Memorie del passato, il punto esatto della catastrofe del ‘68
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-07-29

“Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione. E altri ancora - considerazione personale - non verranno dimenticati”. L’aforisma di Fabrizio Cammarata ci immerge in un mondo di cui si è parlato molto: il sisma del 1968. Di questo, purtroppo, sono state dette tante cose, prodotti servizi, ricordati gli eventi e organizzate numerose manifestazioni. Quanti hanno provato a cercare l’epicentro di quel terribile terremoto, che tra la notte del 14 e il 15 gennaio del 1968 colpì l’intera Valle del Belice? Omettiamo i contenuti, ormai diventati terra di conquista, e lasciamoci coinvolgere nella ricerca di luoghi e ambienti. Una volta giunti ai ruderi della vecchia Montevago, lo spirito d’osservazione si espande e diventa preda dei ricordi.

Le immagini, a dir poco strazianti, producono soltanto emozioni negative. Sappiamo cosa rimane, e quanta tristezza si cela dietro a tutto. Proseguendo lungo la “Strada dell’Arte”, o meglio ancora dei murales, in fondo troviamo un’altura. Questa, ormai profondamente cambiata nel tempo, ci spinge a osservare - da lassù - la metamorfosi ambientale. Di quel triste epilogo rimane ben poco. Di certo, malgrado tutto, non possiamo fare a meno di guardare oltre la realtà. Nel bel mezzo dei campi colorati, tra le colture verdi e le distese gialle, lo sguardo cerca i vecchi territori di Gibellina (oggi sostituita dal Cretto di Burri), Poggioreale (di cui rimane il paese - da poco tornato timidamente a vivere) e Salaparuta. L’occhio prova a scrutare qualsiasi angolino che possa toccare, almeno visivamente, la contrada San Vito.
Questo, a occhio nudo, sembra un minuscolo particolare di cui, a dirla tutta, vorremmo evitare. Ma, presi dall'autoconvinzione (sopra citata) di andare oltre i cenni storici e giornalistici, ogni fatto e luogo diventa parte integrante. Afferriamo, magari con una discreta percentuale di imperfezione, l’area da cui, purtroppo, tutto partì. Presi dalle circostanze, il rammarico è tanto. Oggi vediamo appunto delle strade, la vegetazione, una crescente predisposizione al cambiamento. E pensare che, in quelle giornate frenetiche, tutta la Valle del Belice si contraddistinse per l'inefficienza strutturale! Illusione ottica, realtà deviata o mancanza organizzativa? Vennero a galla i difetti del Mezzogiorno, di cui la Sicilia è, ancor oggi, uno dei capisaldi.

Ritornando a noi, è quasi impossibile identificare il punto esatto. I sismologi hanno, da sempre, citato le seguenti coordinate: 37°47′20.4″N 12°59′52.8″E. Rappresenta l’unica certezza!
Questo, sicuramente, non porterà in vita i morti e nemmeno i centri belicini. Niente e nessuno potrà farlo. Resta, in una piccola considerazione personale, un ulteriore passo per ricordare tutti coloro che videro stroncata la propria vita. Per non dimenticare. Mai!

















