Il Circolo della Gioventù e il “Nuovo Risveglio” in ricordo di Ferruccio Centonze
di:
Beppe Bongiorno - del 2025-11-18

Correva l'anno 1982 quando Ferruccio Centonze proponeva al presidente del Circolo, Beppe Bongiorno, la riedizione de "Il Nuovo Risveglio" nel solco della tradizione della stampa locale del primo novecento. Il Circolo era stato il sostenitore delle prime due edizioni del periodico, quella del 1904 e quella del 1911, entrambe dirette da Giovanni Bonagiuso e stampate nella storica tipografia di Lorenzo Settimo Lentini. Si trattava di una vera e propria missione, l'Operazione Nuovo Risveglio, volta al rinnovamento del ruolo sociale del Circolo, alla rinascita civile della comunità attraverso il recupero della memoria e la valorizzazione della cultura locale. Centonze ne sarebbe stato e ne fu l'autorevole ispiratore, il Circolo della Gioventù dell'epoca il fondatore.

La città era stata segnata proprio in quegli anni da gravi e drammatici fatti di sangue (l'omicidio del Sindaco Vito Lipari), viveva una stagione di disorientamento e di crisi identitaria, segnata come all'inizio del secolo profondamente dal crimine. Nel 1904, in una intervista rilasciata a un redattore del primo Risveglio (18/12/1904), l'allora Delegato di Pubblica Sicurezza Cesare Mori (il futuro "prefetto di ferro") dichiarava: "Anche a Castelvetrano c'è la mafia e non se ne sta inoperosa. Bisognerebbe essere fisicamente e moralmente ciechi e sordi per non intuirla, vederla, toccarla. E i membri della mafia, ciascuno nella cerchia delle proprie attribuzioni, lavorano con zelo. Anche qui in forza delle invereconde ed inconfessabili reciprocanze di aiuti che legano il piccolo al grosso ed il grosso al piccino, essa forma intorno a tutto ciò ch'è delittuoso, scorretto e indelicato una rete protettiva a prova di codice penale. Né è a dire che la mafia locale mantenga un'attitudine semplicemente di passiva resistenza; no, essa ha l'audacia della reazione, ha l'impudenza dell'attacco". Analisi questa che tornava di attualità, come è attuale tutt'oggi.
Si avvertiva allora il bisogno di riaccostarsi alla memoria più nobile, alla migliore tradizione civile, ai monumenti della città. Anticipatori della vocazione del "Nuovo Risveglio" si rivelavano gli articoli di Centonze nel primo numero (aprile 1982): "Un ente autonomo per il Teatro Selinus", "Ancora chiusa la Biblioteca Comunale", come l'articolo di Aurelio Giardina "Per il recupero del patrimonio storico monumentale".

Tutto il percorso del giornale, lungo un decennio, rimase coerente con l'indirizzo iniziale, sotto l'attenta regia di Centonze che ne era direttore responsabile, sostenuto e finanziato dal Circolo della Gioventù proprietario della testata, stampato prima nella tipografia Mazzotta e dopo nella tipografia Rago.
"Il Nuovo Risveglio" è occasione per ricostruire il cenacolo culturale che negli anni trenta si era formato tra brillanti studenti del nostro Liceo attorno al professore Giuseppe Cottone, giovane titolare della cattedra di Italiano e Latino. Centonze, infatti, richiama il vecchio maestro, il quale non tarda a riunire gli allievi di una volta: Centonze appunto, e poi Luciano Messina, Gianni Diecidue, Sebastiano Elia, Giorgio Santangelo, Giovanna Atria, Rosario Di Bella, ai quali si avvicinano alcuni nuovi più giovani amici, Aurelio Giardina, Giuseppe Camporeale. Francesco Calcara, Pietro Errante e chi scrive queste righe. Attento all'iniziativa e pronto a dare il suo contributo Virgilio Titone, coetaneo del Cottone e già da tempo ben noto per i suoi studi storici e per le sue analisi sociologiche. Punto di riferimento e di incontro il Circolo della Gioventù.
Il tema dominante è il superamento della "damnatio memoriae" di cui era rimasto vittima il Filosofo di Castelvetrano Giovanni Gentile. Dalle colonne de "Il Nuovo Risveglio" Cottone (maggio 83-maggio 84) pone la questione della rinascita della cultura siciliana. "La cultura siciliana nella stratificazione storica dell'isola", con questo articolo Cottone propone un vero e proprio progetto di rilettura della storia e della cultura siciliana, prendendo come spunto il noto volume "Il tramonto della cultura siciliana" di Giovanni Gentile, del quale chiede con fermezza la definitiva riabilitazione.
Ne segue un dibattito di notevole interesse, di respiro regionale e oltre, che coinvolge soprattutto l'ambiente dell'Ateneo palermitano. E' una tappa lungo un percorso non sempre agevole, ma alla fine, auspici il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e il titolare della cattedra di Filosofia Teoretica, professor Antonino Buttitta e prof. Nunzio Incardona, l'appassionato lavoro del "cenacolo castelvetranese" si conclude con il convegno internazionale sul tema "Attualità di Giovanni Gentile" che si svolge nel salone del Circolo (ottobre 1990) e con la costituzione del "Centro di studi filosofici Giovanni Gentile" (maggio 1992) al quale aderiscono filosofi italiani, greci, tedeschi. francesi e spagnoli.
Intanto, negli anni, il giornale diventa sede di dibattito su vari temi: la inefficienza del sistema sanitario, la soppressione della rete ferroviaria, il riordino urbanistico di Triscina, l'agricoltura nella Valle del Belice, la mafiosità come carattere preponderante in Sicilia, la tossicodipendenza, il sistema scolastico, etc.). Spiccano interventi di particolare autorevolezza di Indro Montanelli, di Virgilio Titone, di Ludovico Corrao, di Giorgio Santangelo, di Domenico Novacco, di Vincenzo Tusa, di Benedetto Giaimo, di Salvatore Sciascia, di Rosario Di Bella, di Gianni Diecidue, di Nicola Di Girolamo, dello stesso Ferruccio Centonze. Ma lascio al lettore il beneficio della curiosità. Nella nostra Biblioteca Comunale è conservata l'intera collezione. Quasi dieci anni di pubblicazioni, non costante. "Esce quando può" amava dire Ferruccio Centonze. Offre comunque uno spaccato molto interessante della vita castelvetranese di quegli anni.
Per concludere torniamo a Centonze. Stimolante rileggere i suoi "corsivi" pubblicati su "Il Nuovo Risveglio", veri e propri scatti fotografici di stati d'animo. Lui descrive ciò che gli capita di vedere e di osservare. Ma lo descrive attraverso lo "specchio curvo" del proprio sentimento e della propria esperienza. Ciò che descrive altro non è che se stesso. Ne parla molto bene Rosario Di Bella nel numero di aprile 1989 in occasione della pubblicazione de "Il soppalco con la trave smurata" (Editore Sellerio): "Schivo, appartato, nobilmente . Produce a ritmo intenso, varca i confini della provincia letteraria, ottiene sempre maggiori riconoscimenti, sempre più ampi consensi di critica e di pubblico. Ora la prestigiosa Casa Editrice Sellerio di Palermo gli ha stampato questa nuova silloge di racconti e bozzetti."
Così concludo questa testimonianza di un decennio di intensa vita culturale di Castelvetrano, ricordando assieme Centonze e Di Bella, gemelli civili. Malinconico e disincantato dalla vita il primo, ironico e fiducioso nella vita il secondo. Entrambi "impastati" di estremo rigore intellettuale e morale. Beppe Bongiorno

















