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"Partire è un po’ come morire". Quando il ritorno a Castelvetrano emoziona. Bentornato a casa Gigi

del 2018-04-14

Immagine articolo: "Partire è un po’ come morire". Quando il ritorno a Castelvetrano emoziona. Bentornato a casa Gigi

“Partire è un po’ morire”, è l’unico verso passato alla storia del poeta romanziere francese Edmond Marie Félix Haraucourt, nato a Bourmont (Haute-Marne) il 18 ottobre 1856 e morto a Parigi il 17 novembre 1941.

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  • È questa famosissima frase che inizia e finisce una sua poesia, “Rondel de l’adieu” “La canzone dell’addio”, che fa parte dell’opera “Seul” del 1890. Il suo successo, probabilmente, si deve anche al fatto che la stessa è stata messa in musica da Francesco Paolo Tosti, nel 1902.  “Tornare è come rinascere” vorrei osare dire io, rifacendomi anche alla storia del quarantacinquenne scrittore Vincenzo Lia che, nel suo romanzo “Dentro il…”, racconta la storia d’un uomo vissuto all’estero per cinque anni e che, tornando al suo paese, ricomincia a vivere.

    Sono trascorsi quattro anni da quando, per motivi strettamente familiari, ho dovuto trasferirmi a Civitavecchia. Non sono stato certo all’estero, come peraltro mio figlio Daniele (Francia) o mio fratello Giacomo (Canada), ma aver vissuto per tutto questo tempo lontano dalla mia terra, dal mio paese, dalla mia gente, mi ha molto frustrato. Meno male che whatsapp m’ha aiutato a sopportare meglio la lontananza, poiché sono stato dalle ore piccole del mattino a quelle di tarda sera in contatto con i miei numerosi amici, ex compagni di scuola e parenti. Adesso, finalmente, risolte le questioni personali, sto ritornando alla mia Castelvetrano, a casa mia, alla mia Triscina. Tornerò a vivere, a respirare nuovamente l’aria del mio territorio pur con tutti i problemi che oggi si sono aggravati più di quando l’ho lasciato.

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  • Non c’è più un sindaco al mio paese, sostituito da un commissario straordinario che rappresenta lo Stato e che sta cercando di fare del suo meglio per rimettere in moto la tanto disastrata economia castelvetranese, sforzandosi d’entrare nella nostra mentalità per comprenderci meglio e agire in modo da risolvere anche un problema che oramai c’investe tutti, la mafiosità, attribuitaci in modo spregevole dai mass media e con la quale siamo costretti a convivere, nostro malgrado. In questi quattro anni, quando m’è capitato di rispondere a chi mi chiedeva, tradito dalle inflessioni lessicali meridionali, da quale parte della Sicilia provenissi, ho sempre risposto orgogliosamente da Castelvetrano.

    Avrei potuto dire dalla provincia di Trapani o, ancor più, evasivamente, dalla Sicilia occidentale, ma non ne ho sentito l’esigenza. I miei interlocutori, però, alla mia risposta ammiccavano, storcevano un po’ il naso, tradivano quel disagio dovuto alla riottosità che si prova quando ci si trova a parlare con una persona che in qualche modo può essere tacciata di mafiosità. Ho sofferto per questo, ma mi sono maggiormente convinto che ritornare al mio paese era la cosa più giusta e onesta che potessi fare. Combatterò da lì, riprendendo a impegnare il mio tempo libero per la mia gente, inventandomi altri cento modi per farlo crescere culturalmente, socialmente ed economicamente.

    Alla fine dovrà pur finire questo stato di cose. In tante altre città s’è spenta l’eco d’una mafiosità spesso attribuita da altri, perché non dovrebbe succedere la stessa cosa col mio paese? Bisogna avere pazienza e sperare. “La speranza è l’ultima a morire” (la Dea Speranza è l’ultima che rimane a fianco d’un uomo che sta per morire), quindi io sarò il primo a non volerla perdere. Il 21 aprile ripoggerò i piedi sul mio amato suolo e sarà un giorno di rinascita sia per me e sia, almeno spero, per i tanti amici che credono in me.

    Partirò dalla loro stima, dalla loro fiducia e dall’infinito affetto che m’hanno dimostrato in questi anni, per iniziare un nuovo cammino di speranza volto al raggiungimento d’una pace interiore nell’attesa di debellare il cancro che sta distruggendo la mia città.

    Ho tanti progetti per la mente, tante idee che metterò al servizio di tutta la comunità, riprendendo quel cammino culturale che, purtroppo, ho dovuto interrompere quattro anni fa. Sono molto fiducioso e so che insieme ce la faremo. M’incontrerò presto con il dottor Caccamo, attuale commissario, e gli spiegherò quali sono i miei progetti per Castelvetrano. Sono certo che lui m’ascolterà e, grazie al suo prezioso aiuto e coinvolgendo il più possibile gli amici che vorranno affiancarsi a me, spero di riuscire a realizzarli tutti.

    Luigi Simanella

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