PD Campobello, scontro interno dopo le dichiarazioni del commissario Campagna
di: Comunicato Stampa - del 2026-05-27

(ph. ph. Riccardo Marchese)
Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’ex segretario del circolo PD di Campobello di Mazara, Baldo Stallone (nella foto in copertina di Riccardo Marchese), relativa alle recenti dichiarazioni del commissario del Partito Democratico locale, avv. Campagna, e alle dinamiche politiche che hanno caratterizzato l’ultima competizione elettorale amministrativa.

"In merito alle dichiarazioni rilasciate a codesta testata dall’avvocato Campagna, attuale Commissario del circolo del Partito Democratico di Campobello di Mazara, si ritiene doveroso e non più rinviabile ripristinare la verità storica e politica dei fatti. Le affermazioni del Commissario, tese a giustificare una gestione elettorale fallimentare e centralistica, colpiscono ingiustamente la dignità e il lavoro della base locale.
Appare anzitutto di una totale fatuità e inconsistenza l’affermazione secondo cui esponenti del partito avrebbero continuato a far parte della maggioranza del Sindaco Castiglione "undercover" o sotto "mentite spoglie". Si tratta di una tesi priva di qualsiasi riscontro oggettivo, utile solo a costruire un racconto di comodo. La politica si fa con gli atti ufficiali, con le delibere, con le posizioni espresse nei banchi del Consiglio Comunale e con il lavoro quotidiano sul territorio, non con i retropensieri o i teoremi sollevati ex post per giustificare le macerie attuali. Liquidare il dibattito interno e la linearità del circolo locale con formule così offensive non fa onore a chi oggi rappresenta il partito, e dimostra una profonda distanza dalla reale vita amministrativa di Campobello.

La "mancanza di serenità" citata dall'Avv. Campagna non è una condizione endemica del circolo, ma il diretto risultato di un repentino e ingiustificato ribaltamento delle linee guida imposte dall'alto. La cronologia degli eventi, interna agli organi di partito, lo dimostra chiaramente:
In una prima fase, durante più di una specifica assemblea formale alla presenza dei vertici provinciali e di componenti della segreteria regionale del partito, si era analizzata la delicata situazione elettorale. In quella sede, i vertici stessi auspicavano un'interlocuzione con il Movimento 5 Stelle e il movimento "ControCorrente" per individuare un percorso condiviso e proficuo per il territorio. Su mandato formale, il Segretario di circolo locale ha prontamente contattato i rispettivi coordinatori, non ricevendone però una immediata disponibilità.
Successivamente, durante una ulteriore riunione del direttivo allargata ai consiglieri comunali del PD, si è preso atto della indisponibilità alla candidatura dei consiglieri uscenti. Il circolo stava dunque elaborando una strategia di resistenza e ricostruzione partendo da una coalizione alternativa.
Poche ore dopo, per mezzo della stampa, gli iscritti hanno appreso l'improvviso annuncio del posizionamento del PD in asse con M5S e ControCorrente. Un totale stravolgimento delle decisioni concertate, attuato ignorando le prerogative del direttivo locale, che veniva informato della candidatura Catanzaro solo a cose fatte.
La scelta di imporre il simbolo del Partito Democratico a meno di un mese dal voto, in assenza di una macchina organizzativa solida, senza il coinvolgimento della base e privando la lista delle figure storiche e radicate sul territorio, non è stato un atto di coraggio politico. È stata un'operazione debole, finalizzata alla mera presenza formale, forse utile a logiche di posizionamento future e del tutto estranee agli interessi della comunità di Campobello.
Le mie dimissioni, rassegnate prima della competizione, hanno rappresentato un atto di formale e coerente dissenso verso questo modus operandi. Il successivo commissariamento è stato la logica conseguenza della scelta delle segreterie provinciale e regionale di assumersi l'esclusiva responsabilità politica della conduzione elettorale e delle sue conseguenze. I fatti e i risultati confermano oggi che quella strategia non ha eliminato presunte ambiguità, ma ha semplicemente desertificato il presidio politico del Partito Democratico a Campobello di Mazara".

















