Granitola, cenni storici di un "feudo" legato fortemente a Castelvetrano
di:
Salvatore Di Chiara,Enzo Napoli - del 2025-08-29

(ph. Ph. Enzo Napoli)
A una ventina di chilometri dalla nostra città sorge Granitola. È una piccola frazione marinara con pochi residenti “invernali”, che diventano parecchi durante la stagione estiva. In uno scenario a dir poco incantevole, i profumi della salsedine inebriano i curiosi. Eppure, in tempi non sospetti, Granitola faceva parte del territorio di Castelvetrano. Entra in scena la mente storica di Vincenzo Napoli, un uomo che ha saputo riscrivere la storia del nostro paese.

Nei suoi approfondimenti è stato in grado d’immergersi - grazie a una serie di documenti inediti - nel lungo percorso della piccola comunità. Prima di addentrarci nei contenuti strutturali, è doveroso fare dei riferimenti storici. Granitola faceva parte del feudo della Campana. Insieme ai feudi della Guardiola, Seggio, Latomie e Bresciana componevano la Baronia di Birribaida. Tolta la “Guardiola”, nel 1628 vennero trasferiti in permuta da Giovan Vincenzo Termini e Ferreri a Diego Tagliavia Aragona e successivamente ai Pignatelli Aragona Cortez.
Il fondatore della borgata fu difatti Diego Pignatelli Aragona Cortez. Attualmente è raggiungibile da una comoda strada che parte da una traversa a destra della Campobello-Tre Fontane. La medesima, costruita nel 1878, ricadeva per un chilometro nel territorio di Campobello e il resto in quello castelvetranese. Antecedentemente - grazie a una serie di trazzere - per una lunghezza di 18 km, era possibile raggiungere (dal nostro paese) le due torri cinquecentesche del litorale. Essa aveva origine nell’attuale via Pastrengo (presso la Chiesa dell’Annunziata) e continuava per la via Mazara.


(Immagine concessa da Enzo Napoli)
Poi seguiva l’antica strada delle Fontanelle e dopo circa 4,250 km - in prossimità dell’antica casa del Farfantazzo, girava verso sud. Da quel punto saltava a ovest Campobello e, deviando in direzione sud-ovest, arrivava alle torri presso il mare. Gli ultimi 13 km segnavano il confine con il territorio di Mazara del Vallo. Chiamata Strada delle Pirriere, oggi non è nelle migliori condizioni. Oltre alle due torri, nel feudo ricadevano altre costruzioni rurali di proprietà dei Pignatelli. Sempre nel feudo era presente - sin dal 1735 - una chiesetta presso il luogo del dott. Giuseppe Sorrentino. Un altro paio di edifici religiosi erano dedicati alla Beata Vergine Maria del Rosario (detta Madonna della Gurga) e Gesù e Maria (presso le case Curiale).
Intorno al 1857, i fratelli Di Benedetto costruirono le prime case nella borgata. L’obiettivo era quello di offrire un riparo ai pescatori di sardine. Un vero e proprio Piano Regolatore si ebbe a partire dal 1890 circa, con la suddivisione in: 23 isolati, con strade di 8-10 metri e un’ampia piazza davanti alla cala. Una nuova chiesa venne ideata nel 1878 da un certo Antonio Di Maria e realizzata dal canonico Gaetano Gagliani. Nel dopoguerra fu abbandonata e demolita. Venne ricostruita e realizzata nel 2007 (presso la via Torricelli). Nel 1904 fu costruito il Calvario (demolito alcuni anni orsono), mentre il nuovo faro fu eretto tra il 1855 e il 1862.
Invece, per quanto riguarda la tonnara, fu costruita attorno al 1907 (fonti documentati dallo storico Napoli). Secondo lo stesso Napoli, ebbe vita breve (già nel 1912 non compariva nell’elenco delle tonnare del litorale). Nei periodi estivi - a partire dal Novecento - la comunità raggiungeva le mille presenze (fu installata la Brigata delle Finanze - per combattere il contrabbando delle sigarette). Fu il periodo di massima espansione, con la nascita delle botteghe alimentari, una rivendita di tabacchi e caffè e un primo albergo con ristorante. Il servizio telegrafico era assicurato da una stazione telegrafica allocata presso il faro moderno. Vi era anche un collegamento con la stazione di San Nicola (a 5,8 km di distanza).
Oggetto di controversie tra i comuni di Campobello e Castelvetrano fu la manutenzione dell'attuale strada che collega Campobello con Granitola. Si raggiunse un compromesse con le spese da affrontare per il tronco stradale di pertinenza. Questo avvenne fino al 1955, anno in cui il nostro comune cedette l’intero feudo alla vicina Campobello. A tanti anni di distanza, possiamo ammettere di essere stati - come comunità - protagonisti della crescita e dello sviluppo di uno dei migliori borghi della provincia.













