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"Gli Specchi Curvi" di Ferruccio Centonze da "Il Nuovo Risveglio"

di: Beppe Bongiorno - del 2025-12-02

Immagine articolo: "Gli Specchi Curvi" di Ferruccio Centonze da "Il Nuovo Risveglio"

Ferruccio Centonze (1917-2004) fu un castelvetranese illustre. Narratore, drammaturgo, poeta, elzeverista, partecipò nel corso del secondo conflitto mondiale alle campagne "Balcanica" e "Italo-Jugoslava" che gli valsero due croci al merito e segnarono profondamente il suo mondo interiore, ispirando alcuni fra i temi ricorrenti nelle sue opere.

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  • Collaborò attivamente con molteplici quotidiani e periodici regionali e nazionali e con importanti riviste letterarie. Pubblicò tra gli altri "Storie senza tempo", "Il soppalco con la trave smurata", Un uovo di sale", "La misteriosa storia di Abdia", "Al di là della siepe di bosso", numerosi lavori teatrali ripetutamente rappresentati sui palcoscenici siciliani. Collaborò attivamente con "Il Nuovo Risveglio" periodico pubblicato a Castelvetrano dal Circolo della Gioventù negli anni ottanta del secolo scorso, del quale fu direttore responsabile.

    Proprio su "Il Nuovo Risveglio" pubblicò numerosi corsivi che denominò "specchi curvi" e che da oggi in avanti a cura dello scrivente saranno ripubblicati su "Castelvetrano news", il primo dei quali è "La bottiglia del 2 novembre" ("Il Nuovo Risveglio", aprile 1982). 
       
    "LA BOTTIGLIA DEL 2 NOVEMBRE"

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  • Il 2 novembre il cimitero era tutto un giardino, con quei fiori a rinforzare l'azzurro del cielo fermo, senza prospettive di nuvole, cielo d'agosto, aria pulita. Da qualche anno, da quando i lumini hanno sostituito le candele, non si respira più quel fumo acre che prendeva alla gola - l'ossido di carbonio è rimasto nei caroselli del Corso Vittorio, specie nelle ore della passeggiata serale. Fra i viali e attorno alle tombe decine di migliaia di persone - il cimitero del 2 novembre è diventato anche luogo di incontro e di conversazione: "sì, ci vediamo al cimitero, potremo mettere a punto la questione", vi si passeggia fumando anche una rilassante sigaretta mentre il morto guarda dallo smalto della foto e non può protestare. Progresso anche qua.

    Fu verso le dieci che vidi l'uomo con la bottiglia di plastica, di quelle col collo largo. M'incuriosì perché la bottiglia era vuota e l'uomo non la mollava. "Che se ne fa?", pensavo, "perché non la butta nel bidone?". Ma l'uomo lì era e lì restava. Poi l'appoggiò ad un cipresso, ma era chiaro che la sorvegliava per quel movimento d'occhi repentino che non ammetteva distrazioni. Ad un punto la tirò su e si avviò e mentre andava si guardava attorno come chi vuol sfuggire allo sguardo indiscreto della gente. Lo seguii con l'occhio lungo. Poi, quando l'uomo arrivò vicino al muro e un ciuffo d'erbacce  lo defilava per modo di dire, capii di che si trattava.

    Prima di tornare nella sua postazione versò il contenuto nel cespuglio e scuoteva la bottiglia perché anche l'ultima goccia scivolasse via. "Che vuole?!", disse con un sorriso di rassegnazione quando si accorse che lo guardavo, "io ho i miei orari - indicò l'orologio che aveva al polso - e qua al "monumentale" non c'è modo di liberarsi. Mi hanno detto che nel "nuovissimo" un gabinetto c'è, ma per andare fin là, con questa confusione, ci vuole almeno mezz'0ra e nel frattempo ...."

    Fece un gesto come a dire appunto che nel frattempo o si schiatta o si fa lì. "Va bene, ho capito", dissi. "Ma perché la bottiglia, dato che poi versa il contenuto nei cespugli?". L'uomo allargò le braccia. Disse: "Non so, ho come l'impressione che mi ripari...". E intanto a me venne lo stimolo. Immediatamente. Succede così ed è difficile capire e soprattutto spiegare quali reazioni scattino nel cervello.
    Chiesi permesso e andai a cercare, ad informarmi. Niente, nessuna possibilità. "Ai morti non serve", mi disse qualcuno con una battuta di dubbio gusto. "Sapesse quanti vecchietti se la fanno addosso", disse un altro.

    E allora capii il perché della "corsa finale". Quando la banda passa fra i viali e si spandono per l'aria le note della marcia funebre e riportano dal tempo lo struggente clarino dello zio Dìdimo mentre il prete benedice le tombe, centinaia di persone lasciano tutto lì e corrono via segnandosi precipitosamente e dimenticano talvolta l'accendino sulla lapide. Sono quelli che non ce la fanno più.

    Articolo tratto da "Il Nuovo Risveglio" - Gli Specchi Curvi di Ferruccio Centonze

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