Da Castelvetrano al Giappone tra satelliti, missioni spaziali e l’amore per la Sicilia. Storia di Giuliana Miceli
di: Redazione - del 2026-06-22

Dalle aule universitarie di Padova e della prestigiosa scuola d'Oltralpe ISAE-SUPAERO, fino ai laboratori di ricerca in Colorado e, infine, al cuore pulsante della tecnologia mondiale: Tokyo. Il viaggio di Giuliana Elena Miceli, 29 anni, sembra la traiettoria perfetta di uno dei vettori spaziali che progetta ogni giorno.

Oggi Giuliana lavora come Mission Design and Flight Dynamics Engineer per ispace inc., azienda globale all'avanguardia che si occupa dello sviluppo di risorse lunari e della costruzione di lander e rover per le prossime missioni sul nostro satellite. Il suo compito? Disegnare le rotte e calcolare le manovre orbitali che permetteranno ai robot del futuro di toccare il suolo lunare.
In questa intervista esclusiva, la giovane ingegnere ci porta dietro le quinte della sua straordinaria quotidianità in Giappone, tra la frenesia di una metropoli futuristica e l'emozione per la missione del 2028. Ma oltre ai calcoli e all'astrodinamica, c'è spazio per le radici: Giuliana ci racconta le sorprendenti affinità tra la cultura giapponese e quella siciliana – tra vulcani sacri e l'amore per il mare – e di quella nostalgia irresistibile per la spontaneità dell'isola e, naturalmente, per le arancine.

Chi è Giuliana Elena Miceli?
"Mi chiamo Giuliana Elena Miceli, ho 29 anni e lavoro nel settore aerospaziale a Tokyo".
Qual è stato il tuo percorso di studi?
"Ho conseguito la laurea triennale in Ingegneria Aerospaziale presso l’Università di Padova. Successivamente ho ottenuto la laurea magistrale in Ingegneria Aerospaziale con specializzazione in Sistemi Spaziali presso l’ISAE-SUPAERO. Ho poi completato un dottorato di ricerca in Astrodinamica e Navigazione Satellitare presso la University of Colorado Boulder".
In quale azienda lavori e di cosa si occupa?
"Lavoro presso ispace Inc., nella sede centrale di Tokyo. ispace è un’azienda internazionale impegnata nello sviluppo delle risorse lunari, seguendo la visione “Expand our planet, Expand our future” (“Espandiamo il nostro pianeta, espandiamo il nostro futuro”). L’azienda è specializzata nella progettazione, nello sviluppo e nella costruzione di lander e rover destinati alle missioni lunari.
Le attività comprendono missioni di atterraggio sulla superficie lunare, operazioni in orbita lunare e cislunare e, in futuro, anche servizi commerciali basati su satelliti lunari, come sistemi di navigazione.
L’azienda offre inoltre servizi di trasporto verso la regione cislunare e verso la superficie della Luna per enti e aziende che desiderano:
- utilizzare strumenti scientifici in orbita lunare, cislunare o sulla superficie lunare;
- rilasciare rover sulla superficie della Luna;
- mettere in orbita lunare mini-satelliti o altri sistemi spaziali".
Qual è il tuo ruolo all’interno dell’azienda?
"Il mio titolo è Mission Design and Flight Dynamics Engineer (Ingegnere di Progettazione di Missione e Dinamica del Volo Spaziale).
Mi occupo di progettare e analizzare le traiettorie delle nuove missioni, sviluppare i piani di manovra da eseguire in orbita, effettuare analisi orbitali per garantire il successo della missione e dei payload presenti a bordo, studiare scenari limite e possibili contingenze operative e sviluppare il software utilizzato per queste analisi".
Che emozione proverai quando un veicolo spaziale al quale hai lavorato raggiungerà lo spazio?
"Il lander su cui sto lavorando in questo momento sarà la mia prima vera missione spaziale, quindi non so ancora con precisione quali emozioni proverò. Posso però immaginare che, se la missione avrà successo, sentirò un enorme senso di soddisfazione e orgoglio.
Portare a termine una missione spaziale richiede anni di lavoro, giornate molto intense e scadenze spesso stressanti. Quando tutto questo impegno permette al veicolo di raggiungere l’orbita prevista, minimizzando i rischi e completando tutti gli obiettivi della missione, ogni sacrificio trova la sua ricompensa.
Se immagino il momento in cui il nostro lander atterrerà sulla Luna nel 2028, credo che proverò una grande gioia, un’enorme euforia da condividere con tutto il team e una forte scarica di adrenalina.
Successivamente, durante le operazioni sulla superficie lunare, quando analizzeremo i dati raccolti dal nostro veicolo, credo che sentirò di essere nel posto giusto e di contribuire concretamente al progresso scientifico e tecnologico della nostra epoca".
Dove vivi attualmente?
"Vivo in un quartiere centrale di Tokyo".
Cosa apprezzi maggiormente della cultura giapponese?
"Mi piace molto il forte attaccamento dei giapponesi alle tradizioni e alle usanze, che si riflette sia nell’abbigliamento sia nella cultura gastronomica. È ancora molto comune vedere persone indossare il kimono o lo yukata, la sua versione estiva, oppure visitare i templi durante il fine settimana. Pur non considerandosi particolarmente religiosi, molti giapponesi frequentano i templi come gesto rituale, momento di aggregazione o per augurarsi il buon esito di un progetto importante. È una tradizione che continua a essere rispettata da generazioni.
Anche dal punto di vista culinario il legame con la tradizione è molto forte. Tokyo offre una straordinaria varietà di cucine internazionali, ma quella giapponese rimane centrale nella vita quotidiana. I giapponesi sono molto orgogliosi delle loro eccellenze gastronomiche, come il riso, il pesce e il sakè, e di piatti iconici come tempura, ramen e mochi. Apprezzo inoltre il loro forte senso della collettività. Il benessere della comunità viene spesso anteposto a quello individuale. Per questo le città sono pulite, i trasporti pubblici efficienti e silenziosi e l’attenzione verso il prossimo è molto evidente.
Infine, ammiro la loro determinazione e la capacità di rialzarsi dopo le difficoltà. La ricostruzione del Paese dopo la Seconda guerra mondiale ne è un esempio straordinario, così come la continua ricerca del miglioramento e dell’eccellenza nel proprio lavoro".
Esistono punti in comune tra la cultura siciliana e quella giapponese?
"In realtà molti più di quanto si possa immaginare. Innanzitutto i giapponesi amano la Sicilia e la considerano una meta affascinante ed esclusiva. Inoltre condividiamo una caratteristica importante: siamo entrambi popoli insulari, profondamente legati alla propria terra. Anche loro hanno un vulcano simbolo del Paese, il Monte Fuji, di cui sono molto orgogliosi, proprio come noi siciliani lo siamo dell’Etna, il nostro amato “Muncibeddu”.
I giapponesi sono persone determinate, ingegnose e profondamente legate alla propria tradizione gastronomica, aspetti che ricordano molto il carattere dei siciliani.
Vivendo a Tokyo non ho modo di osservare quotidianamente la vita delle comunità costiere, ma ho notato che molte persone amano trascorrere il tempo libero al mare, stare in compagnia e godersi il buon cibo. In questo senso, mi ricordano molto i siciliani".
Cosa ti manca maggiormente della Sicilia?
"Mi mancano soprattutto le persone: la mia famiglia e i miei amici, anche se molti oggi vivono lontano dall’isola. Mi manca anche il cibo. In Giappone si mangia benissimo, ma nel mio cuore nulla può superare le arancine e le panelle. Infine, mi manca quella particolare spontaneità tipica della sicilianità: il non prendersi troppo sul serio, l’essere sempre pronti ad aiutare gli altri e ad accogliere chi arriva, la voglia di stare insieme e di condividere momenti di allegria. In una parola, mi mancano la spontaneità, il calore umano e la gioia di vivere che caratterizzano il nostro modo di essere siciliani".

















