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Una Messa a San Giovanni. I ministranti e i ricordi da bambino che riaffiorano

del 2018-09-16

Domenica scorsa, presso la chiesa di “San Giovanni Battista” a Castelvetrano, ho partecipato alla Santa Messa officiata da Don Giuseppe Undari arciprete della chiesa “Madre” di Castelvetrano. Solitamente mi reco presso quella d’appartenenza territoriale, cioè “San Francesco da Paola”, ma a causa degli orari diversi mi sono dovuto spostare a “San Giovanni”.

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  • Essendo giunto leggermente in ritardo l’ho trovato colma e, per sedermi, ho dovuto pregare alcune persone, già sedute, di stringersi un po’. Era da qualche tempo che non vi entravo e ho riavuto la possibilità d’ammirarne gli affreschi raffiguranti alcuni episodi della vita di San Giovanni Battista, eseguiti dal pittore castelvetranese Gennaro Pardo, e i dipinti e le tele risalenti al ‘600 come: la “Madonna col Bambino” o “delle Grazie”, la “Decollazione di San Giovanni Battista”, la “Negazione di San Pietro e il “Tradimento di Giuda”.

    Su tutti quella che dà il senso della magnificenza alla chiesa è, senza dubbio, la scultura di Antonello Gagini che raffigura il Battista. Senza volere spostare l’argomento dal sacro al “profano” (non me ne vogliano gli amici che andrò a menzionare), la mia attenzione si è, poi, spostata sui “chierichetti” (per la verità erano dei ministranti), quattro ancora baldi giovanotti, anche se in età matura, che indossavano le vesti bianche.

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  • I ministranti sono dei fedeli laici che svolgono il loro ministero rendendo un servizio alla comunità cristiana, ai sacerdoti e ai diaconi durante la liturgia e nelle altre celebrazioni. M’è venuto alla mente quando anch’io, ragazzino, indossavo la veste bianca e mi accodavo dietro a Padre Antonino Trapani che, benché cieco, era capace di muoversi con destrezza all’interno della chiesa.

    Giunti all’altare, provenienti dalla sacrestia, mi sistemavo vicino a lui e lo aiutavo nei vari momenti della celebrazione eucaristica. In particolare gli leggevo, a bassissima voce (suggerendolo), il contenuto delle letture che, poi, lui pronunciava ad alta voce. I quattro bravi ministranti, Firenze Francesco, Carmelo Viselli, Accardi Nicola e Infranca Giuseppe, così vestiti come dei veri e propri chierichetti, mi hanno fatto tanta tenerezza nel ricordo di quei bei giorni andati.

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