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Storia del ciclismo a Castelvetrano. Aneddoti tra ricordi, vittorie e personaggi

di: Luigi Simanella - del 2018-12-20

A Castelvetrano, fra le tante attività sportive che vi si svolgono c’è anche quella del ciclismo. La storia di questa disciplina sportiva risale agli anni cinquanta, quando Paolo Sorrentino, detto don Paolino, creò, insieme all’amico Alberto Casesi (Bertu lu scarparu – poeta dialettale castelvetranese), l’“Unione Velocipedistica Castelvetranese”.

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  • Con essa organizzavano, in sinergia con altre società, delle gare ciclistiche che si svolgevano sia a Castelvetrano sia nei paesi viciniori. Fecero parte della società i corridori: Leonardo Casola, Giovanni Nizza, Antonino Pocoroba, Italo Sciortino, Carmelo Taglialavori e altri. Il gruppo si distinse sia per la preparazione atletica sia per le vittorie e i piazzamenti conseguiti in diverse gare.

    Quest’attività si sviluppò, a fasi alterne, sino al 1968, anno in cui tutta la Valle del Belice fu colpita dalla tragedia del terremoto. Subito dopo Italo Sciortino, Pasquale Scirè ed Elio Zuccarello, anche grazie a un cospicuo contributo generosamente elargito dall’imprenditore Giuseppe Egitto, rilevarono la società cambiandole denominazione in “G.S. Gruppo Sportivo Egius Castelvetrano” e provvidero per l’iscrizione alla F.C.I., Federazione Ciclistica Italiana.

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  • L’attività del nuovo gruppo durò per circa tre anni per, poi, cambiare nuovamente in “Gruppo Sportivo Selinus”. Fra le tante competizioni che s’effettuarono allora ne cito una per tutte che si svolse a Castelvetrano nell’anno 1969. In quell’occasione si disputò la prova di campionato regionale di categoria, dilettanti di prima serie prossimi al professionismo, alla quale parteciparono tutti i migliori atleti siciliani per il conseguimento del titolo.

    Quel giorno la gara fu caratterizzata da un vivo agonismo. Tutta la cittadinanza coinvolta alla manifestazione tributò con tanta euforia l’incitamento al passaggio della carovana. Anche la nostra provincia fu interessata alla competizione sportiva con, accanto ai vari Misseri, i Saluto, i fratelli Giardina, Bazzano, Cucuzza e Giangreco che provenivano da altre province, Maltese di Marsala e Castronovo di Marausa. A rappresentare il “Gruppo Sportivo Egius” ci furono: il nostro concittadino Antonino Pantaleo e Nicola Godino di Mazara del Vallo.

    Quel giorno il gruppo partì dal viale Roma, si snodò lungo la SS. 115 per Selinunte, il bivio per Partanna, poi Rampinzeri e S.Ninfa per, infine, rientrare a Castelvetrano, dove si disputò la volata finale. Il circuito fu ripetuto tre volte per un totale di circa 120 chilometri. In quell’occasione vinse proprio Godino grazie alle sue qualità di passista scalatore.

    La gente con grande tripudio gli tributò gli onori che meritava. Da considerare che Godino, non più in età giovanile, ma in qualità d’ex professionista, giocò anche d’astuzia sfruttando tutta l’esperienza ch’aveva maturato in tant’anni di carriera. La premiazione si svolse in piazza Matteotti e Godino, oltre ai premi messi in palio dalla Federazione, ricevette anche un elegante vestito, dono del suo manager signor Egitto proprietario d’alcuni negozi d’abbigliamento a Castelvetrano.

    I primi tre tesserati alla “G.S. Selinus” furono: Salvatore Abate, Giuseppe Pernice e mio fratello Giacomo Simanella. Per più di sei anni i tre “moschettieri” parteciparono a tutte le gare che si disputarono in Sicilia organizzate dalla F.C.I., riuscendo a piazzarsi sempre ai primi posti.

    Essi lottarono tenacemente e con coraggio gareggiando contro avversari temibili quali Carmelo Barone, futuro campione nazionale che la cronaca sportiva d’allora definiva “il dilettante con una marcia in più”, poiché risultava il vincitore in tutte le gare a livello nazionale alle quali partecipava.

    Ci tengo a ricordare, in particolare, una delle trentacinque gare disputate dal trio Abate, Pernice, Simanella, svoltasi a Palermo in contrada Guadagna in occasione dei festeggiamenti di Maria Santissima Assunta. Simanella allora trionfò grazie a un proficuo gioco di squadra e a un notevole affiatamento con i suoi compagni di pedalata. Alcuni corridori di quel particolare periodo storico che mi sembra giusto ricordare sono: Angelo Brugaletta, Salvatore Caruso e Armando Vadalà diventati, poi, degli ottimi professionisti. Parimenti voglio ricordare anche alcuni corridori amatoriali che frequentavano la bottega di lu zu Paulu: Franco Lombardo, Gaetano Veneziano detto Bottecchia, Nino Pantaleo e Calogero Montoleone detto don Caliddu.

    Voglio spendere un pensiero per Carmelo Taglialavori, che gli altri amici corridori chiamavano simpaticamente “accrozzatutti” poiché lo stesso, essendo dotato d’una notevole forza fisica, riusciva a disputare con grande energia le gare alle quali partecipava. Egli, quando doveva confrontarsi con quelli che lo sfidavano provocandolo anche verbalmente, tentava d’intimorirli dicendo: “v’accrozzu tutti” (vi distruggo tutti).

    Purtroppo, a causa d’alcune sue ingenuità tecniche, non riuscì mai a vincere una gara risultando, quasi sempre, “l’eterno secondo” davanti a un temibile avversario, Bonì di Alcamo, che lo raggiungeva prima dell’arrivo e tagliava il traguardo distaccandolo anche se solo di pochi metri. A fianco di questi dilettanti è giusto annoverare anche alcuni corridori castelvetranesi che, pur se non iscritti alla F.C.I., correvano in rappresentanza di società amatoriali regionali che facevano parte dell’ENDAS, l’Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale.

    Essi, che hanno ottenuto anche degli ottimi piazzamenti con delle vittorie, sono: Salvatore Cascio, Felice Salvo (con più di cento gare disputate), Gaetano (Jone) Gagliano, Leonardo (Leo) Cascio, D’Amore Francesco e mio cugino Rino Leonardi. Un ricordo particolare va a Paolo Sorrentino il quale, oltre alla passione per la musica che dimostrava quando si metteva a suonare sia il mandolino sia il violino, nutriva anche quella per la bicicletta.

    Quand’era giovane partecipava a tutte le gare che la Federazione organizzava sia a Castelvetrano sia in altri paesi della Sicilia. Un giorno, però, la sua cattiva sorte l’attendeva inesorabile. Mentre passeggiava con la sua inseparabile bicicletta, cadde andando a sbattere violentemente la testa contro il marciapiede.

    D’allora perse l’uso del braccio sinistro e, di conseguenza, la possibilità di continuare a suonare il violino. Rassegnatosi al suo triste destino lu zu Paulu, per com’era affettuosamente chiamato da tutti coloro che lo conoscevano e lo frequentavano, fu costretto a vivere tutta la sua vita in una piccola officina di riparazione di biciclette in via Minghetti trasferita, poi, nella via Mannone, dove i ciclisti, amanti del mezzo a due ruote, l’andavano a trovare.

    La malasorte, purtroppo, l’accompagnò sino alla fine. Durante una notte gelida, a causa d’un corto circuito sviluppatosi alla coperta elettrica ch’aveva lasciato attaccata alla corrente e che doveva proteggerlo dal rigido clima invernale, perì arso vivo, nonostante il pronto intervento dei Vigili del Fuoco, senza che qualcuno abbia potuto fare nulla per salvargli la vita. Egli riposa in pace nel ricordo di tanti suoi amici estimatori che non lo hanno, di certo, dimenticato.

    Per dovere di cronaca devo citare le altre due botteghe di riparazione di biciclette ubicate anch’esse, come quelle di don Paolino e di Carmelo “accrozzatutti”, nella via Mannone: quella di Giuseppe Mirabella e l’altra di Vincenzo Tortorici. Per quanto riguarda Mirabella, a volere andare ancora più indietro nel tempo, già il padre Carlo, nonno dell’attuale rivenditore di biciclette a Castelvetrano, gestiva la bottega, dove si rivolgeva a lui sia chi aveva bisogno di sistemare la propria bici sia chi non la possedeva e voleva affittarla.

    Mi scuso con tanti altri amici che hanno nutrito o nutrono la passione per la bicicletta, ma tutti non è possibile annoverarli.

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