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"Mio papà Vito Lipari. Quelle nuotate insieme, la passione per la Folgore e quel 13 Agosto 1980 che ha cambiato la nostra vita"

di: Doriana Margiotta - del 2020-10-23

Immagine articolo: "Mio papà Vito Lipari. Quelle nuotate insieme, la passione per la Folgore e quel 13 Agosto 1980 che ha cambiato la nostra vita"

Se dovessi riassumere in pochissime parole questa intervista, direi solamente "Era mio padre". La perdita di un genitore è un lutto che si porta per tutta la vita. Una parte di noi se ne va e si ha la sensazione che con lui vada via un tassello fondamentale della propria esistenza.

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  • Probabilmente non ci si rassegna mai, qualunque sia stato il motivo della sua scomparsa, ma quando ti viene strappato via in modo violento, le ferite rimangono aperte per sempre e l'unico desiderio che rimane è quello di avere giustizia.

    La nostra Redazione ha voluto ricordare un uomo che fu un grande protagonista della politica locale e non solo, e che è stato strappato alla sua famiglia per mano della malavita organizzata: stiamo parlando di Vito Lipari e lo facciamo attraverso il racconto del figlio Francesco.

    Vito Lipari nasce a Castelvetrano nel 1938. Dirigente del Consorzio sviluppo industiale di Trapani. Dirigente della Democrazia Cristiana, fu consigliere comunale diverse volte e sindaco di Castelvetrano per diverse legislature. Divenne segretario provinciale della DC e fu rieletto sindaco della nostra città nel luglio del 1980.

    Venne assassinato la mattina del 13 agosto 1980, dopo essere uscito dalla casa nella frazione marinara di Triscina, a colpi di pistola.

    Sono passati 40 anni da quel giorno e in occasione di questo anniversario Francesco Lipari ha organizzato una piccola cerimonia presso la Stele del Ricordo, per onorare la memoria di suo padre.

    Che ricordi ha di quel 13 agosto?

    "Quel giorno è stato tremendo, il più tragico della mia vita. Ricordo che dovevo andare con un amico di mio padre a raccogliere patelle a Triscina. Mia madre era andata a fare la spesa. Proprio lì in bottega la avvisarono di quello che era successo e la accompagnarono sul posto.

    I propretari della bottega andarono a casa dei miei vicini a dare la brutta notizia, ma noi eravamo ancora allo scuro di tutto.

    Poco dopo arrivò l'amico di mio padre che ci disse che mio padre era stato ferito e a quel punto andammo a Castelvetrano a casa di zia Rosetta.

    Lì ho trovato mia madre in lacrime che in un primo momento ci disse che era morto in un incidente stradale, ma poi quando la casa si riempì di persone e tutti non facevano altro che dire: "disgraziati", mia madre fu costretta a dirci la verità.

    L'omicidio di mio padre è un lutto che riguarda tutta la mia famiglia e per molti anni abbiamo deciso di chiuderci nel nostro dolore, non per paura della malavita, ma per proteggere la nostra famiglia dagli attacchi esterni.

    Per molto tempo non parlammo più di mio padre, perché il dolore era troppo forte. Inoltre all'inizio non si capiva da quale matrice era derivato il suo omicidio, era tutto molto confuso e le notizie che circolavano erano molto  poche.

    Ricordo che quando nel 1985 furono condannati per l'uccisone di mio padre, Nitto Santapaola, Mariano Agate e gli altri, io non sentii nulla, perché purtroppo mio padre non c'era più e niente e nessuno lo avrebbe potuto riportare in vita.

    Mio padre non è morto di morte naturale o per malattia, ma è stato ucciso e le assicuro che non è facile da accettare".

    Che ricordo ha di suo padre?

    "Mio padre teneva moltissimo alla buona educazione e per questo era molto rigido. Ma per il resto era un grande burlone, amava scherzare con tutti, anche con i miei amici. Rimpiango di non aver mai fatto un viaggio con tutta la mia famiglia, perché era sempre molto impegnato e si rimandava a data da destinarsi, ma, purtroppo, il destino non ha voluto che si realizzasse questo desiderio.

    Io spesso andavo in sezione con lui e lì trovavamo tutti i suoi amici. Quello che facevamo sempre insieme erano lunghe nuotate al mare e ogni tanto giocavamo a ping-pong. Era un grande tifoso del calcio e a quei tempi le partite della Folgore erano seguitissime e qualche volta andavamo insieme allo stadio, un appuntamento domenicale a cui non mancava mai".

    Che insegnamento le ha lasciato?

    "L'onestà. La profonda onestà. Non chiedere mai nulla a nessuno, ma riuscire solo con le proprie forze. Amava la gente e soprattutto per questo ha deciso di fare politica. Le voglio ricordare che mio padre si formò a 12 anni con l'Azione Cattolica e poi passò a fare politica, intorno ai 16 era già segretario DC a Castelvetrano.

    Era una persona di grande spessore e pur essendo una famiglia in vista, ci ha sempre insegnato ad essere umili e a dare la giusta importanza ai soldi, perché per lui il denaro doveva servire solo per vivere dignitosamente, senza troppi sfarzi.

    Infatti non ha mai accettato regali da nessuno. Possiamo camminare a testa alta perché abbiamo sempre seguito i suoi insegnamenti e anche per noi l'onestà è sempre stata al primo posto".

    Che idea avrebbe oggi di Castelvetrano?

    "Non sarebbe molto contento. Il suo progetto più grande era quello di migliorare questa città ed ebbe un ruolo fondamentale come sindaco nel '68, dopo il terremoto, quando arrivarono tutti i fondi per la ricostruzione e lui a livello provinciale gestiva una grande quantità di denaro.

    Forse fu ucciso proprio per i soldi che gestiva. Lui cercava di fare le cose per bene e  pagò con la vita questa sua scelta.

    Falcone diceva sempre: "Segui i soldi e troverai cosanostra".

    Lui amava Triscina e aveva molti progetti per migliorarla. Ricordo che fu molto contento quando finalmente arrivò la luce nella borgata. Vito Lipari fu una figura politica di primo piano ed era una persona molto lungimirante".

    Pensa che i cittadini di Castelvetrano lo abbiano apprezzato nel giusto modo?

    "Secondo me sì. Io continuo a parlare di mio padre perché sono il figlio e voglio tenere vivo il suo ricordo, ma sono sicuro che molti lo hanno apprezzato, ma per molto tempo hanno avuto paura e hanno deciso di non parlare più di Vito Lipari.

    Ma un giorno questa paura finirà e finalmente si tornerà a raccontare dell''amore di mio padre per questa città.

    È stata una delle figure migliori che Castelvetrano abbia mai avuto. Le confesso che a volte mi chiedo: 'Chi glielo ha fatto fare?'

    Se fosse stato un uomo diverso, più malleabile, sarebbe ancora tra noi o per lo meno saremmo stati insieme per molto tempo. Si sarebbe goduto la famiglia e i suoi figli e invece è andato via troppo presto.

    Sicuramente avremmo avuto una vita diversa, ma so per certo che aveva messo in conto di poter pagare con la vita le sue scelte. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno un buon ricordo di mio padre e che ancora vogliono capire cosa è realmente successo.

    Da qualche tempo mi sto dedicando alla pubblicazione dei suoi comizi e ho riscontrato, con immenso piacere, che sono stati molto apprezzati, uno di questi ha raggiunto le 40.000 visualizzazioni. Questi comizi toccano tanti punti salienti di Castelvetrano, tra cui la questione dell'Ospedale e il nostro Parco Archeologico.

    Questi video sono la testimonianza di quali fossero i progetti di mio padre per questa città e di come vedesse oltre.

    Mi dipiace solamente che una parte della stampa di allora lo ha voluto massacrare, quasi a volerlo uccidere una seconda volta. Questa è rimasta una grande ferita per tutta la mia famiglia".

    Ringrazio sentitamente Francesco Lipari per aver condiviso con noi il personale ricordo del padre. Dopo tanti anni di silenzio, più che giustificato, finalmente abbiamo avuto la possibilità di "conoscere" nel profondo un uomo di spicco della nostra politica.

    I sogni e i progetti di Vito Lipari putroppo non si sono potuti realizzare, perché la malavita organizzata li ha distrutti per sempre, ma penso sia nostro dovere dare il giusto valore all'uomo e al personaggio politico.

    Chissà come sarebbe Castelvetrano se Vito Lipari avesse continuato il suo lavoro. Putroppo non lo sapremo mai.

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