Salemi, dentro il Museo della Mafia tra storia, memoria e immagini che scuotono
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-07-21

Nello splendido scenario dell’ex Collegio dei Gesuiti di Salemi sorge il Museo della Mafia. È ubicato in una delle vie principali dell’antico borgo, prima di raggiungere il castello. Facente parte di un grande progetto dell’ex sindaco Vittorio Sgarbi, il museo conduce l’attento visitatore alla scoperta della storia della mafia in Sicilia. Andiamo con ordine e raccontiamo i passaggi più interessanti. Correva il lontano 11 maggio 2010: era un martedì di primavera inoltrata quando - alla presenza dell’allora ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - il primo cittadino salemitano inaugurò il museo.

Queste, in sintesi, le parole di Sgarbi: “Nato due anni fa su suggerimento di Francesca Traclò della Fondazione Rosselli, e grazie all’assessore Glidewell, si è prospettata la realizzazione del museo. Il nostro obiettivo è prendere le distanze dalla mafia, dal male. Le mie idee, da questo punto di vista, sono specchiate nel pensiero di Sciascia (simbolo dell'antimafia non retorica). E noi lo dedichiamo allo scrittore di Racalmuto”. E ancora: “Le installazioni a forma di cabine elettorali - che rappresentano la parte più significativa del Museo della Mafia - sono state realizzate dall’artista siciliano Cesare Inzerillo. Lui è come Tadeusz Kantor, che vede la classe morta”.
La suddetta scelta fu, allora, abbastanza criticata, sia per le immagini proiettate, sia per il contenuto espresso. Da quel momento - e di anni ne sono passati ben 16 - cosa rimane di tutto questo? In un complesso museale che amplia i suoi orizzonti con le sezioni archeologiche, risorgimentali e di Arte Sacra, lo stesso ex sindaco ha dimostrato la forza (e la tenacia) politica del “non timore”. Struttura che, originariamente, doveva essere costruita a Corleone. Il clamore ricevuto ha, purtroppo, fatto declinare -
secondo lo stesso Sgarbi - l’effettiva consistenza. Il processo lungo e laborioso ha rappresentato una sorta di autoconvincimento su quanto vada studiato, analizzato, approfondito e colpita la mafia. Le cabine, di cui parleremo dopo, sono testimoni di fatti gravi, di cui il visitatore comprenderà la gravità delle azioni. Il divieto ai minori di sedici anni imposto è una condizione dovuta ma non accettata.
Perché? Tutti devono conoscere la storia, gli errori commessi e delegittimare la sete di potere attraverso il male. E questo, appunto, il male, termine usato più e più volte dallo stesso Sgarbi, è stato il punto cruciale per il quale si è speso per tanti anni. In una forma abbastanza rude, lo stesso ex primo cittadino criticava ogni malefatta. L’organizzazione progettuale - per chi non l’avesse ancora visitato - dimostra, alla lunga, gli aspetti logici seguiti dai progettisti. Difatti, l’obiettivo dichiarato è stato quello di scioccare e far stare male chi, come noi, non è abituato a vedere morti ammazzati, laghi di sangue, corpi crivellati e tanta atrocità. A tal punto che, sin dagli esordi, una donna di 40 anni e una giovane studentessa furono colte da malore.
Causa immorale o atto volto a far conoscere la verità? Scegliamo la seconda. Ad esempio, nella cabina numero 8, di appena un metro quadrato, si simula il retro di una macelleria siciliana con le piastrelle sporche di sangue. Presenta immagini forti, che mostrano particolari “scientifici” di delitti. Un altro esempio lampante è la cabina delle estorsioni. Bruciata e con il legno semicarbonizzato, il visitatore ha trovato, oltre alla tipicità del luogo, un odore caratteristico derivante dal racket. È una forma di disperazione dei commercianti che vedono la loro vita andare in fumo. La “cabina della violenza” è il chiaro esempio del percorso virtuale di Cosa Nostra.
Una sorta di “brutalità” condivisa con il pubblico, in modo diretto, senza nascondere i lati cattivi che hanno portato la stessa ad arricchirsi nel tempo (almeno 150 anni). Le immagini e i filmati raccontano la
drammaticità dei fatti, come conseguenza di lunghi periodi sfociati in una caccia al tesoro. E a farne le spese, come sempre, è stato il cittadino, unica figura estranea di fronte a questo processo. Il Museo merita almeno una visita, per il lavoro certosino, per le affermazioni storiche e fuori dagli stereotipi museali. Un motivo in più per visitare con attenzione il piccolo e gradito borgo di Salemi.


















