La protesta scolastica dei duemila studenti castelvetranesi nel 1993
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-05-17

Viva la scuola! Vogliamo i nostri diritti! La scuola statale merita un trattamento migliore! Questi sono alcuni degli slogan che fecero capo alla rivolta studentesca del 1993. A livello nazionale le grandi città italiane si erano mosse con scioperi ufficiali contro il Ministero della Pubblica Istruzione. In Sicilia, precisamente nella zona del trapanese, gli studenti avevano tenuto un atteggiamento passivo. Fin quando, dall’Istituto Magistrale “Giovanni Gentile” iniziò il presidio H24 dell’intero edificio scolastico. Una presa di posizione netta e forte nei confronti del ministero (ormai preso di mira). Oltre al decreto taglia classi, le richieste si allargarono a macchia d’olio.

Furono oggetto di critiche feroci la ventilata privatizzazione della scuola e la legge finanziaria. Gli studenti volevano un cambio di rotta affermando un semplice concetto: “Crediamo in una scuola libera e democratica. Vogliamo una scuola che sia per tutti e non per pochi. Vogliamo una scuola che sia al passo con le nuove esigenze didattico-educative, capace di schiudere prospettive occupazionali nazionali. Non siamo numeri che vanno sommati, ma persone che hanno diritto a una scuola libera e qualificata”.
Parole dettate dal senso di appartenenza, giustificate da un governo centrale spesso assente. Se in un primo momento sembrava che tutto potesse rientrare nella normalità, l’allarme scattò quando - alla protesta - si unirono l’Istituto Tecnico Commerciale “Giovan Battista Ferrigno” e il Liceo Scientifico “Michele Cipolla”. I cosiddetti ribelli erano in costante aumento, raggiungendo quota 2000. Un numero alto, a tal punto che iniziarono a occupare gli istituti sopra citati. Un atto rivoluzionario volto a cambiare per sempre (nelle loro speranze) le sorti delle nostre scuole. L’obiettivo su cui puntare il mirino era Rosa Russo Jervolino (ministro della Pubblica Istruzione), considerata la causa primaria dello sfascio scolastico italiano. Nonostante le proteste veementi, da segnalare - ancor oggi - la compostezza dei ragazzi. Un segnale di rispetto delle parti, ma decisi a continuare la lotta. Tutti sostennero la rivoluzione pacifica? Niente affatto.

A contrastare, a suon di appelli ed eventuali provvedimenti e sanzioni penali, furono i presidi delle rispettive scuole. In una nota a firma congiunta presero atto della protesta non accettandone i motivi. Un appello rivolto ai genitori affinché facessero desistere i ragazzi dalla presa di posizione. Con modi garbati e gentili, senza ricorrere a denunce che avrebbero compromesso l’anno scolastico e la fedina penale. Nonostante il pugno di ferro adottato dai massimi esponenti scolastici, i genitori appoggiarono (fatto clamoroso) i figli nella protesta. Un modo per fare sentire la loro presenza in un momento importante.
Fu interessante l’intervento di un genitore che affermò: “Appoggio la protesta con toni civili, aperti al dialogo con le massime autorità scolastiche e amministrative. Una soluzione può e deve essere trovata in tempi rapidi. Auspico una sana collaborazione. Se il presente è nelle mani delle istituzioni, il futuro sarà in quella dei nostri figli, non dimentichiamolo”. Parole sagge dettate in un momento critico della storia italiana (stragi e attentati da non dimenticare).
Furono allertate le forze dell’ordine, il ministero e le cariche istituzionali. Pronti a uno scontro frontale e totale? Di certo, la convinzione che le proteste organizzate (e unitarie) possono incidere profondamente. Una pagina di storia castelvetranese che merita di essere ricordata.
















