2 giugno 1946, il (quasi) trionfo della Repubblica
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-06-04

“La Repubblica ha vinto”. “W la Repubblica”. “Rinasce l’Italia”. “La Repubblica rinnoverà l’Italia”. Sono i titoli con i quali i massimi quotidiani italiani accompagnarono la vittoria della Repubblica nei confronti della Monarchia. Il 2 giugno 1946, dopo la caduta del Fascismo e la conclusione del secondo conflitto mondiale, gli italiani furono chiamati a scegliere (con tanto di suffragio universale) tra le due opportunità.

E nella provincia di Trapani? Incertezza! Il territorio trapanese fu uno dei pochi a vivere punto a
punto lo spoglio. Nella massima partecipazione collettiva (ben 205.692 votanti su un totale di 248.187 - con una percentuale dell’82,9%), il responso definitivo vide prevalere (seppur di poco) la Monarchia. Quest’ultima, con il 50,7% (con 97.785 votanti) superò di pochi voti le preferenze repubblicane (49,3% - 95.251).
Ma il dato più controverso lo si ebbe nei diversi comuni trapanesi. Tra roccaforti repubblicane e paesi ancorati al passato, possiamo affermare quanto il popolo fosse diviso e legato da due affermazioni diverse. E qui, a subentrare, furono i progressisti e i tradizionalisti. Se nel primo caso i centri di Marsala, Mazara, Castelvetrano e Campobello diedero fiducia alla Repubblica (superando in tutti i casi il 65% delle preferenze), molti comuni belicini non si slegarono affatto dalla presenza reale. Ed ecco, in un confronto impari, le disparità (in termini di risultati) referendarie. Partiamo dalla nostra città.

L’ex sindaco Isidoro Morici - facente parte del Comitato di Liberazione Nazionale e in carica fino al 23/05/1945, era stato uno dei promotori per l’affermazione del rinnovamento. Dopo la fine del
mandato, a prendere il suo posto fu il repubblicano Francesco Simanella. Quest’ultimo rimase in carica dal 23 aprile del 1946 fino al 13 dicembre del 1949. Voluto fortemente dal Consiglio Comunale (eletto nel marzo del ‘46 - con la prima presenza femminile di sempre - Concetta Martino) con delibera numero 2, continuò sulla falsa riga del predecessore. Alle urne, i castelvetranesi si presentarono decisi a voltare pagina. E fu un dato eclatante! Infatti, con il 65,4% si affermò la Repubblica.
Dei comuni belicini, stessa sorte toccò a Partanna (66,1%), Salemi (58,6% - prima capitale d’Italia) e Santa Ninfa (79,97%). Di contro - ad esempio - a Gibellina dominò il “voto monarchico” con il 74,5%. Controversa fu la posizione delle consorelle Salaparuta e Poggioreale. Mentre i salitani diedero vita al possibile rinnovamento con un consistente 55,9%, i “rivali” poggiorealesi mantennero intatta la posizione (Monarchia) con un forte 67,2%.
Dal risultato “poco” storico (in provincia) cosa ne uscì fuori? Sicuramente un territorio diviso a metà. Un dato di fatto che aprì possibili voragini sociali. Se una schiera di comuni aveva aperto la “cultura” al rinnovamento totale e deciso, alcune roccaforti non seppero cedere il passo alla trasformazione. Una scelta “quasi” obbligata, con il timore crescente di una frattura socioeconomica insanabile. Questione di cultura, analfabetismo o? Pochi giorni orsono, un quotidiano online, è stato testimone di un articolo in chiaroscuro. Andiamo a ritroso con i fatti. Le cosiddette “fortezze mafiose” (secondo il quotidiano) future votarono esclusivamente per la Repubblica.
Un voto netto, come occasione per cancellare il passato recente. Tra i paesi facenti parte del gruppo vengono citate Castelvetrano, Corleone, Montelepre e San Giuseppe Jato. Le quattro furono falcidiate (in gergo calcistico) nelle loro organizzazioni durante il periodo fascista dalla presenza del generale Mori. E non solo; dal punto di vista politico, il Movimento Indipendentista - da sempre promotore della Repubblica - ebbe un ruolo “misterioso”. Nato per il cambiamento, nelle ultime settimane si apparentò con i monarchici. Una rottura paradossale che portò alla scissione post- referendaria.
Il risultato storico - in una lettura futuristica - ancor oggi rispecchia un andamento politico poco chiarificatore. La provincia di Trapani, con in testa i comuni del Belice, da sempre segue correnti diverse. Malgrado tutto, il 2 giugno del 1946 ebbe inizio un nuovo periodo che ha appena compiuto i primi ottant’anni.
















