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Verso la notte di Ferragosto. A Triscina e Tre Fontane recintati tratti di spiaggia. Una lettrice: “Ok tradizione ma no all’anarchia”

di: Federico Pier Paolo Indelicato - del 2026-08-14

Immagine articolo: Verso la notte di Ferragosto. A Triscina e Tre Fontane recintati tratti di spiaggia. Una lettrice: “Ok tradizione ma no all’anarchia”

Anche quest’anno è stata emanata dai sindaci del territorio l’ordinanza che vieta i falò in spiaggia. Un divieto che negli anni è stato osservato poco complice una tradizione lunga diversi anni che, tuttavia, nel tempo ha visto perdere appeal ma non si è mai interrotta. Controllare l’intera costa durante le ore notturne per le autorità è complesso e spesso a prevalere è l’anarchia.

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  • La cosa che fa male e indigna è anche il day after. Ci prepariamo a vedere domani bottiglie, sacchetti e cibo abbandonato da chi trascorrerà una serata di divertimento senza pensare al rispetto dell’ambiente. C’è già chi a Triscina nella tarda mattinata di oggi ha recitato il “proprio” pezzo di spiaggia con tanto di nastro. I bagnanti presenti non hanno potuto fare altro che posizionarsi senza intralciare la parte recintata non senza indignazione. C’è anche chi difende i falò e i giovani che trascorrono una serata di musica e divertimento. Chi non ha mai fatto un falò effettivamente?

    Pensiamo quasi nessuno. Il punto non è andare contro per definizione contro questa tradizione. Quello che si contesta è l’abbandono indiscriminato di rifiuti lungo l’intera costa e la lottizzazione delle spiagge in maniera abusiva. Una nostra lettrice Noemi ha espresso a riguardo un pensiero molto accurato e dettagliato che riportiamo di seguito:

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  • Credo che su questa vicenda sarebbe opportuno abbandonare, almeno per un momento, la consueta logica meramente proibitiva e interrogarsi, piuttosto, su come un’Amministrazione possa governare un fenomeno che, piaccia o no, appartiene ormai alla tradizione delle nostre località balneari.

    Sono assolutamente favorevole ai festeggiamenti di Ferragosto in spiaggia. Triscina è una località che, per la sua stessa vocazione balneare, dovrebbe vivere di socialità, di iniziative e di aggregazione; eppure, per gran parte dell’anno, sembra quasi avvolta da una sorta di atavica inerzia, complice l’assenza di servizi e di una reale proposta di intrattenimento. Ferragosto rappresenta dunque uno dei pochi momenti in cui il litorale si anima, si popola e, metaforicamente, torna a respirare.

    Questo, tuttavia, non significa affatto che si debba confondere la tradizione con l’anarchia.

    Il rispetto del bene comune dovrebbe essere un principio imprescindibile. Chi trascorre la notte in spiaggia deve raccogliere i propri rifiuti; chi decide di utilizzare una brace deve dotarsi di strumenti idonei e provvedere alla completa rimozione di ceneri e residui; chi porta frigoriferi, tavolate, tende o qualsiasi altra attrezzatura dovrebbe essere altrettanto diligente nel momento in cui lascia il luogo che ha occupato.
    E lo dico anche a titolo personale: sono la prima a cui piace fermarsi in spiaggia fino a tardi, magari con una pizza o un panino, ma proprio perché amo vivere questi luoghi ritengo doveroso lasciarli nelle medesime condizioni in cui li ho trovati. Ma il senso civico non può essere invocato unilateralmente.

    Questa mattina, già percorrendo Triscina e alcune zone limitrofe, era possibile osservare con estrema facilità come diversi gruppi avessero già iniziato a delimitare porzioni di spiaggia, predisponendo tende, frigoriferi, tendoni e quant’altro. Non è dunque un fenomeno imprevedibile, né tantomeno un’emergenza che si manifesta improvvisamente la sera di Ferragosto.È qualcosa che si sta già palesando davanti agli occhi di tutti.

    Ed è proprio per questo che trovo francamente poco lungimirante limitarsi a brandire il fantasma dei controlli e delle sanzioni, arrivando persino a evocare cifre fino a 10.000 euro, quando sarebbe assai più utile interrogarsi preventivamente su quali servizi predisporre affinché il cittadino possa, concretamente, adempiere ai propri doveri.

    Se l’Amministrazione sa che le spiagge saranno interessate da un afflusso straordinario, perché non predisporre contenitori per i rifiuti in punti strategici? Perché non organizzare una raccolta straordinaria nelle prime ore della mattina successiva? Perché non prevedere un servizio specifico per le aree maggiormente interessate dai festeggiamenti?

    Non sto chiedendo di assecondare l’inciviltà. Sto chiedendo di prevenirla. Perché è molto semplice, a posteriori, constatare che una spiaggia è stata lasciata sporca e addossare ogni responsabilità al cittadino. Molto più complesso, invece, è governare il fenomeno attraverso una pianificazione preventiva, predisponendo servizi proporzionati all’affluenza e mettendo le persone nelle condizioni di poter rispettare le regole.

    E soprattutto, eviterei proclami roboanti su controlli capillari e sanzioni esemplari se poi, come spesso accade, la distanza tra ciò che viene annunciato e ciò che concretamente si verifica sul territorio rischia di essere abissale.

    Non trasformiamo l’Amministrazione in una sorta di apparato sanzionatorio che interviene soltanto quando il danno è già prodotto. Un’Amministrazione dovrebbe avere la capacità di prevedere, organizzare, prevenire e soltanto in ultima istanza sanzionare. Perché se davvero sappiamo già che Ferragosto porterà centinaia di persone sulle nostre spiagge, allora non possiamo fingere di sorprenderci il 15 agosto davanti a tende, frigoriferi, tavolate e bivacchi. E soprattutto non possiamo pensare che il semplice annuncio di multe possa magicamente risolvere una situazione che, di fatto, è già sotto gli occhi di tutti. Io sono per una Triscina viva, vissuta e capace di conservare le proprie tradizioni, ma anche rispettosa del territorio.

    Sì ai festeggiamenti. Sì alla convivialità.Sì alla spiaggia vissuta fino a tarda notte. Ma anche sì alla responsabilità individuale e sì, soprattutto, alla responsabilità amministrativa.Perché il cittadino deve essere messo nelle condizioni di fare la propria parte. E quando entrambe le parti fanno ciò che compete loro, la tradizione non diventa degrado: diventa cultura, socialità e vita del territorio. Il resto sono proclami. E di proclami, francamente, ne abbiamo già sentiti abbastanza”.

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