Posidonia a Marinella, l'appalto al centro dell'inchiesta: richiesta di rinvio a giudizio per sei persone
di: Redazione - del 2026-07-12

L'inchiesta ricostruisce un presunto sistema di affidamenti diretti, tangenti e interessi legati ai lavori per la rimozione della posidonia e ad altri appalti pubblici in Sicilia. L'indagine della Procura punta i riflettori su un presunto accordo corruttivo tra Vetro e Teresi nell'ambito di una serie di appalti pubblici per la rimozione della posidonia e la tutela del litorale siciliano. Al centro dell'inchiesta figurano i lavori per liberare il porticciolo di Marinella di Selinunte dalla posidonia, le attività di smaltimento concentrate presso il polo tecnologico di Castelvetrano e altri interventi relativi al porto di Donnalucata e alla difesa dall'erosione della spiaggia di Spinasanta, nel territorio di Scicli.

Secondo gli investigatori, gli affidamenti diretti avrebbero superato complessivamente gli 80 mila euro, mentre le presunte tangenti contestate oscillerebbero tra gli 8 mila e i 30 mila euro. Nell'inchiesta compare anche il nome dell'ex europarlamentare agrigentino e dirigente regionale Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. La sua posizione è stata però stralciata, segno che gli accertamenti nei suoi confronti sono ancora in corso.
Le indagini si sono concentrate anche sull'attività della società An.sa Ambiente, che, secondo gli inquirenti, sarebbe entrata senza particolari procedure nell'appalto da circa 200 mila euro per la rimozione di circa 400 tonnellate di posidonia dal porticciolo di Marinella di Selinunte.

L'inchiesta richiama inoltre il ruolo degli imprenditori Matteo e Giovanni Filardo, indicati dagli investigatori come legati da rapporti familiari e di connivenza con il boss Matteo Messina Denaro e ritenuti prestanome e finanziatori della sua latitanza. I due, tuttavia, non figurano tra i destinatari dell'odierna richiesta di rinvio a giudizio. I pm Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino hanno chiesto il rinvio a giudizio per l'ingegnere Carmelo Vetro, ritenuto dagli inquirenti figura centrale dell'inchiesta, per il fratello Salvatore Vetro, il cognato Antonio Lombardo, il dirigente del Dipartimento regionale alle Infrastrutture Giancarlo Teresi, il funzionario regionale Francesco Mangiapane e l'imprenditore Giovanni Aveni.
Dalle intercettazioni emerge infine che, una volta esauriti i fondi regionali destinati all'intervento di Selinunte e con parte della posidonia ancora da smaltire, Teresi avrebbe prospettato la necessità di un ulteriore finanziamento regionale da 300 mila euro, criticando la gestione della vicenda da parte dei vertici amministrativi competenti e indicando che sarebbe stato l'ingegnere Vetro a individuare l'impresa da coinvolgere nei successivi interventi.

















