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Castelvetrano ricorda, Vincenzo Sammartano, il mandato più breve della storia castelvetranese

di: Salvatore Di Chiara - del 2025-09-18

Immagine articolo: Castelvetrano ricorda, Vincenzo Sammartano, il mandato più breve della storia castelvetranese

(ph. Castelvetranese Doc profilo Facebook)

06 marzo 1976 - 12 marzo 1976, due date che segneranno per sempre la politica castelvetranese. È il periodo del mandato del sindaco Vincenzo Sammartano. Prima di addentrarci nella vicenda, è
doveroso soffermarci su alcuni aspetti socio-politici. Il 1976 fu uno degli anni più difficili della nostra città. Ai problemi legati al carovita, Castelvetrano dovette affrontare la crisi politica. Il secondo mandato del democristiano Vito Lipari iniziava a scricchiolare. Oltre ai dissidi interni (esponenti democristiani), il paese fu investito da problemi finanziari, diventati un vero e proprio ostacolo per i cittadini. 

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  • La grave crisi - a carattere nazionale - ebbe maggiori ripercussioni al sud. E intanto, cosa
    bolliva (nella pentola politica) dentro Palazzo Pignatelli? Da mesi il sindaco minacciava di dimettersi per una ripetuta sfiducia nel suo operato. Sfiducia che non proveniva dal Consiglio Comunale. Anzi, a dirla tutta, parte dello stesso invitava il primo cittadino a continuare. Fin quando, nel mese di marzo, precisamente il cinque, dopo una lunga nottata con i membri dei partiti Socialista, Repubblicano e Democristiano, il sindaco decise per le dimissioni definitive. Il giorno successivo, in un ambiente caldo, (non per via delle condizioni climatiche) lo stesso prese parola e lesse i punti all’ordine del giorno. Si passò direttamente al terzo (punto) che vide le dimissioni del consigliere Baldassare Licata (M.S.I.) per motivi di studio e lavorativi. 

    L’intera Assemblea, in fase di trepidazione, attese la lettera di dimissioni del primo cittadino. Una volta letta la stessa, intervenne l’avv. Gaspare Lentini che rigettò (insieme a ben 34 consiglieri su 38) le dimissioni per un senso di colleganza. Nonostante una prima votazione, lo stesso Vito Lipari provò a ricostruire fatti e misfatti che ostacolavano la sua permanenza. L’intervento si concluse con un eloquente: “Auguro al nuovo sindaco un buon lavoro e che sappia costruire una maggioranza solida per il bene della cittadinanza e per la risoluzione dei vari problemi che la assillano”. 

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  • Se da un lato si concluse (momentaneamente) la seconda avventura politica di Vito Lipari, dall’altra, con grande commozione, venne eletto sindaco l'Ing. Vincenzo Sammartano. Con 33 voti a
    favore, una scheda bianca, una nulla, un astenuto e due a favore del consigliere del M.S.I. Bongiorno, il repubblicano castelvetranese ottenne un successo insperato. Le sue prime parole furono: ”Ringrazio tutti i partiti politici che hanno voluto convergere i voti nella mia persona. Accetto con profondo senso civico e di responsabilità questo mandato gravoso. L’obiettivo è quello di formare una Giunta allargata a tutti i partiti dell’arco costituzionale”. Parole (poco) profetiche che non ebbero un seguito perchè il 12 marzo del 1976 accadde l’impensabile. La Commissione Provinciale di Controllo ratificò l’elezione avvenuta tra il 6 e il 7 marzo. In via ufficiosa (poi diventata notizia ufficiale) la delibera della elezione venne firmata dal presidente di seduta (l’ex vicesindaco Navetta) e dal segretario comunale dott. Rapisardi, mentre mancava il sigillo dell’assessore anziano Vito Lipari. Lo stesso delegò un altro consigliere della D.C.: Tommaso Pollina. 

    Per questo “grave” errore materiale venne annullata tutta la delibera (ritenuta illegittima). I castelvetranesi posero un “grande-grosso” dubbio: fu fatto in buonafede o “sotto-sotto” c’era la malafede? Casi analoghi (cioè delibere recenti) aventi per oggetto l’assunzione di personale al Comune furono trasmesse alla CPC senza la firma dell’assessore anziano. Eppure, nonostante tale mancanza, erano state approvate. Perché la Commissione Provinciale al Controllo non mostrò la stessa diligenza adottata precedentemente? Un atto denunciato dallo stesso ing. Sammartano al Pretore di Castelvetrano, con tanto d’interpellanze all’Assemblea Regionale e al Parlamento Nazionale. I giorni successivi furono vissuti con attesa, speranza e anche di denuncia. 

    Lo stesso neo-sindaco affermò: “La vita amministrativa dev’essere controllata da tutti i
    consiglieri comunali e soprattutto da chi va in giunta. Dobbiamo voltare pagina definitivamente e noi consiglieri comunali dobbiamo essere responsabilizzati. Perché non si può stare alla finestra e assistere allo scempio. Dobbiamo tutti combattere il clientelismo. Noi tutti sappiamo le malefatte che accadono al comune. È il malcostume che impera al comune di Castelvetrano da tutti noto e deve essere combattuto non solo dal sottoscritto per il bene della città”.
    Parole forti che ebbero ripercussioni a partire dal 19 marzo. In attesa di un consiglio comunale straordinario (voluto ripetutamente dal PCI), all’interno dei partiti aumentarono i contrasti. In un primo momento si ebbe la sensazione che lo stesso Sammartano fosse l’uomo indicato (da rileggere).

    Invece, dal 20 marzo in poi, nacquero dei dissidi su eventuali candidature. Le feroci critiche dell’ingegnere sul malfunzionamento dei settori furono viste “negativamente”. Una delle pagine politiche “più strane” (definitiva così dalle cronache del tempo) si chiuse tra il 28 e il 30 marzo. Vito Lipari ritornò al timone di Palazzo Pignatelli e vi rimase fino al 13 maggio dello stesso anno. Un pezzo di storia che meritava un epilogo diverso.

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