Amarcord, quando il Campobello Calcio subì un triste verdetto nel 1974
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-02-21

“Se Castelvetrano piange, Campobello di Mazara non ride”. Fatta la giusta premessa (Vincenzo Monti ce lo permetta), corsi e ricorsi storici ci riportano indietro nel tempo. Correva il 2 dicembre del 1974, quando venne squalificato lo stadio Stallone Castro di Campobello di Mazara. Un paio di settimane prima del verdetto, si disputò la gara valevole per il campionato di Promozione tra i padroni di casa e il Misilmeri. In palio - oltre ai due punti - una fetta di salvezza per entrambe le compagini. Se in vetta la sfida era a quattro (Mazara, Alcamo, Canicattì e Monreale), in coda la situazione era abbastanza ingarbugliata. Tante squadre a rischio retrocessione. Ogni gara rappresentava lo spartiacque per uscire fuori dalle sabbie mobili.

Prima del giro di boa si disputò appunto la partita contro i palermitani. L’ultima gara interna era coincisa con la spumeggiante e storica vittoria nel derby contro la Folgore (6-2). Nonostante l’ottima prestazione, in tribuna scoppiarono dei tafferugli tra le due tifoserie. Recidivi e in odor di squalifica, avvenne il “fattaccio”. Sull’uno a zero per i padroni di casa, il direttore di gara (Gallo) fischiò la massima punizione su un fallo avvenuto fuori area. Oltre al danno, la beffa. Protagonista dell’espulsione di Critti (e dell’ospite Rappa) al minuto ‘60 e di Pernice e Cimino, il rigore inventato scatenò le ire dei tifosi di casa.
Fischi e contestazione sino al termine della gara. Al triplice fischio finale - in un batter d’occhio - il fischietto agrigentino raggiunse velocemente gli spogliatoi. Una cinquantina di tifosi si avvicinarono alla struttura (come da fonti scritte). Dopo un paio di ore venne accompagnato dai carabinieri fino a Sciacca. E allora, al netto dell’episodio sopra citato, cosa accadde nello specifico? Furono tre gli episodi contestati. Il primo, la tentata aggressione negli spogliatoi (mai avvenuta - come del resto l’invasione). Poi, il lancio di due pietre alla vettura delle Forze dell’Ordine e i danni subiti a quella (vettura) dell’arbitro, rimasta oggetto dei vandali. Senza nulla togliere alla gravità dei fatti, il calcio giocato non era stato oggetto di episodi negativi. E invece, un fulmine a ciel sereno colpì l’ambiente campobellese. Oltre alla squalifica dei giocatori Critti (quattro giornate), Tumbarello (tre), Guccione e Pernice (due) e Moceri (una), la società fu colpita da una stangata. Quale? La squalifica per diciotto mesi (fino al 30 giugno 1976). Una vera e propria mazzata. Tra i tifosi serpeggiò un certo malumore. “Perché pagare per fatti non accaduti?”. “La pagheremo cara! Come accaduto a Castelvetrano e Milazzo lo scorso anno”. “Come faremo adesso?”. La situazione divenne critica in chiave salvezza. E se la vicina Castelvetrano affrontava la prima (delle due) stagione in esilio, anche i cugini campobellesi iniziarono un lungo peregrinare altrove.
Tra mille peripezie e tante difficoltà, i ragazzi di Mister Bevilacqua riuscirono - nel girone di ritorno (dopo la settima giornata) - a inanellare una serie di risultati positivi che regalarono un’insperata salvezza. Tra i successi ottenuti, senza ombra di dubbio, il derby di ritorno vinto per due a zero contro la Folgore (disputato a Mazara). A fine anno fu salvezza, ma il verdetto di dicembre non fu mai dimenticato.

















