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Nel ricordo del castelvetranese Domenico Amato, chimico di fama mondiale tra scoperte, genio e talento

di: Salvatore Di Chiara - del 2021-11-06

Il Tasso Baccato o albero della morte

In foto: Il Tasso Baccato o albero della morte

Il talento è un elemento di palpitazione vibrante e pochi possono ritenersi fortunati d'averne. La naturalezza di movimento, opera, comunicazione nel settore d'appartenenza, rende quella figura unica e d'immenso valore sociale.   

  • clemente a7 novembre 2021
  • La nostra città ha prodotto delle figure di spessore, cercando di non dimenticare quei personaggi che son riusciti a liberarsi dalle catene tradizionali, manifestando un pensiero di profondo cambiamento. 

    Un talento dimenticato, poco conosciuto e di fama internazionale vissuto nel XIX secolo, è stato senza ombra di dubbio il nostro concittadino Domenico Amato. Un personaggio controverso dalle indubbie qualità morali, scientifiche ed in grado di fornire alle generazioni successive un programma intenso nello studio di alcuni aspetti della chimica. Un percorso affrontato con dedizione, seppur avesse mostrato un carattere non semplice ed in conflitto con i maestri.

    Genialità espressa precocemente ed in grado di, soverchiare le gerarchie piramidali e riuscire a dirigere inizialmente l'ufficio di primo preparatore della scuola analitica e poi, ricevere l'incarico come insegnante di chimica agli ufficiali aspiranti alla Scuola superiore di Guerra nonostante non avesse conseguito la laurea.

    Sotto l'ala protettiva del famoso ed illustrissimo chimico Stanislao Cannizzaro, l'Amato era stato insieme al Paternò, l'unico dei suoi allievi ad assumere un atteggiamento differente e, riuscire a contrastare con facile apprendimento le lezioni ed imparare l'uso dello spettroscopio (strumento usato in fisica e chimica per l'osservazione e l'analisi della radiazione elettromagnetica).

    L'intelligenza sopraffina gli permise d'afferrare i concetti di natura chimica descritti nel “ Sunto” dallo stesso Cannizzaro. Un primo trasferimento a Firenze, diede la possibilità di conoscere il chimico Schiff e far parte dello staff ( unico assistente) presso il laboratorio del Museo di fisica e storia naturale poi trasformato in Sezione di scienze naturali del R. Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento. Purtroppo, quell'animo ribelle ed incontrollato, comportò l'allontanamento dal laboratorio per incomprensioni con il maestro e di conseguenza, un ritorno nella sua regione d'appartenenza: la Sicilia.

    Secondo lo Schiff, l'Amato aveva qualità sopra la media, equiparandolo ai grandi della chimica. Qualità distrutte o emarginate da un comportamento indecoroso e disdicevole verso la mansione svolta. Questa diatriba portò all'esclusione dello stesso Amato dalla Gazzetta dei chimici, creando un aspro dibattito che coinvolse il Ministero dell'Istruzione.

    Grazie al suo padre “adottivo”, quel Cannizzaro ormai divenuto un chimico di spessore, Domenico Amato ricevette una proposta importante ed accettò il trasferimento presso l'Istituto chimico di Roma come preparatore unico. Finalmente, una volta conseguita la Laurea e con voti altissimi, si spalancarono le porte dell'Università di Catania come professore e vero cultore (direttore ) del Gabinetto di Chimica farmaceutica. Grazie alle sue doti di mentore, comunicatore e professionista, riuscì a creare un processo organizzativo di rara bellezza e ricevere una dotazione di L.500 ed aumentate a L.1000 per lo zelo e le reiterate istanze.

    Grazie all'intenso e proficuo lavoro di Amato, il Gabinetto di Chimica venne collocato a pianterreno del Palazzo Universitario e disponeva di 5 vani (non pochi), per le lezioni ed analisi analitiche. Poi, c'erano le stanze del professore, inservienti, assistenti ed un magazzino con gli strumenti utilizzati durante gli studi.

    L'amore verso la chimica, diede dei risultati sensazionali che vanno menzionati. Nel 1872 ideò il metodo di preparazione dell'acido glucosiofosforico, comune nelle cellule sottoposte a stress ossidativo. Esso garantisce adeguati livelli di NADPH e mantiene sotto controllo lo stato redox della stessa cellula. A causa della sua importanza per quanto riguarda la chimica cellulare, il G6P ha molti destini possibili all'interno della cellula.

    Perfezionò ed analizzò gli studi dell'eptano e undecano ottenuti dall'olio di ricino. Nel primo caso, il riferimento era ad un qualsiasi alcano avente formula bruta o qualsiasi miscela di più composti che si presentano a temperatura ambiente come un liquido incolore e dal cattivo odore. Infiammabile e irritante verso la pelle, nonché nocivo per l'ambiente stesso. Nel caso dell'undecano, è presente un liquido composto da 11 atomi di carbonio ed usato come un attrattivo sessuale mite per vari tipi di falene e scarafaggi. Presenta ben 159 isomeri.

    La lungimiranza profusa verso la ricerca non si fermò, creando i presupposti verso un'indipendenza sempre più forte e determinata, distaccandosi dal mondo chimico nazionale e mondiale. L'obiettivo di crescita sostanziale virò verso nuovi studi.

    Tra questi, la sintesi dell'aldeide crotonica, un prodotto utilizzato attualmente per componenti chimici ed ossidato e lo studio dell'azione di cianuro di potassio sull'acido bicloroacetico, di cui derivò il metodo di preparazione dell'etere allofanico, oltre ad aver descritto la base prodotta dalla condensazione del cloralio idrato, dell'anilina e la luce nelle azioni chimiche.

    Il cloralio idrato è un sedativo ipnotico che agisce riducendo l’attività del sistema nervoso centrale, inducendo sonnolenza e favorendo così il sonno e trova inoltre impiego nel trattamento dei sintomi dell’astinenza da alcol o nella loro prevenzione. Può essere utilizzato come sedativo prima di alcuni trattamenti come ridurre l’ansia associata agli stessi o ad astinenza da varie sostanze che inducono dipendenza. 

    Col passare degli anni, il suo carattere schivo, chiuso, riservato e folle, indusse il chimico castelvetranese a vivere una condizione di distacco dal mondo sociale ed iniziò un percorso lungo, tortuoso e complicato. Applicò il tempo alla farmaceutica e decise di approfondire gli studi contro alcune malattie.

    Con profuso impegno crebbe alla possibilità e l'esistenza di una sostanza estratta dal Tasso Baccato. Questa pianta, comunemente chiamata “albero della morte”, è fornito di alcaloide taxolo, usato con successo come potente antitumorale ed utilizzato per curare il cancro alle ovaie, testa collo, piccole cellule dei polmoni e rallentare il melanoma ed i tumori solidi.

    Nel 1880 isolò questo alcaloide ma non riuscì a dare e fornire prove svariate e reazioni riconoscitive, non potendo evidenziare una formula ben precisa. Nonostante tutto, inviò una ristampa della pubblicazione delle ricerche sul Tasso Baccato (a spese sue) al maestro Cannizzaro.

    Questo lavoro fu eseguito insieme al collaboratore - allievo Andrea Capparelli e sollecitato dal prof. Orsini sugli effetti terapeutici dell'infuso delle foglie del tasso, in particolare alcune proprietà. Nel documento il noto chimico affermava: raccolse le foglie fresche nel mese di dicembre e dopo averle pestate, le trattò con etere a ricadere in un pallone da 13 lt. per sei -sette volte. L'estratto venne acidificato con acido solforico diluito e distillato in corrente di vapore.

    L'acqua passata per distillazione trasportò una sostanza oleosa che fu estratta con etere. Battezzata milossina, presentò proprietà emmenagoghe. La scoperta di questa sostanza, affermava Amato, era un fatto importante per la chimica e la terapia, poiché sin d'ora non si conosceva una sostanza che fosse un principio chimico unico e ben definito. Questa tesi, non ebbe proseguo per la mancanza di strumenti ed il chimico ridusse le possibilità di continuare il suo programma di ricerche.

    Solamente nel XX secolo, con l'affermazione di una strumentazione importante ed efficiente, il taxolo iniziò ad essere utilizzato contro il cancro. Domenico Amato ha rappresentato quella tenacia invidiabile e nonostante i continui dissidi, è stato in grado di fornire dei processi scientifici utili, laboriosi, fitti e brillanti. Il carattere difficilmente “ abbordabile”, l'ha tenuto lontano dall'affermazione come tanti colleghi e sminuite le sue grandi scoperte.

    Oggi, nell'attenta lettura personale, caratterizzate dall'emozione ed intensa indagine, posso definire il nostro concittadino un genio di ogni tempo e periodo, entrando di diritto tra i grandi della chimica. E' stato inserito nel volume intitolato alla “ Chimica Italiana”. Un progetto pensato e voluto nella seconda metà degli anni Novanta e finanziato dal CNR. 

    L'Amato, lontano dai riflettori e mai comparso in foto, ha dimostrato una riservatezza sino al compimento del cinquantottesimo ed ultimo anno di vita, passato attorno ai libri ed all'interno di un laboratorio per dedicarsi alla salvaguardia dell'essere umano. 

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