Sanità pubblica o privata: il vero costo del “consumismo sanitario” e della guerra tra “poveri”
di: Filippo Siragusa - del 2025-09-12

Ogni giorno gli ospedali pubblici lottano con carenze strutturali, organici ridotti all’osso e tagli di bilancio. E in più, la politica in generale e quella siciliana in particolare, riesce pure a motivare inutili guerre di campanile. Si assiste ormai da anni, a scene da teatro dell’assurdo. Le strutture sanitarie pubbliche, invece di coalizzarsi tra loro, per dare maggiori servizi all’utenza e competere con i privati, sono costrette spesso a darsi battaglia per sopravvivere. Medici contro medici, popolazioni contro popolazioni, con l’obiettivo di mantenere servizi e reparti attivi. Una competizione che fa solo male al sistema.

Tutti gridano al bisogno di salute facendo finta di non sapere che la salute dei cittadini e i diritti costituzionalmente legati a questo aspetto, ormai da tempo sono finiti nelle logiche di mercato. Si, come si fa con i pomodori o con le scarpe da passeggio. Tutto si guarda con logiche di marketing e di convenienza. Il paziente come cliente. Insomma la sanità è entrata nel libero mercato. E anche la sanità pubblica sta entrando in questa logica. Ciò che non conviene si taglia o si trasferisce. Logiche non tengono conto delle esigenze specifiche di un territorio.
Negli Usa è cosi da sempre. Nella terra di Trump sei hai soldi ti curi , altrimenti ti arrangi. Il sistema sanitario italiano sulla carta, è davvero qualcosa di particolare. Un sistema che per legge, deve garantire cure a tutti, a prescindere dallo status economico e sociale. Questo diritto voluto dai padri della Repubblica, al mercato sanitario piace poco. Ad esempio: grazie a questo diritto, molti immigrati in Italia hanno trovato strutture per curarsi. Nei loro paesi d’origine? Niente soldi, niente cure.

In Sicilia, come è notorio, la sanità è allo sbando e da anni. Almeno nelle periferie sanitarie. Eppure la voce di bilancio regionale più cospicua è quella sanitaria. Sapete quanto costa la sanità isolana? Secondo dati rilevati nel 2024, la spesa che i politici regionali destinano a questo settore tocca i 10 miliardi all’anno. Una montagna di denaro pubblico che genera molti interessi.
Come spende la Regione siciliana tutti questi soldi? In buona parte vanno ai grossi ospedali di Palermo, Catania e Messina. Oltre il 30 % di questa spaventosa somma, quindi tre miliardi di Euro circa, è a favore delle strutture private che erogano vari servizi in convenzione. E ormai, la vera scommessa e tra pubblico e privato. Della guerra tra ospedali pubblici al mercato interessa poco. In Italia il giro d’affari della sanità privata vola sempre più in alto, macinando un fatturato per oltre 63 miliardi di euro all’anno.
Una cifra impressionante, che supera la metà della spesa pubblica sanitaria, e che pone interrogativi sempre più urgenti su quale modello la politica stiadavvero puntando. Negli ultimi anni si è imposto un nuovo schema culturale: il consumismo sanitario. Visite specialistiche in pochi giorni, pacchetti benessere, screening multipli, esami diagnostici anche quando non sono strettamente necessari: tutto è diventato “accessibile”, rapido, spesso superfluo. Il paradosso? Molti grandi ospedali del Nord , mandano medici specializzati a far visite in Sicilia per intercettare pazienti e inviarli presso le loro strutture quando necessitano di particolari interventi chirurgici. E’ questione di mercato ? Forse. Anche di servizi migliori. A pagare, in fondo , non è solo il cittadino – o l’assicurazione privata – ma sempre più spesso è il sistema pubblico a finanziare indirettamente questo sistema. In Veneto, ad esempio, le strutture private convenzionate ricevono rimborsi pubblici che superano del 200% il valore pagato dal singolo paziente. In pratica, lo Stato paga più dei pazienti per prestazioni che a volte nemmeno servono. E quando arriva il momento della cura vera, quella spesso non prevista dalle assicurazioni, perché lunga, complessa, costosa, impegnativa e scarsamente remunerativa rispetto alle spese da sostenere, allora è il Servizio Sanitario Nazionale che deve rimboccarsi le maniche e intervenire.Il rischio è evidente: una deriva verso una medicina di prestazione, dove si premiano le diagnosi rapide, gli esami ad alto costo, i percorsi “fast”, a scapito della prevenzione vera, della presa in carico globale, della continuità terapeutica. Sembra di poter enunciare che questa sia “Una medicina che dimentica il paziente per soddisfare il cliente“.
Il sindacato di medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, CoAS Medici Dirigenti ribadisce con forza che la sanità non è un mercato, e che ogni euro pubblico che alimenta modelli efficienti ma orientati al lucro, crea disfunzioni al diritto alla salute di tutti.Secondo questo sindacato di una visione diversa: una sanità pubblica forte, efficiente, ben organizzata, che sappia distinguere tra ciò che è utile e ciò che è superfluo. Il diritto a curarsi è sancito dalla Costituzione. Libertà di mercato si ma si tenga conto sempre di chi non ha i soldi per curarsi.

















