Coltello in classe e minacce a una compagna: intervengono i Carabinieri
di: Redazione - del 2026-09-23

Momenti di tensione questa mattina all’interno della scuola Pipitone di Marsala, dove un’alunna di terza media avrebbe minacciato una compagna puntandole contro un coltello. L’episodio, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, è stato fortunatamente interrotto grazie alla presenza di alcuni docenti e di altri studenti. La dirigente scolastica Mariella Parrinello ha immediatamente allertato i Carabinieri, intervenuti a scuola per ricostruire quanto accaduto. Nel frattempo, la dirigente ha provveduto a contattare le famiglie delle ragazze coinvolte. La scuola ha inoltre adottato i provvedimenti ritenuti necessari e coinvolto le autorità competenti.

Secondo quanto riferito, la studentessa protagonista dell’episodio sarebbe stata considerata una ragazza tranquilla e, fino a oggi, non avrebbe manifestato comportamenti tali da far presagire un gesto del genere. Restano quindi da chiarire le ragioni che hanno portato alla minaccia e le circostanze nelle quali la ragazza è entrata in possesso del coltello. L’accaduto riporta nuovamente l’attenzione sul tema della sicurezza e del disagio giovanile nelle scuole del territorio, a pochi giorni dalla vicenda di San Vito Lo Capo, dove uno studente avrebbe tentato di aggredire un docente.
Sul caso è intervenuto l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale Mimmo Turano, che ha espresso vicinanza alla studentessa coinvolta e solidarietà alla dirigente scolastica e ai docenti, sottolineando la tempestività del loro intervento.
Turano ha inoltre evidenziato la necessità di rafforzare nelle scuole gli strumenti di ascolto e prevenzione, attraverso sportelli con psicologi e personale specializzato. «C'è un problema – ha sottolineato l’assessore – ma dobbiamo affrontarlo partendo da quei bambini e adolescenti che si rendono autori di condotte gravi, senza avere una maturità tale da comprendere pienamente la portata delle proprie azioni». L’obiettivo, secondo Turano, deve essere quello di sostenere non soltanto le vittime, ma anche i ragazzi protagonisti di comportamenti problematici, coinvolgendo nel percorso di prevenzione anche le famiglie.















