Essere giovani oggi: una sfida sempre più difficile tra delusioni e paura del fallimento
di: Maria Pia Parrino - del 2022-12-14

Ansia, attacchi di panico, paura della prestazione e del confronto sono solo le più evidenti manifestazioni di disagio psicologico che attanagliano i giovani di oggi e che si verificano maggiormente in quegli ambiti in cui è più forte la pressione per una prova da svolgere o per un esame da superare, come l’ambiente scolastico o quello sportivo.

Studenti che tremano davanti allo svolgimento di un compito o che entrano in crisi dopo un’interrogazione o che, di fronte ad un qualsiasi fallimento, sono incapaci di sopportare in modo equilibrato il peso della delusione.
Le cause di questi episodi sono varie, ma ricadono, per la maggior parte, sulla società stessa di cui l’istituzione scolastica è specchio, una società eccessivamente ambiziosa e competitiva, pronta a richiedere la realizzazione di obiettivi sempre più alti, che spinge alla migliore “esibizione”, ma che tende a mettere da parte il più debole, il più lento, colui che non si adegua ai canoni indicati.

Bambini impegnati in corsi più disparati per acquisire delle competenze di dubbia efficacia, ai quali spesso si toglie il tempo per un loro fondamentale diritto: il gioco; ragazzi sempre più stressati, “portatori sani” di un’ansia ormai quasi fisiologica, incapaci di reggere la tensione di una qualsiasi prova.
Nell’istruzione si è perso il vero significato della parola “scuola”, che in greco significa “tempo libero”, dedicato allo svago della mente, sostituito dall’idea, del tutto moderna, che ogni prestazione debba essere “misurata” e non “valutata” nella sua complessità e che l’istruzione debba tendere ad omologare, non ad esaltare le peculiarità di ognuno.
La parola “studium” in latino aveva il significato di “applicarsi a qualcosa con passione, con zelo” e conteneva quella sfumatura di amore per il sapere che, nella società odierna si è persa, restando limitata solo all’aspetto nozionistico dell’apprendimento.
Sarebbe necessario alleggerire i giovani di quel carico eccessivo di responsabilità che viene riversato spesso da genitori esigenti riguardo alle prestazioni scolastiche dei figli, i quali vengono investiti di aspettative al di là delle proprie effettive capacità; sarebbe auspicabile che i ragazzi si liberassero dall’ansia e vivessero ogni prova scolastica con l’impegno e la consapevolezza di aver fatto di tutto per raggiungere buoni risultati; ma, se così non fosse, di non mettere in discussione la propria personalità col credere che un voto negativo su un compito equivalga ad un giudizio negativo sulla persona, atteggiamento che porterebbe a perdere, di conseguenza, quella fiducia in se stessi e quell’autostima che sono necessarie per sostenere tutte le prove della vita.
















