più, giocattoli, stoviglie e prodotti per la campagna si trovano in tutti i supermercati e nei negozi specializzati. Inoltre, gli oggetti di plastica, provenienti dalle industrie del Nord, hanno sostituito quelli di terracotta, di legno o di lamiera zincata, costruiti manualmente dai nostri bravi artigiani.

    Così, a poco a poco scompaiono tutte le nostre tradizioni centenarie, inghiottite dalla globalizzazione e sostituite da quelle provenienti da altri popoli con una civiltà completamente diversa dalla nostra; una civiltà vuota di valori umani, dove ogni individuo egoisticamente vive un mondo a sé, disordinato, ritmato dal tempo velocissimo che va via.

    Si ringrazia Dario Prinzi per il Video

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