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Salaparuta, il paese che continua a esistere nella memoria: viaggio tra i ruderi del terremoto del Belice

di: Salvatore Di Chiara - del 2026-06-28

Immagine articolo: Salaparuta, il paese che continua a esistere nella memoria: viaggio tra i ruderi del terremoto del Belice

“Esiste: è questo che ci commuove, ora che il paese non esiste più”. Una frase - quella di Leonardo Sciascia - che riassume al meglio la nostra visita ai ruderi di Salaparuta. Correva l’anno 1968, precisamente tra il 14 e 15 gennaio, quando parte della Valle del Belice fu colpita gravemente dal terremoto.

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  • Sono passati tanti anni da quella catastrofe e oggi, a distanza di tempo, tra eventi culturali, street art e ricostruzioni post-terremoto, la situazione dei vari comuni è diversa. Se Gibellina, Poggioreale e Montevago hanno saputo manifestare un certo interesse per il recupero del patrimonio, dei ruderi di Salaparuta si è sempre parlato poco.

    E quanti di noi hanno toccato con mano il passato salitano? La visita odierna ci ha portato dritti alla scoperta di un passato dalla fine… ingloriosa. Tra ambienti “chini” di coltivazioni e colline dalle altezze irrisorie, il silenzio è l’unico particolare non indifferente. Ambienti colorati che aprono le porte a scenari invidiabili, di un entroterra - appunto quello trapanese - particolare. Raggiunti i ruderi, il nostro obiettivo è quello di entrare nel cuore pulsante dell’antico paese. Salaparuta era un comune vivace, che viveva di agricoltura e allevamento.

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  • Tra storie di antagonismo e forti rivalità con le vicine Gibellina e Poggioreale, i piccoli borghi destavano curiosità e tradizioni popolari. Di tutto, rimane ben poco. Una volta addentrati, raggiungiamo la bellissima Chiesa Madre Santa Caterina Vergine e Martire. Malgrado la devastazione, le basi dei pilastri delle navate e le strutture degli altari laterali sono elementi che rafforzano il concetto originale di bellezza architettonica. A pianta basilicale con tre navate, con transetto e alta cupola, aveva una facciata molto slanciata nella parte mediana, tipica dello stile barocco siciliano.

    Gli interni erano ricchi di stucchi, con la bellissima statua quattrocentesca di Bianca di Navarra (raffigurante Santa Caterina) e attribuita al Berrettaro. In una profonda amarezza, siamo spinti a scattare poche foto, quasi un segno di rispetto per chi, in quelle giornate, vide perdere i propri averi o pagare con la vita stessa.

    Il clima surreale ci permette di proseguire alla ricerca di quello che rimane del Castello dei Paruta (famiglia nobile). Eretto nel XIV secolo e con la base della torre quadrata, presenta i segni del passato. Appartenuto alla famiglia Abate, pervenne successivamente a Domenica Elvira de Aversa (da cui prese il nome di Sala di Madonna Alvira). Rimase tale fino al XV secolo circa quando, dopo un ulteriore passaggio di consegne, Geronimo Paruta divenne signore del castello. Tra le vecchie viuzze è possibile osservare i cocci delle abitazioni. Possiamo solo immaginare i tragici fatti accaduti, nulla più. Uno dei pochi edifici che ha preso forma e vita è senza dubbio l’ex convento dei Cappuccini. Grazie a un ottimo lavoro di recupero, è possibile visitare parte dell’ex edificio religioso.

    Di certo, non per importanza, l’ultimo atto della nostra visita lo dedichiamo alla Casa Roppolo-Sancetta. Di grande culto religioso è l’edicola presente. Essa ricorda il luogo dove avvenne - nel 1957 - la lacrimazione di un capezzale in gesso, raffigurante il Sacro Cuore di Gesù.

    Tanto si potrebbe fare e tanto, speriamo, si farà in futuro. Il recupero del passato valorizza e non dimentica quello che è accaduto nel 1968. Un modo genuino per ritornare a vivere i fasti d’un tempo, nel ricordo spassionato di un piccolo borgo distrutto definitivamente.

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