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Curarsi in Provincia di Trapani? "Un privilegio per pochi e un'ingiustizia per tutti"

di: Serena Navetta - del 2025-08-05

Immagine articolo: Curarsi in Provincia di Trapani? "Un privilegio per pochi e un'ingiustizia per tutti"

In provincia di Trapani, da tempo ormai, la sanità pubblica non è più sinonimo di assistenza. È diventata un percorso a ostacoli, fatto di attese interminabili, reparti chiusi senza preavviso, esami che non arrivano e medici che mancano. A essere venuto meno non è solo un servizio: è la tutela stessa di un diritto costituzionale, quello alla salute. In questo contesto, i disservizi non sono più semplici inefficienze, ma vere e proprie interruzioni di pubblico servizio, punibili secondo il codice penale.

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  • Accanto a queste, c'è un’altra gravissima violazione: quella dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che lo Stato ha l’obbligo di garantire in ogni parte d’Italia, ma che qui, a Trapani, sono ormai in larga parte compromessi. Tutto è cominciato con episodi isolati, diventati poi sistematici. Reparti che chiudevano per carenza di personale,  medici che rinunciavano ai turni perché sfiniti. Ma negli ultimi due anni, la situazione ha raggiunto un punto di rottura. Il caso più grave e simbolico è quello dei ritardi nei referti istologici: oltre 3.300 esami accumulati tra il 2022 e il 2024, molti dei quali riguardavano pazienti oncologici. Esami fondamentali, da cui dipendono diagnosi e terapie, lasciati in sospeso per mesi. Il Ministero della Salute, in seguito a due ispezioni, ha documentato una realtà sconcertante. Non solo erano assenti le linee guida per la refertazione, ma non esistevano nemmeno protocolli interni, né un coordinamento tra medici.

    L’ASP non aveva neppure nominato un responsabile del rischio clinico fino a poco tempo fa. ( E tutti i sindaci muti!!!) Gli unici  anatomopatologi in servizio erano sovraccarichi, con numeri ben al di sotto della soglia minima prevista. Alcuni pazienti hanno atteso oltre sei mesi per sapere se avevano un tumore. E in quel lasso di tempo, qualcuno è morto. In casi come questi si configura pienamente il reato di interruzione di pubblico servizio. Perché non si tratta di un rallentamento, ma di una vera paralisi. Il danno non è solo organizzativo: è umano. La gente muore!

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  • Nel frattempo, la Regione Sicilia ha partorito la nuova rete ospedaliera, un' riorganizzazione che, invece di correggere, ha aggravato. A Castelvetrano, il reparto di Chirurgia è stato vergognosamente ridotto, quasi chiuso, cancellando di fatto un servizio fondamentale. A Trapani, posti letto tagliati. A Marsala, reparti a mezzo servizio. Il risultato? Migliaia di cittadini costretti a cercare cure fuori provincia. E chi non può permetterselo? E questo è il punto cruciale: i LEA non sono più garantiti!

    Gli screening oncologici non sono accessibili a tutti. Le visite specialistiche richiedono mesi o addirittura anni. Gli ambulatori di prevenzione sono ridotti all’osso. I malati cronici non riescono a fare i controlli in tempo. I bambini che stanno male dopo le ore 20:00 non hanno medici.  La qualità dell’assistenza non è solo scesa: si è spezzata!

    Di fronte a questo scenario, non si può più rimanere in silenzio. Serve un cambio di passo, serve il coraggio delle istituzioni locali. I sindaci della provincia, che per legge sono autorità sanitarie locali,  non possono più limitarsi a lettere o appelli: devono attivare le procedure formali di denuncia alla Prefettura, segnalando l’interruzione dei servizi pubblici essenziali, così come previsto dalle normative vigenti. Perché la situazione ha superato ogni soglia di tolleranza. È tempo di atti forti, ma di quelli veri!!!   La salute non è negoziabile. E se i cittadini vengono lasciati soli, sono i sindaci, i consiglieri comunali, i rappresentanti del territorio a dover alzare la voce. Non è una battaglia di bandiera, ma una questione di responsabilità collettiva.

    Curarsi in provincia di Trapani, è diventato un privilegio. E questo, in uno Stato democratico, non può e non deve essere accettato. Non possiamo più permettere che chi ha il dovere di garantire la salute pubblica resti impunito mentre i nostri ospedali si svuotano, i servizi si interrompono e i diritti dei cittadini vengono calpestati. Chi sbaglia deve iniziare a motivare le proprie decisioni davanti alla magistratura.

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