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Martin Garrix, il giorno dopo. Cosa resta del concerto - evento dell'estate selinuntina? La parola di un gruppo di esperti

di: Daria Costanzo - del 2017-08-01

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Martin Garrix, il giorno dopo. Il concerto evento dell’estate 2017 è andato persino meglio di quanto ci si aspettasse. Un’organizzazione impeccabile, un sistema messo a punto per evitare addirittura quella che è, o che è stata almeno fino ad adesso, la vera piaga di questa zona, cioè il traffico.

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  • Fioccano i complimenti di tutta la cittadinanza castelvetranese che forse per la prima volta ha dimenticato di vivere in un paesino sperduto della Sicilia e ha avuto invece la sensazione di essere per le strade di Ibiza o Magaluf.

    Entusiasta anche Martin Garrix, che dal suo profilo Instagram fa sapere che il Parco Archeologico di Selinunte è stato “one of the most beautiful location I’ve ever played at” (una delle più belle location in cui io mi sia mai esibito). E ci crediamo tutti, Martino.

    Il tempio di Hera è, non a caso, uno dei gioielli della Sicilia: non solo un orgoglio per noi selinuntini quando mettiamo piede all’estero e ci lasciamo andare a vanterie, ma un’opera architettonica che veramente si può annoverare fra i tesori più preziosi che l’umanità ancora possiede. Martin Garrix lo ha capito al primo sguardo. E noi?

    Ne ho sempre avuto il dubbio. Trovare una persona della zona che riconosca il vero valore artistico e culturale dei pezzi di Selinunte è in un certo senso un’impresa, e no, non sto parlando di quelli che “ma chi su, quattru petri” (esistono, ma non sparo sulla croce rossa), ma di chi più semplicemente vede nel Parco Archeologico una possibilità veloce di guadagno che non tenga conto dell’etica.

    È chiaro, fa piacere a tutti vedere Selinunte così tanto popolata. Alberghi pieni, soldi che girano… Quale altro evento avrebbe effettivamente permesso, in così poco tempo, un tale movimento di persone e denaro in una località così piccola e così (ahimé!) sconosciuta? Difficile dirlo.

    Eppure, quando si dice che “in Italia di cultura si può campare” non è esattamente a questo meccanismo che si fa riferimento. Il patrimonio artistico e culturale italiano potrebbe davvero essere una fonte di guadagno immensa, se solo ci si concedesse il lusso di pensare ad un nuovo modo di valorizzarlo e promuoverlo.

    Qualche tempo fa, un post su Facebook ha attirato la mia attenzione. La locandina del concerto di Martin Garrix a Selinunte campeggiava sullo sfondo di un post dai toni critici, ma a scrivere non era il classico detrattore castelvetranese, che si dimostra contrario all’evento solo perché la musica del deejay olandese non sposa i suoi personali gusti musicali, ma un vero e proprio movimento nazionale che ha fatto della valorizzazione dei beni culturali adeguata ed efficace uno dei suoi obiettivi primari.

    Loro si chiamano Mi Riconosci? sono un professionista dei beni culturali e non ho potuto fare a meno di raggiungerli via email per capire meglio quale fosse il loro punto di vista.

    Intanto, chi siete?

    “Noi di Mi Riconosci? sono un professionista dei beni culturali siamo un movimento, una campagna di protesta e di sensibilizzazione, di proposta: il nostro obiettivo è quello di ottenere una regolamentazione dell’accesso alle professioni dei beni culturali, dunque nuove leggi, e una valorizzazione dei titoli di studio del settore.

    Questi due obiettivi sono ovviamente correlati con una serie di altri problemi, quali i mancati investimenti nel settore, la cultura relegata a ‘orpello aggiuntivo’ e la mercificazione della stessa. Oggi la campagna, lanciata a novembre 2015, conta circa cinquanta attivisti in tutta Italia e un numero imprecisato di simpatizzanti, ed è in continua crescita.

    Siamo purtroppo sparsi in tutta Italia, quindi quello che facciamo in genere è aiutare a creare, o fomentare, comitati che sorgano localmente. In qualità di movimento abbiamo organizzato, il 24 maggio di quest’anno, sit-in in tantissime città d’Italia, e abbiamo partecipato a manifestazioni come Emergenza Cultura, a Roma, il 7 maggio del 2016. E accadrà sempre più spesso man mano che cresceremo nei numeri, siamo in costante ricerca di nuovi attivisti.”

    Conoscete sicuramente il Parco Archeologico di Selinunte. Cosa ve ne pare del modo in cui questo sito archeologico viene tutelato e valorizzato?

    “Il Parco archeologico di Selinunte è una meraviglia, e la sua valorizzazione sarebbe relativamente semplice: basta farlo conoscere per quello che è, a più persone possibile. Far conoscere la sua Storia, il suo valore socio-culturale, non semplicemente la bellezza superficiale che è immediatamente visibile a tutti.

    Ma senza un buon numero di professionisti qualificati (archeologi, addetti alla comunicazione, museologi, informatici) impiegati continuativamente per la valorizzazione e la tutela del Parco, questo diviene difficile.

    Così, vedendo che i turisti non aumentano, si passa ad utilizzare il Parco invece di valorizzarlo: ciò che sta accadendo a Selinunte è che il Parco venga sistematicamente affittato, come una qualunque sala per matrimoni. In questo modo il bene è poco tutelato, e ancor meno valorizzato, perché svilito nel suo, appunto, valore storico, culturale e infine anche commerciale.

    Lo stesso avviene in tantissimi altri siti italiani, ancor più negli ultimi anni: la vicina Valle dei Templi, ma la lista potrebbe essere lunghissima.”

    Il concerto di Martin Garrix ha suscitato parecchio clamore, data l’entità dell’evento: unica tappa italiana del tour, un numero enorme di biglietti venduti. Qual è stata la vostra reazione quando avete saputo in quale posto si era deciso di far esibire il deejay olandese?

    L’abbiamo saputo grazie alla segnalazione di un simpatizzante. Siamo rimasti colpiti, lo ammettiamo. Non sorpresi, perché Selinunte si era già prestata a simili scempi. Non ci ha colpito però il concerto in sé, ma il fatto che non se ne sia affatto dibattuto.

    Nessun veto a prescindere per un evento musicale in un Parco archeologico, tuttavia ci si aspettano alcuni banali processi: accertarsi che l’evento sia integrato organicamente con la storia e le funzioni dell’area, dunque decidere di costruire un palco nel luogo e nel modo meno impattante possibile, ma anche concordare con l’artista e i produttori un concerto che valorizzi l’area, costruito e pensato per Selinunte; se e solo se ci sono queste condizioni, decidere una cifra idonea, a carico di chi organizza il concerto (che, nel caso di un “set” come quello di Selinunte, deve essere abnorme).

    Nulla di tutto questo è accaduto per il concerto in questione, con un palco piazzato sotto il tempio principale e con il Parco noleggiato per pochi spiccioli, senza nessun tipo di nesso con la funzione dell’area archeologica, e senza che l’evento valorizzasse la Storia di Selinunte.

    Inoltre i rischi sono evidenti, legati anche ad atti vandalici di singoli, da non sottovalutare in questi casi. E si vedono sul lungo termine. Un evento non paragonabile (perché non privato), come la festa scudetto della Roma, ha lasciato danni evidenti al Circo Massimo, ma nonostante ciò la Soprintendenza, pur evidenziandoli, non ha mai vietato grandi eventi, come il concerto dei Rolling Stones, proprio a causa del ritorno economico supposto.”

    Eppure non è la prima volta che siti archeologici e culturali vengono sfruttati per scopi diversi da quello originario…

    Ormai con Franceschini si è costruito il binomio: bene culturale sfruttato economicamente = valorizzato. Negli ultimi anni abbiamo assistito ai più straordinari scempi di eventi privati con finalità commerciali all’interno di beni culturali pubblici.

    La sfilata di Gucci a Palazzo Pitti a Firenze, Dolce e Gabbana al Duomo di Monreale, ma anche le cene di Google a Selinunte (e, notizia di qualche giorno fa, alla Valle dei Templi di Agrigento) e il musical sul Palatino.

    La domanda è sempre la stessa: l’evento è compatibile (a livello sia di tutela, sia di funzione) con il luogo, e ne contribuisce alla valorizzazione, intesa come miglioramento dell’immagine e di quanto il bene culturale sia conosciuto e stimato?

    La risposta, in tutti i casi citati, è no: entrano pochi spiccioli nelle casse del Parco o della Soprintendenza, l’immagine ne risulta svilita, non ci sono vantaggi a lungo termine dal punto di vista turistico e culturale, mentre il privato che affitta il bene ne riceve dei vantaggi economici, commerciali e di immagine enormi.

    Nel caso di Dolce e Gabbana per esempio, per quanto si tratti di una sfilata d’alta moda, se organizzata di fronte a quella che ancor oggi è una chiesa consacrata difficilmente può essere considerata compatibile.”

    In Grecia, Gucci si è vista rifiutata la possibilità di far sfilare i suoi capi dentro il Partenone. Si tratta di un modo diverso di percepire i beni culturali rispetto a quello italiano?

    “Senza dubbio. Certo, in Italia non abbiamo forse un bene culturale che abbia il valore identitario che ha il Partenone per la Grecia, ma l’esempio è emblematico: se la Grecia, di fronte a una proposta economica importante, ha rifiutato l’evento in quanto ‘incompatibile con il luogo’, in Italia invece non serve neppure l’offerta economica.

    Questo Ministro ha imposto il diktat ‘entrate ad ogni costo’. I danni si vedranno sul lungo termine: l’immagine dei nostri beni culturali risulterà svilita e sempre meno attrattiva per il turista. Mentre la cittadinanza percepirà sempre di più la cultura come qualcosa da ‘vendere’ e non da conoscere.”

    Il concerto di Martin Garrix però ha davvero giovato all’economia di Selinunte.

    “Il caso di Selinunte è peculiare. Senza dubbio gli alberghi con eventi simili si riempiono, ma solo per uno o due giorni. Bisognerebbe invece pensare a un modello turistico che porti benessere diffuso sul territorio continuativamente nel corso dell’anno.

    Quanti dei ragazzi giunti per Martin Garrix sono andati a visitare il Centro storico o il Museo di Castelvetrano, che sono delle meraviglie ignote ai turisti? Cosa si è fatto per fare in modo che questi turisti ritornino, o si fermino più a lungo? Un evento puntuale di questo tipo porta denaro molto molto concentrato nel tempo e nello spazio, non crea alcuna fidelizzazione sui luoghi.”

    Si può pensare ad una nuova e diversa valorizzazione dei beni culturali italiani che possa accrescere il territorio anche da un punto di vista economico, senza dover ricorrere necessariamente alle feste private o ad eventi di questo calibro? Esistono esempi in Italia o all’estero?

    “Sicuramente si può, coinvolgendo attivamente la cittadinanza e impiegando professionisti qualificati, non in modo discontinuo e sottopagato, ma organico. I cittadini spesso sono dimenticati quando si parla di bene culturale, in quanto viene visto quasi esclusivamente come un oggetto che deve ‘vendersi’ a un flusso di gente esterna. Così i cittadini stessi non riconoscono il bene culturale come un bene proprio, a volte non hanno mai visitato i luoghi della cultura della propria città, e la vera valorizzazione diventa più difficoltosa.

    Anzitutto bisogna favorire l’accessibilità, ad esempio con abbonamenti annuali e sconti per fascia di età e reddito, rendendo i beni culturali frequentati abitualmente. Si può incentivare i cittadini senza cose come goliardici aperitivi “culturali” o concerti, ma pensando occasioni in cui poter imparare dal passato, come laboratori di tecniche artistiche, visite per tematiche, rievocazioni storiche (ovviamente compatibili con il bene).

    Gli esempi in Italia ci sono, basti pensare al Museo Salinas di Palermo, che nonostante sia chiuso sta riuscendo ad attirare una grande attenzione su di sé, o al Mann di Napoli, che ha ideato un videogioco (totalmente incentrato sul Museo) per attirare i giovani.

    All'estero si organizzano corsi d'arte (National Gallery di Londra), visite tematiche (affinché si possa conoscere tutta la collezione e non solo i pochi pezzi più famosi), si permette agli artisti di poter spendere il proprio tempo libero disegnando davanti alle opere, lasciandosi ispirare, attraverso modici abbonamenti (Museumsinsel di Berlino).

    A sua volta, il turismo deve essere pensato e gestito, affinché non sia legato a periodi o spazi limitati, o addirittura deleterio per la comunità stessa. Le amministrazioni dovrebbero mettere in luce tutto ciò che il territorio ha da offrire, magari portando il turista a sostare più a lungo per approfondire il territorio, spostandosi anche nelle città vicine, proponendo dei percorsi da svolgere con la coordinazione tra più centri culturali.

    Questo in tanti casi non avviene, lo vediamo a Firenze, a Venezia, in Salento (dove i turisti si ammassano a Gallipoli), e lo vediamo anche nella Sicilia occidentale. Servono mezzi pubblici efficienti tutto l’anno, e serve una seria collaborazione con professionisti specializzati nel settore, che porti a una complessa pianificazione delle strategie turistiche e di tutela e valorizzazione del patrimonio.”

    Per avere maggiori informazioni su Mi Riconosci? sono un professionista dei beni culturali, seguite la loro pagina Facebook dove è possibile trovare notizie ed aggiornamenti sul loro operato.

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