Castelvetrano ricorda, Giuseppe Aniello Cafiero, lo scultore tanto caro ai castelvetranesi
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-09-23

Il paradosso della storia! Prendete come esempio Giuseppe Aniello Cafiero. Lui è stato un grande scultore. Vissuto nel XX secolo, amava alla follia la nostra città. In quanti la pensiamo e penseremmo come lui? Andiamo per gradi e raccontiamo la sua storia. Nato a Trapani nel 1903, sin dai primi passi mossi mostra - con disinvoltura - il suo amore per il disegno e la pittura.

“Da bambino aiutava i compagni in difficoltà”. Di lui, un noto giornalista scrisse: “È nato con l’arte in mano”. Studia e si afferma con il Parisi prima e il Cocchiera dopo. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta ha una spiccata dote per le tecniche scultoree tradizionali, dove predilige la “tela a colla”. Tra ritratti, busti in gesso pitture di vario genere, il Cafiero mostra le sue qualità con la realizzazione del ritratto di Antonio Scontrino. Di notevole importanza sono stati gli interventi plastici, come una statua di Cristo benedicente per una cappella del Cimitero di Trapani.
E il rapporto con la nostra città? Inizia negli anni Sessanta. Invitato dalla famiglia Centonze, lo stesso fu chiamato in causa per l’esecuzione di un bassorilievo in poliestere per la cappella della stessa famiglia castelvetranese. Il suo ingresso in città apre le porte a una permanenza più lunga del dovuto. Lo scultore scopre e realizza quanto sia speciale il nostro territorio. Di lì a poco, giorno dopo giorno, si innamora di ogni piccola cosa facente parte di Castelvetrano. Tra un lavoro e un altro entra in gioco la ricerca (puntuale e affascinante) dei dettagli.
Nonostante Trapani sia e rimanga il punto fermo della sua lunga carriera, il binomio con la nostra città rappresenta una delle caratteristiche curiose di questo grande artista. Nel frattempo, oltre ai lavori sopra citati, rimane impresso nella sua mente un episodio. Quale? I fattacci accaduti l’8 maggio del 1921 quando, durante un comizio di un candidato socialista, alcune squadre fasciste diressero tre autocarri contro la folla inerme, sparando e lanciando bombe. In ricordo di quell’episodio realizzò un bassorilievo in terracotta per lo "stazzuni" (fabbrica di oggetti in argilla) a Partanna.
La sua permanenza, rispetto a tanti personaggi che “usarono” il paese per completarsi, va ridisegnata su un aspetto: il periodo. Ultracinquantenne e conosciuto in lungo e largo nella nostra regione, Castelvetrano rappresentò una fase stabile della sua vita. Quasi, a detta di qualcuno, trovò quella pace che, in altri luoghi, non era riuscito a ottenere. Di lui, e della sua permanenza “paisana” rimangono impresse - da fonti - il pragmatismo, i contenuti e la dedizione al lavoro.
Dopo la parentesi castelvetranese, tornò nella sua amata Trapani e continuò, con grande impegno, a operare nel settore scultoreo. Nel 1972 completò la Madonna del Triduo con la tecnica del legno “tela
e colla". Su commissione di una suora laica (Maria La Commare), corrispondeva alla descrizione fatta da quest’ultima. Fu l’ultima grande opera prima della morte. Giuseppe Cafiero ha segnato una
piccola parte della storia castelvetranese. Il ricordo va al lavoro profuso e all’amore verso la nostra città.















