Tangenti tra Marinella e Castelvetrano, arrestato altro funzionario regionale
di: Redazione - del 2026-03-31

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulle presunte tangenti all’assessorato regionale alle Infrastrutture. Il Gip del Tribunale di Palermo ha disposto gli arresti domiciliari per il funzionario regionale Francesco Mangiapane, già coinvolto nel filone investigativo che nelle scorse settimane aveva portato all’arresto del dirigente Giancarlo Teresi e dell’imprenditore Carmelo Vetro. Il provvedimento è stato adottato dopo gli interrogatori preventivi, durante i quali Mangiapane ha risposto alle domande degli inquirenti.

Secondo l’accusa, il funzionario avrebbe avuto un ruolo nella gestione degli appalti relativi al dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte e allo smaltimento della posidonia nell’area del Polo Tecnologico di Castelvetrano. In qualità di direttore dei lavori, avrebbe favorito gli imprenditori garantendo varianti progettuali e certificazioni utili all’avanzamento delle procedure.
In alcune intercettazioni, Mangiapane afferma di occuparsi direttamente della predisposizione di documenti tecnici, tra cui varianti e certificati necessari durante l’esecuzione dei lavori. L’indagine riguarda un presunto sistema di tangenti che avrebbe coinvolto funzionari pubblici e imprenditori. Gli investigatori hanno evidenziato rapporti tra Teresi, Vetro — già condannato per mafia — e l’imprenditore Giovanni Aveni, ritenuto coinvolto anche in operazioni legate all’accreditamento di una società di servizi presso l’Asp di Messina, con la presunta mediazione di Salvatore Iacolino. Una conversazione intercettata farebbe riferimento alla consegna di 50mila euro, somma che secondo gli inquirenti sarebbe stata destinata a Teresi e Mangiapane.
Al centro dell’inchiesta anche il cantiere di Selinunte, dove è stata documentata la presenza di soggetti con precedenti per mafia, tra cui Giovanni Filardo, parente di Matteo Messina Denaro. Secondo quanto emerso, parte dei lavori sarebbe stata subappaltata a imprese riconducibili a questi ambienti, con costi gonfiati per finanziare il presunto sistema illecito. Nonostante il quadro indiziario ritenuto grave, il Gip ha escluso l’aggravante mafiosa. Per altri indagati sono state disposte misure meno restrittive, come l’obbligo di firma e l’interdizione temporanea dall’attività imprenditoriale. Le indagini proseguono per chiarire ulteriormente i meccanismi di assegnazione degli appalti e i rapporti tra i soggetti coinvolti.

















