Castelvetrano, assolto dall'accusa di stalking: cade il divieto di avvicinamento per un infermiere castelvetranese
Il Tribunale di Marsala: "Il fatto non sussiste". Non punibile per particolare tenuità la minaccia al nuovo compagno dell'ex partner
di: Elio Indelicato - del 2026-07-16

Il Tribunale di Marsala ha assolto l'infermiere castelvetranese Giosi Zito dall'accusa di stalking e atti persecutori nei confronti dell'ex compagna, al termine di un procedimento nato dopo una relazione durata circa dieci anni, caratterizzata da frequenti separazioni e riconciliazioni.

Nel novembre 2024 il Gip aveva disposto nei confronti dell'uomo il divieto di avvicinamento alla persona offesa e l'applicazione del braccialetto elettronico.
Nel corso del processo, la difesa, rappresentata dall'avvocato Luigi Pipitone del Foro di Marsala, ha ricostruito la vicenda attraverso l'escussione di numerosi testimoni, sostenendo l'assenza di condotte penalmente rilevanti.

Al termine del dibattimento, il Tribunale di Marsala, in composizione monocratica, con il giudice Massimiliano Alagna, ha assolto Zito dall'accusa di atti persecutori "perché il fatto non sussiste". Per l'episodio relativo alla minaccia rivolta al nuovo compagno dell'ex partner, invece, è stata dichiarata la non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Il procedimento aveva avuto origine da una querela presentata dall'ex compagna nel settembre 2024. La difesa ha accolto con soddisfazione la decisione del Tribunale.
«Si tratta del riconoscimento di un'attenta ricostruzione dei fatti, capace di riportare la vicenda nella sua reale dimensione, distinguendo le tensioni e i conflitti derivanti dalla fine di una relazione sentimentale da condotte penalmente rilevanti», ha dichiarato l'avvocato Luigi Pipitone.
Secondo quanto emerge dalla motivazione della sentenza, il rapporto tra Giosi Zito e l'ex compagna era stato caratterizzato da una lunga storia di separazioni e riconciliazioni, con un dialogo che, almeno per un periodo, era rimasto aperto.
In questo contesto, il Tribunale ha ritenuto che i comportamenti contestati fossero riconducibili al tentativo di recuperare il rapporto affettivo, senza integrare gli estremi del reato di stalking.
La ricostruzione proposta dalla difesa ha consentito ai giudici di valutare i fatti nella loro effettiva consistenza, escludendo la sussistenza dell'accusa più grave. L'assoluzione con la formula "perché il fatto non sussiste" rappresenta la più ampia forma di proscioglimento prevista dall'ordinamento.
La pubblica accusa aveva chiesto la condanna dell'imputato a un anno e sei mesi di reclusione.
La decisione ha avuto effetti anche sul piano cautelare. Il Tribunale ha disposto l'immediata cessazione dell'efficacia della misura cautelare applicata, ritenendo venuto meno il presupposto costituito dall'imputazione principale.
La sentenza conclude un procedimento che, secondo la difesa, ha avuto profonde ripercussioni sul piano personale, familiare e sociale per l'imputato, oggi assolto con formula piena dall'accusa di stalking.

















