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Il baglio Modica e poi De Pardo, nel ricordo dell’unico trullo castelvetranese

di: Salvatore Di Chiara - del 2022-05-07

(ph. Vincenzo Napoli)

Il territorio castelvetranese continua a stupirci con i suoi capolavori storico-architettonici senza tempo, regalando immagini di un periodo fiorente e di grande espressione strutturale. Grazie alla memoria fotografica dello storico Vincenzo Napoli, è possibile rivivere, in un contesto totalmente differente, la bellezza di quei luoghi cambiati per varie vicissitudini. Senza gli scatti avrebbero assunto una forma diversa.

  • clemente a7 novembre 2021
  • Uno dei bagli più caratteristici presenti nella nostra città è senza dubbio quello dei Modica, successivamente appartenuto ai De Pardo. Nello scenario incantevole dell’ex feudo di Seggio lungo il ramo superiore un tempo indicato col nome di Messer Andrea, prima di raggiungere la torre Mendolia (menzionato in un articolo precedente) sul ciglio della strada è visibile una struttura dalle proporzioni medio - grandi abbastanza fatiscente.

    La zona è ricca di bagli che hanno messo in luce la storia di alcune famiglie nobiliari della nostra città. Il contesto ambientale rende grazia dovuta alla struttura e la presenza di uliveti (Nocellara del Belice) evidenzia un aspetto di vera sicilianità.

    Gli studi approfonditi dello stesso Napoli hanno ricavato alcune informazioni di notevole importanza che identificano due diversi proprietari. In origine appartenne proprio alla famiglia Modica.

    Il baglio ha una pianta irregolare. Assume delle caratteristiche abbastanza particolari che vanno lette con un piglio decisamente attento. Il piano residenziale è in elevazione sul fronte posteriore e si accedeva attraverso un arco a tutto sesto oggi non esistente. All’interno della corte è presente un locale che fungeva da cucina e conservava (crollato da pochi anni) una singola copertura a forma di trullo con un comignolo centrale. La caratteristica maggiore di questo baglio era appunto dettata da una componente difficilmente riscontrabile in altri luoghi. Entrare all’interno e visitare il contesto era una grande soddisfazione. Per alcuni attimi, il filo conduttore collegava dritti alla cittadina di Alberobello (conosciuta appunto per i trulli).

    L’incuria e la scarsa attenzione alla salvaguardia del luogo ha causato il crollo di parte del tetto e dello stesso comignolo. Oltre a quest’ultimo, una bella vasca da palmento sormontata da due croci alle pareti è posta in un angolo e attestavano la religiosità di una o entrambe le famiglie.

    Accanto alla struttura citata, si erge una chiesetta già esistente nel 1735 ( cfr. elenco visite vescovili alla Curia Foranea e confermata dalla successiva visita del vescovo La Torre nel 1809). La piccola costruzione è caratterizzata da un prospetto in pietra, con un curioso portale ad arco inflesso sormontato da una piccolissima finestra circolare e tetto a capanna ormai del tutto crollato. All’interno del sacro edificio è ancora visibile l’arco trionfale che delimitava la piccola aula del presbiterio.  Nonostante gran parte dell’edificio sia crollato, alcune componenti sono rimaste intatte e affiora lo stile antico di un’epoca di grandi opere.

    Tante volte ci siamo posti la domanda dell’importanza culturale di questa città e forse, oggi, non riusciamo ancora a valutare le ingenti perdite accumulate.  Un ringraziamento speciale lo merita lo storico Vincenzo per le sue delizie fotografiche.

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