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Tra commercio, grossisti e spirito imprenditoriale negli anni '50. Ricordando Don Carlo Cattaneo

del 2018-09-11

Immagine articolo: Tra commercio, grossisti e spirito imprenditoriale negli anni '50. Ricordando Don Carlo Cattaneo

Era il 1939 quando Carlo Cattaneo ricevette il “Foglio di congedo” al servizio di leva, ma fu presto richiamato alle armi, poiché i venti di guerra si facevano minacciosi. Congedatosi da aviere, fu mandato in missione presso l’aeroporto militare di Castelvetrano. Aveva ventiquattro anni. Durante le ore di riposo era solito farsi una rilassante passeggiata lungo il perimetro circostante l’aeroporto, indicato come zona Fontanelle.

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  • Fu in un bel giorno soleggiato di fine giugno che conobbe la signorina Dorotea Martorana, detta Dora, una ragazza semplice dai lineamenti gentili, bella, con i capelli color oro, gli occhi azzurri e le gote rosate. Carlo se n’innamorò subito e, prima di confessarle il suo amore, ritenne doveroso informarsi a quale famiglia appartenesse.

    Seppe ch’era la grande di quattro sorelle e un fratello e che la mamma era vedova. Apparteneva a una famiglia umile e onesta che viveva del frutto delle proprietà personali. Donna Gucciardo, mamma di Dora, era una persona molto energica e intraprendente. Non si arrese quando la sorte le riservò la condizione di vedovanza e riuscì da sola a gestire gli affari di famiglia.

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  • Ricevute le più ampie assicurazioni, Carlo si fece avanti e dichiarò alla signora Gucciardo l’interesse a volere intraprendere un percorso affettivo con la figlia Dorotea. Egli era un ragazzo molto sveglio e intelligente, che fece subito colpo sia su Dora sia sulla futura suocera. Dopo un breve periodo di fidanzamento, il tredici gennaio 1943 convolarono a nozze, in mezzo a una guerra della quale anch’essi non capivano il senso.

    Ebbe il tempo d’ingravidare la mogliettina, che fu costretto a trasferirsi in Sardegna, dove rimase per un certo periodo. Nasceva, nel frattempo, la piccola Anna Maria, detta Mariella, che non ebbe la fortuna di trovare anche un papà ad accoglierla al suo arrivo in questo mondo. La famiglia si riunì al termine della guerra, quando Carlo poté finalmente fare ritorno a Castelvetrano in possesso del “Foglio di Congedo Illimitato”.

    Non essendo predisposto per un lavoro agricolo, pensò di dedicare il suo tempo al commercio, lavoro che gli era più congeniale. Grazie alle sue origine palermitane e alle conoscenze ch’aveva maturato nella sua città natale, si fece corriere d’alcune famiglie conoscenti per l’acquisto di corredi, biancheria e quant’altro nel settore dell’abbigliamento. Acquistava, nel contempo, altra merce della stessa tipologia che, poi, rivendeva a una clientela che a poco a poco si faceva sempre più numerosa.

    Per alcuni anni utilizzò come deposito una delle due case d’abitazione della suocera, site nel cortile Varia di via Agesilao Milano; casa che lasciò nell’anno 1950 quando ne affittò una nuova con annesso locale d’adibire a negozio.

    Essendo impegnato con le trasferte a Palermo, a gestirlo fu la moglie supportata dalle sorelle e dalla madre. Carlo ogni mattina s’alzava prestissimo e, raggiunta a piedi la locale stazione ferroviaria, saliva sul primo treno per Palermo già prima che facesse alba. Qui giunto si recava nei negozi dei grossisti, dove acquistava la merce a lui necessaria che le varie ditte si preoccupavano d’imballare pronta per il trasporto a Castelvetrano.

    Ultimato il giro d’affari per i quotidiani acquisti, impegnava una carrozza con relativo cocchiere, ‘gnuri, e facendo il giro dei negozi raccoglieva la merce ordinata. Dopo averla fatta caricare sulla carrozza, si recava alla stazione di Palermo per fare ritorno a quella di Castelvetrano. Giungeva dopo pranzo e subito, aiutato anche dai locali cocchieri, trasferiva la merce acquistata al suo negozio, dove la mogliettina e i suoi amatissimi tre figli lo aspettavano trepidanti.

    Erano, infatti, nati, dopo Mariella, Giacoma Adelaide, chiamata Alida, e Pietro dal nome del nonno, detto Piero. Un abbraccio affettuoso a Dora e un grosso bacio ai suoi tre figli, ai quali era solito portare frutta esotica che ancora a Castelvetrano non era giunta, come le banane e i datteri, e cominciava a distribuire la merce ordinatagli ai clienti che l’attendevano già da qualche ora.

    Gli affari procedevano a gonfie vele, tanto ch’ebbe la possibilità d’acquistare un appezzamento di terreno in via Giuseppe Parini, dietro la chiesa di San Bartolomeo, dove costruì una casa il cui pianterreno adibì a negozio. Qui continuò l’attività coadiuvato da una ragioniera e da un paio di commessi, sempre sotto lo sguardo vigile della signora Dora.

    Ben presto anche questi nuovi locali si rivelarono inadeguati per lo svolgimento dell’attività, che prosperava in continuazione. Dopo il terremoto del 1968, acquistò in via Giuseppe Parini un terreno sul quale da lì a poco edificò uno stabile che adibì sia per lo svolgimento dell’attività commerciale sia per quella abitativa.

    Gli affari andarono bene e Don Carlo, come ormai tutti lo definivano, riuscì a dare lavoro a tante persone avendo creato una rete di vendita capillare che si diramava nelle province di Trapani e Agrigento. Quello di Don Carlo diventò ben presto un impero e la sua notorietà accrebbe sempre più. La sua ultima fatica commerciale è stata la costruzione d’un grande edificio nel viale Roma, a Castelvetrano, che adibì sempre alla vendita all’ingrosso e al dettaglio dei suoi articoli.

    La genialità di Don Carlo è stato l’aver capito che Castelvetrano da tessuto agricolo poteva diventare centro propulsore di un’economia improntata anche sul commercio in tutta la valle del Belice. Fu il primo, infatti, a creare quelle strutture che nel tempo diedero la possibilità d’aprire le porte a tante attività commerciali che, come dei tentacoli, si sono espanse a macchia d’olio in tutte le altre province.         

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