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Nel ricordo di Vincenzo Tusa: dai tombaroli alle dune e le battaglie contro gli scavi clandestini

del 2020-09-22

Immagine articolo: Nel ricordo di Vincenzo Tusa: dai tombaroli alle dune e le battaglie contro gli scavi clandestini

(ph. https://www.selinunte.net/)

L'ormai atteso appuntamento con la nostra rubrica "Castelvetrano ricorda", oggi vuole parlare di una figura che ha segnato lo sviluppo della nostra Selinunte, il professore Vincenzo Tusa. 

  • clemente a7 novembre 2021
  • Originario di Mistretta, si laureò in Lettere a Catania nel 1944 e divenne assistente di Archeologia. Nel 1947 fu assunto alla Soprintendenza alle Antichità di Bologna e due anni dopo fu trasferito a Palermo. Nel 1963 assunse l'incarico di Soprintendente ai Beni Culturali della Sicilia Occidentale. Grazie a quest'ultimo incarico promosse diversi scavi in diversi siti archeologici, tra cui Selinunte.

    Da lì nacque il grande amore per la nostra Selinunte e ne rimase affezionato fino alla fine.  La nostra redazione ha voluto raccontare la figura del professore Vincenzo Tusa, attraverso il personale ricordo dell'avvocato Giovanni Miceli, che ha conosciuto personalmente questo grande studioso di archeologia. 

    Il professore Vincenzo Tusa, fu l'autore di moltissimi libri, fra cui "Selinunte nella mia vita".

    Cosa significò Selinunte per Vincenzo Tusa?

    "Come dice il titolo stesso, Selinunte significò la vita per il professore Vincenzo Tusa. Io ho una lettera del professore degli ultimi anni di vita che custodisco gelosamente. Per lui Selinunte era la sua vita. Lui è stato Soprintendente della Sicilia occidentale, cioé lei deve idealmente dividere la Sicilia in due parti, c'era la Soprintendenza di Palermo e quella di Catania, quindi la nostra isola era di competenza di due soli Sopritendenti.

    Di conseguenza immagini quale grande incarico gli era stato assegnato, e in più era direttore del Museo Regionale Salinas. L'epoca in cui visse fu bellissima, a quei tempi si facevano molti scavi archeologici e il professore Tusa seguiva un'infinità di lavori, però Selinunte era sempre nel suo cuore. Lui quando veniva a Selininte rinasceva.

    La lettera che le citavo pocanzi inizia in questo modo "Io vengo spesso a Selinunte, motivi di studio mi portano, ma soprattutto vengo per ritrovare me stesso", conservo da tanti anni questa lettera e l'ho incorniciata perché per me è un caro ricordo.

    Il professore Tusa per Selinunte ha fatto moltissimo e mi dispiace che per una certa opera che molti ricordano: la duna di Selinunte, ancora oggi è inviso a determinate persone. Pensano che con questa duna siano stati spogliati di Selinunte e che li abbiano espropriati di Selinunte.

    Io debbo dire che non è così perché i fatti oggi ci danno ragione. La storia con il tempo fa giustizia. Lei avrà seguito tutti questi incendi che ci sono stati nelle scorse settimane, ecco questa è la risposta breve che io do a tutti coloro che pensavano che la duna potesse essere fatta con una fila di alberi. Lo sa quante volte questi alberi sarebbero stati burciati e distrutti? Avere realizzato la duna è stato un fatto importantissimo che ha valorizzato Selinunte.

    L'obiettivo principale della duna è quello di consentire al visitatore di entrare in un mondo diverso e di lasciarsi alle spalle la modernità, per gustare in pieno tutta la zona archeologica.

    Fra l'altro il direttore del Parco ha rivalorizzato questo progetto perché oggi è possibile fare una passeggiata sulla duna e passare vicino ai templi vedendoli dall'alto. Con la realizzazione della duna il professore Tusa ha raggiunto il suo obbiettivo che era quello di conservare questo patrimonio.

    Tra i meriti del professore ci fu quello di costituire una squadra di primissimo valore di ricercatori, di tombaroli , di scavatori e di operai specializzati.

    Quando il professore Tusa arrivò a Selinunte negli anni '60, imperversavano gli scavi clandestini. Gli scavi fatti da Tusa dovevano essere fatti secondo un determinato criterio e aveva bisogno di una squadra di operai.

    Li trovò all'ufficio di collocamento, perciò parliamo di persone che non erano del mestiere e che non sapevano tenere il piccone in mano. Se lei fosse stata lì, avrebbe assistito ad una scena patetica: da un lato gli operai della Soprintendenza che non riuscivano a cavare un ragno dal buco e dall'altro i tombaroli con la loro esperienza in poche ore riuscivano a trovare cose bellissime.

    Il professore Tusa ,un giorno, insieme al suo fidato assistente Colletta, decise di fare un colpo di mano, si diresse verso un gruppo di tombaroli che alla sua vista volevano darsi alla fuga, ma il professore li fermò dicendo 'Fermi non scappate perché vi debbo solo parlare. Vi voglio fare una proposta, voi da domani in poi lavorerete per me, per la Soprintendenza, però ricordate che dovete completamente abbandonare l''illegalità. Chi farà questo sarà ben accetto, chi invece vorrà continuare a fare il tombarolo, io lo combatterò in tutti i modi e vedete che ne sono capace'.

    Molti decisero di lasciare l'illegalità e di passare nelle file della Soprintendenza e vennero a costituire un gruppo di scavo straordinario, di un'esperienza e di una professionalità incredibile. Da quel momento in poi la Soprintendenza fece scavi con risultati straordinari. La fiducia che il professore ebbe per queste persone fu ricambiata in toto e lo stimarono fino alla fine".

    Secondo il professore, quali erano i punti di forza e quali le criticità di Selinunte? 

    "Solo un difetto non sopportava, l'abusivismo edilizio. Quando guardava dall'Acropoli Triscina si prendeva grandi dispiaceri, perché vedeva sorgere ogni giorno nuovi edifici, il periodo storico era proprio quello, e vederla crescere in modo così disordinato e scomposto, violando il territorio, non gli piaceva affatto. Ora direi a ragion veduta".

    Che uomo era? 

    "Era un uomo del secolo scorso. Era molto deteminato e se si metteva in testa qualcosa la portava fino in fondo. Era un uomo fermo, rigoroso ma allo stesso tempo molto cordiale, ma i suoi progetti e i suoi obbiettivi li voleva raggiungere a qualunque costo.

    La lotta che fece per la duna, fu una lotta strenua, perché specialmente la classe politica di Castelvetrano si sollevò contro il professore Tusa. Lui resistette a tutto questo e portò avanti il suo progetto fino in fondo.

    Ricordo che diceva sempre "La storia giudicherà".

    Come nacque la vostra amicizia? 

    "La nostra amicizia è nata quando ha iniziato a frequentare Selinunte, io avevo circa 15 anni e lui veniva con tutta la famiglia, perché passava lunghi periodi a Selinunte. Ovviamente c'era anche suo figlio Sebastiano che all'epoca veniva chiamato affettuosamente Nuccio.

    Sebastiano si è formato a Selinunte e stando qui si è innamorato anche lui della nostra borgata insieme al padre. Siamo diventati amici con Sebastiano e quindi io frequentavo moltissimo la casa del professore Tusa. Avevo già la passione per l'archeologia e quella casa per me fu fonte di grande sapere.

    Negli anni sono stato vicino sia a Sebastiamo che a Vincenzo Tusa".

    Che ricordo ha di Sebastiano Tusa? 

    "Ho un ricordo bellissimo perché era una persona splendida, era cordiale con tutti già dal primo momento, non ha mai litigato con nessuno, ed era dotato di un carisma naturale. Parlava benissimo, era un uomo molto preparato e quindi la sua improvvisa scomparsa è stata una tragedia e una perdita enorme per la cultura .

    Lei ricorderà che nell'ultimo periodo era stato nominato Assessore Regionale alla Cultura e avrebbe fatto tanto, perché era la persona giusta al posto giusto ma, purtoppo, il destino ha voluto diversamente".

    Quale "eredità" ha lasciato ai posteri il professore Vincenzo Tusa? 

    "Ha lasciato tanto. Se lei potesse parlare con tutti gli archeologi moderni, le direbbero che hanno ricevuto moltissimo da Vincenzo Tusa, sia professionalmente ma soprattutto personalmente, perché fu un ottimo maestro. Ha lasciato un'estimabile eredità. 

    C'è un figlio di Sebastiano che si chiama Vincenzo anche lui archoelogo, e ogni volta che lo vedo gli dico affettuosamente che ha una grande responsabilità sulle spalle: porta il nome del nonno ed è figlio di Sebastiano".

    Che rapporto aveva con i selinuntini? 

    "Ottimo. La questione delle dune era prettamente politica e anche se molti lo avevano criticato, con il tempo questo astio si è attenuato, perché le persone si sono rese conto che quell'opera era necessaria.

    All'inizio a molti è sembrata una rapina perché si sentivano i padroni del Parco, infatti da ragazzino ricordo che si poteva entrare a qualunque ora del giorno e della notte. Oggi ovviamente una simile concezione dei beni culturali e inammissible, non esiste posto al mondo dove si possono fare cose del genere.

    I beni vanno tutelati e protetti"

    Sarebbe contento della Selinunte di oggi? 

    "Oggi penso ne sarebbe contento, invece ci fu un momento in cui non lo fu perché la trovò sciupata e trascurata e per lui fu un grande dispiacere. Quando lui lavorava e viveva a Selinunte, la borgata era sempre molo curata e pulita.

    Oggi si sta compiendo un passo avanti, perché con l'autonomia del Parco Archeologico le risorse finanziare rimangono al Parco e potranno essere utilizzate per renderlo migliore e fruibile al grande pubblico".

    Ha un aneddoto che lei ricorda con affetto? 

    "Sì, certo. Ricordo che un giorno, durante degli scavi che servivano per sistemare il muro del lato orientale , rinvennero due Metope di grande valore storico. Il professore Tusa, in quell'occasione, era radioso perché la scoperta era eccezionale. Non lo avavo mai visto così contento come quel giorno. Far riemergere dagli abissi del tempo queste due sculture fu un fatto straordinario".

    Il ricordo di Vincenzo Tusa è legato indissolubilmente a Selinunte, perché fu uno dei protagonisti dello sviluppo del nostro Parco Archeologico. Ha portato alla luce reperti storici importantissimi che hanno fatto conoscere al mondo intero la nostra civiltà.

    Ringraziamo l'avvocato Giovanni Miceli per avere condiviso con noi il suo personale ricordo del professore Tusa, una figura che in passato è stata molto criticata e a cui oggi finalmente, si attribuisce il giusto valore che ha sempre meritato.

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