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Polemiche, denunce e accuse a distanza tra Gianfranco Becchina e Antonio Vaccarino

di: Redazione - del 2019-03-17

Immagine articolo: Polemiche, denunce e accuse a distanza tra Gianfranco Becchina e Antonio Vaccarino
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  • Riceviamo e pubblichiamo di seguito la lettera aperta di Gianfranco Becchina rivolta ad Antonio Vaccarino. Per correttezza e per il rispetto del diritto di replica si riporta, altresì, di seguito la replica di Antonino Vaccarino

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  • "Ricorda, signor Vaccarino, quella telefonata preoccupata, che mi fece intorno all’anno 2002, per farmi presente che la villetta, prospiciente la mia proprietà, in corso di edificazione al posto di un piccolo deposito di attrezzature agricole, - improvvisamente dilatato a dismisura in altezza e larghezza - apparteneva a sua sorella?

    Lei era stato rapidamente informato che stavo per piantare una grana, per via del palese abuso con cui si stava operando una sopraelevazione in un’area con destinazione a verde agricolo. Ricorderà pure, che mi intrattenne abbastanza a lungo con la sua ‘lezioncina’ sull’opportunità di lasciar correre, di mostrarmi comprensivo dell’esigenza di sua sorella di avere una casa elevata di un piano perché, guarda caso, il pianterreno era molto soggetto all’umidità. E in più (vado a braccio con i ricordi) ‘mi istruì’ che nel nostro paese, di cui non conoscevo più usi e costumi avendolo lasciato da giovanissimo (parole sue), era ‘uso’ tenere comportamenti che non contraddicessero le usuali regole di reciproca tranquillità nella quale si stava adagiati grazie ai “buoni amici” che, nel particolare caso, avrebbero apprezzato la mia comprensione?

    Non ho avuto dubbi che un discorso così articolato dovevo intenderlo come una minaccia bella e buona, in perfetta disarmonia con le virtù di cui, oggi, incessantemente (lei) si ammanta. Una minaccia che mi fece riflettere inducendomi a desistere dalle mie intenzioni belluine e a limitarmi alla piantumazione di una lunga fila di alberi all’interno della mia recinzione – ficus per l’esattezza – in funzione di schermo contro la violazione del mio privato da parte dei fruitori di finestre e balconi dell’inatteso edificio.

    Fine della storia?... Eh no, signor Vaccarino, il bello deve ancora venire! Si dà il caso che alla fine di una mia lunga controversia con l’assessorato all’agricoltura - inizialmente retto dal ‘mitico’, nonché tristo personaggio contiguo alla mafia, Totò Cuffaro - relativa ad un consistente contributo europeo di mio sacrosanto diritto, ottenni finalmente giustizia dal Tribunale Amministrativo Regionale che, con sentenza passata in giudicato, concludeva per la illegittimità della mancata erogazione.

    In sintesi, dovevo essere pagato. Ovviamente, com’è prassi, ogni corresponsione era subordinato al nulla osta prefettizio. Detto fatto, il Prefetto rifiutò il nulla osta, intimando alla Regione di non pagare, sulla base - senta signor Antonio Vaccarino - di una sua dichiarazione all’Antimafia, di un valore ostativo di tutto rispetto, con cui sosteneva che nel corso di una conversazione “con argomenti criptici le avevo fatto capire che avevo buone relazioni con Messina Denaro”. Ed altro ancora ha detto, tendente ad accreditare una nostra particolare conoscenza che lei sa bene non è mai esistita, fatta eccezione per la sua interminabile telefonata a favore di sua sorella, e per la mia casuale presenza ad una manifestazione politica, forse da lei organizzata, alla quale avevo brevemente assistito.

    Diciamo che rarissimamente c’è stato tra noi qualche scambio di saluto dal pescivendolo o dal fruttivendolo del quartiere, ma con mio sommo disinteresse - ci avrà pur fatto caso - ai suoi convenevoli ai quali ho sempre tagliato corto. Non ho, infine, ricordo di un incontro a tre che lei riferisce, in città, in presenza del signor Rosario Cascio. Ma dando anche per scontato che sia avvenuto, non può che essersi trattato di una casualità della quale non capisco la ragione di farne cenno.

    In verità, glielo dico adesso, la notizia della sua lunga detenzione, per fatti legati al traffico di droga, mi causava un ancor più accentuato senso di rigetto nei suoi confronti. Una materia di così alto spessore criminale, nella quale lei operava all’ombra della sua attività lunga un quarto di secolo nella politica cittadina, non può che esporla ad una ferma presa di distanze da parte di chi, pensandola come me, dovesse avere la mala ventura di trovarsela accanto.

    Quegli “argomenti criptici”, dunque, quelle sue dichiarazioni, portate ancora una volta a supporto dei recenti rapporti investigativi a mio carico, che una Procura avveduta non ha minimamente preso in considerazione, è palese che vanno letti nel giusto verso per attribuirli - senza neanche tanto riflettere e parafrasando il grande Camilleri - “di persona personalmente” a lei stesso.

    Non è stato forse lei a parlare in questi termini nel perorare la causa di sua sorella? Mi dicono che la sua maniera ‘tortuosa’ di parlare sia abbastanza nota. Attitudine lontana mille miglia dal mio sempre schietto eloquio. Sta di fatto che il contributo mi è stato rifiutato, e la ricaduta negativa per il divenire aziendale è stata per lei un vero successo.

    Azienda della quale non sto ad elencarle i meriti relativi al concreto successo nella promozione dell’olio della nostra valle, lasciando a lei lo spazio per elencarne i demeriti, fra i quali vorrà trattare il più importante, quello di aver provocato il suo risentimento nei miei confronti, vecchio di tre decenni, originato dal mio acquisto della tenuta sulla quale, dopo averne acquisito un pezzettino anche lei, aveva delle mire.

    Mi raccontava la signora Stella Parisi Cusumano, che il marito aveva acconsentito a cedere, a condizioni per lei (a buon intenditor) molto favorevoli, quel lotto di terreno che ha ‘riquadrato’ il parco di villa Vaccarino, dietro la promessa che lei avrebbe ‘provveduto’ a far sì che di tutta la tenuta venisse cambiata la destinazione d’uso: da verde agricolo ad area edificabile. Sta di fatto che, effettivamente, per una minima parte, guarda caso la sola confinante con la sua proprietà, la promessa si realizzò, plausibilmente nel suo esclusivo interesse se l’intenzione era quella di ripetere il trucchetto che gli aveva consentito l’acquisizione del precedente lotto.

    Al riguardo, più di un sospetto ispira la stranezza di una operazione con un forte sentore di forzatura delle normative rispettose del territorio. Il solo fatto dell’aver ottenuto il cambio di destinazione per quella lingua di terra di circa tre mila metri quadrati, stretta fra la sua villa e tutto il resto del terreno agricolo di ben oltre dieci ettari, non depone di certo a favore di una operazione di pubblica utilità.

    Mi rendo altresì conto che il mio acquisto della totalità della tenuta ha vanificato le sue mire, e messo in moto il suo risentimento. Ne ha parlato di questo al prefetto o agli investigatori dell’antimafia in occasione della sua testimonianza sui miei “argomenti criptici”?... Ha spiegato del suo intervento a favore della villa di sua sorella, magari illuminandoli su come è stato possibile farne approvare (?) il progetto (?) per l’edificazione in area destinata a verde agricolo?

    Non posso, prima di chiudere, non ricordarle che le vicissitudini con le quali continuo a confrontarmi le devo al suo sodale Calcara che, da ‘pentito di rango’, soffiò all’orecchio del giudice Borsellino che i miei acquisti in paese li avevo fatti per conto della mafia, provocando un’indagine archiviata alla svelta, sì, ma foriera della persistente attività inquisitoria alimentata anche, signor Vaccarino, da menzogne come le sue, utili per il confezionamento di presunzioni a profusione. Quanto detto, anche per dare il mio modesto contributo all’analisi del suo, tutt’altro che edificante, modo di essere".

     Abbiamo interpellato anche il Prof Vaccarino per garantire il diritto di replica:

    A seguire Calcara, anche Becchina, già denunziato all’Autorità Giudiziaria, potrà essere condannato. Infatti, considerata l’ostentata capacità di far parlare i morti sarà costretto a farli pure testimoniare, pena la condanna per falsità, calunnia e diffamazione. Eventuali problemi di natura psichiatrica sarà opportuno accertarli in conseguenza del necessario passaggio giudiziario.

    L’apposita denunzia per il cumulo di elucubrazioni pontificate a mezzo Facebook, già acquisite documentalmente, saranno sottoposte al vaglio della Magistratura Inquirente assieme a tutte le prove utili a dimostrare inconfutabilmente la falsità totale delle sue affermazioni.

    Tutto ciò, condannando tutti i luridi trafficanti di droga, immondi manovratori di morte e aggiungendo riprovazione anche per chi, depauperando il nostro territorio dei beni archeologici, ritiene pure di menarne vanto pubblicamente perché, pare, consentito da leggi svizzere”.

    "Quanto gratuitamente affermato dal Sig Becchina è necessario sia valutato dalla Magistratura, unica Autorità che il mio assistito conosce e alla quale immediatamente si rivolgerà perché tali diffamazioni vengano condannate previo processo nel quale saranno prodotte tutte le prove attestanti la totale falsità di ogni sua affermazione.

    Specificamente per quanto riguarda la sua falsa accusa relativa all’abitazione della Sig Vaccarino Licia, ricorda che già all’atto della costruzione la sua invocata perizia degli Organi preposti ne aveva accertato l’assoluta correttezza edificatoria. L’attuale insistenza denigratoria contraddice la legittimità degli atti, per cui sporge formale denunzia per l’attività diffamatoria con intento demolitorio.

    Con la presente si diffida qualsivoglia organo di informazione a proseguire nella pubblicazione di ulteriori repliche che sono ormai di esclusiva pertinenza della Magistratura". Avv Giovanna Angelo

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