Amarcord Folgore, Gianni Luna e la sua esperienza sulla panchina rossonera nel 1974/75
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-09-03

“Non dimenticare di salutarmi Urbano, Giovanni Messana e Luigi Aiello”. Si conclude così la chiacchierata con Mister Giovanni Luna, ex allenatore della Folgore stagione 1974-75. Raccontare le gesta e il periodo - seppur breve - del mister è stato semplice, abbastanza. Lui, oggi quasi novantenne, ha raccontato la sua esperienza con gentilezza. Sì, proprio quella che l’ha accomunato nel tempo. Andiamo a ritroso e cerchiamo di raccontare quei sette mesi. La Folgore, dopo i “fattacci” del Marino contro il Palmi, era stata appena retrocessa nel campionato di Promozione. Oltre al danno, la beffa per la squalifica dello stadio. Due anni (un’enormità) che avevano segnato la società.

Il presidente Rocco Riggio, nonostante la profonda delusione, decise di continuare “a fare calcio”. Un atto di signorilità e rispetto nei confronti della città e degli sportivi castelvetranesi. Di certo, le difficoltà economiche e l’impossibilità di disputare le gare casalinghe (con introiti ridotti), avevano indotto la stessa società a puntare sui giovani, a partire dall’allenatore. Negli ultimi anni si era fatto avanti un allenatore emergente, con idee innovative e pressing a tutto campo: il suo nome era Giovanni Luna. I dirigenti rossoneri, con un blitz improvviso, riuscirono a strapparlo alle concorrenti.
Il mister, dopo aver fatto l’intera trafila con il Palermo Calcio (dai pulcini fino alla Primavera), fu mandato in prestito al Carini in Prima Categoria (all’età di diciotto anni). Un’esperienza importante e di grande temperamento. Ma, in un periodo di vacche magre (dal punto di vista economico), accettò di lavorare per le Poste Italiane. Per lui, dopo pochi anni, si aprirono le porte della panchina. Nel giro di poco tempo iniziò un lungo peregrinare nei campi polverosi della Sicilia. Fino a quando, nemmeno quarantenne, accettò la corte folgorina.

All’inizio, come in tutte le storie sportive, l’impatto fu abbastanza difficile. L’ambiente - scosso dalle vicissitudini della stagione precedente - viveva una fase complessa. Ma, grazie al segretario Lombardo, allo stesso presidente e, ai tre calciatori sopra citati, l’inserimento (graduale) diede le sue prime risposte. Il ricordo del mister cade sul modulo adottato, gli allenamenti svolti e il rapporto con la squadra. “Sin da subito credetti al 4-4-2 con il libero staccato. La mia/nostra squadra giocava alta, con un pressing asfissiante. E di questo, naturalmente, pagava felicemente la condizione fisica buona.
Fu importante amalgamare il gruppo dei vecchi con i nuovi innesti (Campagna proveniente dalla Nissa)”. Lui (il mister) amava "fluidificare" e con i mediani correre a tutto campo e polmoni. Gli attaccanti non dovevano risparmiarsi e partecipare alla manovra. E così (specialmente all’inizio) fu! I primi risultati furono incoraggianti. Dopo la sconfitta con il fortissimo Canicattì, i rossoneri seppero imporre il pari al Mazara e vincere contro l’Eurass a Palermo.
Per la prima volta, dopo decenni di catenaccio e contropiede, si parlò di dinamismo, coinvolgimento collettivo alla manovra e partecipazione dei dieci calciatori in movimento. L’effetto “Luna” iniziò a dare i suoi primi frutti. Come dimenticare lo 0-0 imposto al fortissimo Mazara di Murador? Questa la formazione che scese in campo quel giorno: Galatolo, Campagna, Giacalone, Ciriesi, Urbano, Messana, Reina, Ruccione (dal minuto 80 Asaro), Sammaritano, Passafiume e Tilotta.
Alla sesta giornata la Folgore si trovò a quattro punti (la vittoria valeva due punti) dalla vetta. Un risultato insperato! Fu in quel momento che accadde l’impensabile. Qualcosa si inceppò nei meccanismi e tra infortuni (Passafiume) e qualche espulsione di troppo, avvenne il cosiddetto “tracollo” psicologico e fisico. Da quel momento in poi, la squadra accumulò una serie di risultati negativi, sfociati in quel clamoroso 6-2 subito a Campobello di Mazara. Tra tafferugli sugli spalti e animi infuocati, la disfatta fu il preludio a una discesa senza fine.
Questo, col tempo, si ripercosse sui calciatori. Lo stesso mister ricevette la fiducia del presidente. Anzi, a dirla tutta, dopo la sconfitta con il Canicattì alla prima di ritorno, sfogò la sua rabbia contro i calciatori, per aver adottato degli atteggiamenti negativi. Però, nel calcio, come tutti ben sappiamo, alla fine paga il mister. Lo stesso Giovanni Luna, ricorda di un piccolo diverbio con un giocatore napoletano (Viscido?) e lui stesso, in prima persona, chiese alla società di farsi da parte. Un atto nobile, che in pochi avrebbero fatto. La sua esperienza castelvetranese volgeva al termine, senza dimenticare i giovani “di casa” Villaverde, Martino e Graffeo, che volle assolutamente in prima squadra. Lo stesso mister, tra i vari aneddoti, ricorda di aver provato in tutti i modi - viste le indubbie qualità realizzative e fisiche - a cedere (per il bene del ragazzo) Aldo Tilotta nelle categorie superiori (si parlava anche di Serie B).
Dopo l’esperienza folgorina, venne “acquistato” dalla Sancataldese, altra società gloriosa in grosse difficoltà. Come nelle favole più strane, l’esordio fu proprio contro la sua ex squadra. A San Cataldo si disputò uno dei match più belli dell’intera stagione, con i padroni di casa che si imposero per 4-3. Queste le formazioni che scesero in campo: Arena, Falduzzi, D’Arrigo, Maira, Cerami, Mogavero, Vittorioso, La Tona, Porrovecchio, Amico e Pace (Di Fede). Gli ospiti entrarono in campo con i seguenti calciatori: Caravà, Terramagra, Inzirillo, Campagna, Urbano, Ciriesi, Messana, Reina, Passafiume, Ruccione (Viscido) e Tilotta.
Andati in vantaggio con Passafiume, fu Reina a realizzare la rete del momentaneo due pari e chiuse la gara con il rigore del 4-3. Per Mister Luna giunse una salvezza insperata (un punto sopra la Folgore). Stessa cosa accadde ai rossoneri, con una sofferenza senza fine (a quattro giornate dalla fine erano penultimi in classifica).
Giovanni Luna continuò la sua carriera da allenatore nel Castellammare, Orlandina, Alcamo, Ribera e fondò la Panormus. Nel 1996-97 vinse il torneo Giovanissimi (con tanto di Nazionali) e raggiunse l’apice della sua carriera (con tanto di patentino di II Categoria). Fu un grande estimatore di Mister Zeman (seguì parecchi allenamenti del boemo), senza mai aver dimenticato la nostra città e i suoi splendidi tifosi.











