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"Nel ricordo di mio fratello Franco Stella. Tra sorrisi, passione per le foto, religiosità e non solo"

di: Doriana Margiotta - del 2021-07-29

Immagine articolo: "Nel ricordo di mio fratello Franco Stella. Tra sorrisi, passione per le foto, religiosità e non solo"

Quando si pronuncia il nome di Franco Stella sul viso della gente compare un sorriso. Non ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente, ma ho notato che ogni volta che si parla di lui, chiunque lo ricorda con grande affetto, come un membro di famiglia.

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  • La nostra redazione ha voluto ricordarlo in un giorno molto speciale, il suo compleanno. Franco Stella nasce a Castelvetrano il 29 luglio 1948. Fin da ragazzo si interessa di fotografia e dopo le scuole medie, frequenta gli studi fotografici della città, cercando di imparare tutti i trucchi del mestiere.

    In seguito, frequenta un corso di fotografia, ritocco e stampa e nel 1971 apre un suo studio, diventando ben presto un punto di riferimento per quei giovani che vogliono avvicinarsi al mondo della fotografia.

    Ho avuto il grande piacere di leggere il libro scritto da uno dei fratelli di Franco Stella, il signor Salvatore, il cui titolo è “Il sorriso di Franco”, e devo essere sincera mi sono fortemente commossa per la profonda umanità di quest’uomo, che è stato un punto di riferimento per molti e ha raccontato Castelvetrano attraverso l’obbiettivo della sua macchina fotografica. Insieme al fratello Salvatore, abbiamo ripercorso la vita di questo “angelo della fotografia”. 

    Che cosa è stato Franco Stella per la comunità di Castelvetrano? 

    “A distanza di diciotto anni dalla morte di mio fratello, mi fa un certo effetto, sicuramente positivo, sapere che c’è ancora chi vuol sapere di lui, e mi emoziona ancor più constatare che a fare domande su “Franco Stella” siano giovani che non lo hanno conosciuto se non per aver sentito il suo nome in famiglia o tra amici, o magari osservando una delle tante sue foto esposte nei vari uffici della città, oppure aprendo l’album del matrimonio dei genitori o del proprio battesimo.

    Riscopro tutta la genialità di Franco Stella, tutto unico nome: “Franco-Stella”, perché come qualcuno ha scritto «Il solo nome o il solo cognome non sarebbero sufficienti a definirlo». In quella espressione: “Franco-Stella”, c’è tutto il rapporto di Franco con la sua città, con tutti i suoi concittadini che nel tempo diventavano amici perché non si poteva sfuggire alla sua empatia, al suo  modo di accogliere, al suo accattivante sorriso.

    Tutti gli volevano bene, e Lei, con la sua intervista, ne è una testimonianza. Il suo studio fotografico era diventato luogo d’incontro per discutere di fotografia o per parlare di progetti, e attraverso questi rapporti nascevano le varie collaborazioni con giornali, riviste e scuole.

    Ovunque Franco portava la sua arte, così scaturivano le idee per le mostre su Castelvetrano, su arti e mestieri dove veniva esaltato il valore dell’artigiano, dell’uomo.

    Quando poco fa ho detto della “genialità” di Franco non mi riferivo soltanto ai suoi scatti, ma anche al suo amore, e mai odio, nei confronti del territorio del quale riusciva a mettere in luce le bellezze: dalla sempre eterna Selinunte, al borgo marinaro, dalla splendida san Domenico, alla chiesetta della Trinità; amore anche quando faceva vedere, attraverso l’eleganza delle sue foto, le brutture di Castelvetrano, l’abbandono dei suoi edifici più belli, quando metteva in risalto la solitudine o la tristezza e la sofferenza.

    In questo Franco era il politico che mai è stato, denunciando e proponendo. Con immenso piacere devo dire che l’amore e il bene che Franco aveva per gli altri, veniva ricambiato con altrettanta affettuosità, con la stessa intensità.

    In questo scambio Franco si faceva garante dei bisogni dell’altro. Per dare la giusta dimensione del rapporto Franco/Castelvetrano, mi piace concludere con quanto scritto da mia figlia Leda nel maggio del 2014 a commento di un articolo di Filippo Siragusa: «Non vivo più a Castelvetrano da quasi 10 anni; qualche giorno fa un ragazzo poco più che ventenne nato a Brescia da genitori castelvetranesi, quando ha sentito il mio cognome ha subito chiesto se ero parente del fotografo… Franco continua a rappresentare l’identità della sua città, non importa se fisicamente non esistono più le vetrine con le sue fotografie; nei cuori di chi lo ha amato e stimato resterà sempre vivo il suo ricordo. Ciao zio!»

    Che fratello è stato? 

    “Parlare di Franco-Stella mi viene facile, parlare di mio fratello diventa problematico. Qualcuno mi aveva scoraggiato a scrivere il libro su Franco dicendomi che avrei fatto solo inutile e cattiva retorica. Ma non mi sono fatto scoraggiare, perché se anche fosse stato, la cosa principale era, ed è stata raggiungere la scopo di quella pubblicazione. Mi pare di averlo smentito. Stavolta a dire che fratello è stato rischio grosso.

    Potrei rispondere con tanti aneddoti, ma mi limito a dichiarare che l’ho voluto seguire in tutto il suo percorso sia lavorativo, facendo per lui i famosi filmini in super 8, che durante il suo peregrinare. Franco era un sognatore, aveva e viveva di sogni. Ma i sogni vanno realizzati e Franco, essendo estremamente pratico e creativo, lo ha fatto. 

    Non tradiva mai le sue aspettative, il desiderio di inventarsi. Io ero il fratello maggiore, ma lui dettava le regole che comunque era facile seguire. È stato il fratello ideale, il fratello che mi auguro gli altri possano avere”. 

    Era un uomo profondamente religioso, ha mai avuto un momento di smarrimento? 

    “No. Un NO secco, come si suole dire. Franco lo era davvero e lo dimostrava nei fatti, senza falsità o ipocrisie. La sua stessa domanda ne è la prova e La ringrazio per la sensibilità.

    Per Franco essere cristiano era vivere il vangelo, era stare vicino a chi soffriva (faceva il volontario ospedaliero), interessarsi dell’altro e lo ha fatto fino all’ultimo, raccomandando a sua moglie e alle sue figlie di stare vicino a un amico (suo figlioccio) perché ricoverato, solo e profondamente triste nella sua sfacciata allegria.

    Loro lo hanno fatto fino in fondo e senza chiedere mai niente in cambio. Lo ha fatto quando ha capito che per lui non c’erano più speranze pensando ai tanti volti di bimbi sconosciuti come quelli del Madagascar ai quali ha voluto che mandassimo tutta la generosità degli amici intervenuti al suo affollatissimo funerale.

    Franco è stato credente senza smarrimenti o dubbi sulla sua fede nemmeno nei momenti bui, nei lunghi periodi di sofferenza, anzi era allora che veniva fuori il suo credo, quando portava quella croce che la vita gli aveva assegnato.

    Questa sua profonda religiosità l’ha trasmessa a tanti amici e a me, solo col suo modo di vivere il cristianesimo, senza mai parlare di religione se non quando qualcuno ne voleva discutere e lo faceva con semplicità, con armoniosa freschezza”. 

    Se dovesse descriverlo con una frase quale sarebbe? 

    “Non saprei trovare una frase, o un appellativo per descrivere Franco, sarebbe riduttivo volerlo racchiudere dentro una semplice espressione. Potrei dire “Una persona pulita dentro”. Mi limito a ricordare i versi che aprono il libro “Il sorriso di Franco” 

    FRANCO

    Potrò mai dimenticare

    la tua allegria,

    le tue premure,

    quel braccio attorno al collo,

    quella mano sulla spalla

    per farmi sentire amico?

    Eppure, avevi di che soffrire, 

    di che lamentarti!

    Ma mai hai rattristito me

    né i tuoi amici,

    delle tue sofferenze.

    Hai regalato sempre

    il sorriso a tutti,

    portato conforto agli ammalati,

    dato speranza ai depressi,

    aiuto ai bisognosi,

    coraggio ai deboli.

    Hai pregato sempre

    per chi non lo ha mai fatto.

    Hai amato la vita tua

    e quella degli altri.

    Così hai vissuto

    con animo libero

    lontano da pregiudizi,

    emozionante

    come il pianto di un bimbo

    appena nato

    perché nascevi ogni giorno,

    nitido

    come i fotogrammi

    dei tuoi scatti. 

    Perché ha intitolato il suo libro “Il sorriso di Franco”?

     “Il sorriso era la sua accoglienza, era il saluto quando entrava da qualcuno, era il suo buongiorno e la sua buonasera, era il suo essere. Mi disse una volta il suo cardiologo, splendida persona, dopo avere letto il libro, che non c’era altro titolo migliore per ricordare Franco: “Mai, durante le frequenti visite, lo ha visto triste o malinconico. Affrontava tutto con opportuna leggerezza, che non era rassegnazione ma pazienza. Portava nel mio studio, tappezzato di sue foto, una ventata di fresca allegria, e quella serenità che lo ricopriva la trasmetteva e lì rimaneva per svanire all’improvviso all’entrata del successivo paziente». Non c’è voluto molto.

    Solo così potevo descrivere Franco, solo con il suo sorriso, anche se nel libro parlo di tutt’altro e in questo “tutt’altro” c’è sempre il suo luminoso sorriso che era desiderio di continuare a vivere”. 

    Ripercorrendo la vita di Franco Stella, ho la sensazione che fosse già un angelo nella vita terrena. Persone con questa profonda bontà d’animo e con una grande  amore per la vita sono delle perle rare. Franco Stella non solo ha arricchito la vita della sua bella famiglia, ma di chiunque il destino li mettesse davanti.

    Un grande professionista che ha immortalato la nostra città nei suoi aspetti migliori, ma evidenziandone anche gli aspetti negativi. Ha amato profondamente questo paese e ci ha lasciato un’eredità fotografica di immenso valore.

    Attraverso le sue foto si ripercorrono strade, vicoli, palazzi, luoghi che nel tempo si sono trasformati. Ha immortalato i volti di tanti personaggi che hanno caratterizzato la nostra Castelvetrano. Le sue foto sono la storia recente di questa città. Momenti di vita che fanno parte della nostra tradizione locale.

    Voglio ringraziare personalmente Salvatore Stella per averci dato la possibilità di ricordare il grande uomo e il professionista. La vita di Franco Stella è una vita vissuta in pieno e le testimonianze dei suoi più cari amici, che in parte sono raccolte nel libro, sono il segno tangibile del grande uomo che è stato.

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