Castelvetrano ricorda, nel febbraio 1975 la realizzazione dell'Asilo Maria Antonietta Infranca
di:
Salvatore Di Chiara - del 2026-03-01

“L’asilo Infranca riapre!”. È notizia di pochi giorni fa di un incontro che si terrà a breve tra il Sindaco della città di Castelvetrano e il commissario Paladino. A tenere banco sono le “solite” questioni di natura economica e burocratica. Omessa la spinosa situazione, il racconto di oggi ci spinge a quel lontano febbraio del 1975. In una Castelvetrano “contesa” dalla snervante “guerra politica”, entrò in scena un grande uomo: il suo nome era Melchiorre Infranca. Il “Commendatore” donò alla nostra città una struttura. Una scelta di cuore, accompagnata da motivi dolorosi e sociali. La perdita della tanto cara figlioletta Maria Antonietta spinse il padre a non fermarsi di fronte alla tragedia.

La morte - tanto indesiderata quanto triste - diede la forza necessaria alla famiglia di ripartire. Tra difficoltà e macigni da sopportare, venne apposto il primo mattone di quella che, nel giro di poco tempo, divenne la casa di ben 100 bambini. Nella profonda amarezza spuntò un piccolo fiore. Uno dei tanti che colse di sorpresa l’intera comunità. Il gesto fu definito commovente e munifico. L’obiettivo dichiarato era quello di rendere felici tanti bambini. Un modo per aiutare le famiglie e, per i piccoli, seguire un percorso di crescita ed educazione grazie agli operatori ed educatori sociali.
La realizzazione della struttura fu condivisa da tutti. Castelvetrano partecipò in massa all’apertura dell’asilo. Fu invitato il Presidente della Regione Sicilia Angelo Bonfiglio. Quest’ultimo - incalzato dalle domande dei giornalisti presenti - affermò: “È un’opera che reca lustro a Castelvetrano. Rientra tra le più moderne e attrezzate scuole materne della Sicilia”.

Parole di elogio, per un gesto che andava oltre l’aspetto puramente strutturale. L’opera, oltre alle imponenti dimensioni (per l’epoca), era arricchita dalle geometrie architettoniche del'Ingegnere
Gaspare Calcara, un noto professionista castelvetranese che viveva a Roma. Le aule, la veranda, la direzione, erano componenti indispensabili, accompagnate dal tempietto dove fu posta l’immagine della piccola Maria Antonietta. Un esempio per tutti.
Anche l’amministrazione comunale fece la sua parte. L’obiettivo dichiarato era quello di realizzare, nel più breve tempo possibile, l’ampliamento del locale. Questo avrebbe permesso a ben 200 bambini di frequentare l’istituto. Condizioni dichiarate possibiliste. Le intenzioni non mancavano, come risposta alla donazione della famiglia Infranca. Un passo da condividere, un coinvolgimento che meritava di avere un seguito.
E Castelvetrano, per una volta - al di là dei tanti problemi - dichiarava al mondo esterno la sua bontà d’animo. In un periodo di vacche magre e mancata coesione, il racconto è e deve rappresentare uno spunto di riflessione. In effetti, come sempre del resto, la critica è il punto forte dei social e della società. Per una volta mettiamo da parte le “lagne” e concentriamoci sugli aspetti emotivi che hanno indotto e dovrebbero indurci, alla riapertura dello storico “Asilo Maria Antonietta Infranca”.
















