La Chiesa del Crocifissello, tra storia, architettura e degrado
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-09-15

(ph. Ph. Centrale da Castelvetranese Doc )
“C’era un tempo, assai lontano, dove i contadini della nostra città andavano a messa alle cinque del mattino. La Chiesa di Lu Signuruzzu era piena. Sempre”. Tra le tante testimonianze, questa descrive al meglio l’importanza che rivestiva la Chiesa del Crocifissello di Castelvetrano. Ubicata tra le vie Palestro e Mazzini, oggi rimane ben poco. È un edificio abbandonato. E chi, se non lo storico Vincenzo Napoli, mi ha esortato a visitarla? Superata la porta “sgangherata” in legno, la struttura si presenta fatiscente. Della sua bellezza originale rimane il ricordo. Sì, storico e architettonico. La chiesa fu edificata nel 1686. La rappresentazione è parte di un percorso passato e merita le giuste attenzioni. Il portale presenta una semplice facciata a capanna con mensola in pietra aggettante e finestra soprastante. Internamente è ad unica navata con abside semicircolare delimitata da una balaustra in ferro battuta. L’attuale copertura è a falde con capriate in legno e tegole soprastanti. Quest’ultima, un tempo, prima dei lavori di ristrutturazione aveva il tetto a botte. Era ornata nel cappellone di stucchi e puttini. Oggi - di tutto questo - evochiamo gli aspetti sociali. E sono poco attuali.

Tutto ebbe inizio, come scritto precedentemente, nel lontano 1686 per volere di un tal maestro Giuseppe Abbruzzo. Venne costruita su una cappella preesistente. Tra il 1878-1879 avvenne il restauro completo. Una volta crollato, l’edificio religioso venne ricostruito per volere del cappellano canonico Michelangelo Caminzuli con l’aiuto del principe Diego Pignatelli. Prima di addentrarci con i prossimi riferimenti storici, è giusto aprire una parentesi sull’importanza del fatto compiuto. Messo piede all’interno - alla nostra destra - è presente una lapide. La stessa (che meriterebbe uno stato di conservazione migliore) riporta: “che il giorno 26 luglio 1878 si diroccava l’ECCMO Duca Diego Aragona Pignatelli Cortez largiva lire Cinquecento”. Nello stesso periodo venne realizzato il campanile nella parte retrostante. Questo è rivestito con piastrelle policrome a disegno geometrico (sarebbe opportuno intervenire prima di un eventuale crollo). Il crollo della volta avvenne nel XX secolo, con conseguente chiusura al culto. L’intervento, con dotazione di un tetto a falde con capriate lignee, evitò il completo degrado.
Nell’impossibilità di raggiungere il campanile (per il forte vento), le poche stanze permettono di comprendere misure e grandezze della chiesa. A pochi metri di distanza è presente un giardino. La vegetazione ha preso il sopravvento, è inutile soffermarci. Umidità e odori sgradevoli fanno parte di un viaggio dentro la “storia abbandonata” di questa città. Le scale in legno ci permetterebbero (usiamo il condizionale) di salire nei piani superiori. È inutile aggravare una posizione pesante di sé. Nell’immaginario collettivo, volgiamo il pensiero alle voci di popolo di una Castelvetrano antica. Dicono chi li “Signuruzzi” siano stati collocati al Belvedere (Santa Lucia) e Chiesa Madre, mentre il Crocifisso (in legno di cipresso - sempre nel Cappellone) è attaccato a una croce in noce di palmi (con ai lati le figure della Vergine - a destra e S Giovanni Battista a sinistra). Quest’ultimo è stato trasferito nella sagrestia (Sala Riunioni) presso la Chiesa Madre (Duomo). Oggi siamo in preda al rammarico, profondo, di un altro bene prestigioso andato perduto.
“Ci abbiamo fatto il callo” come dice qualcuno! Cosa rimarrà di tutto questo? Ai posteri l’ardua (e triste) sentenza.

















