Sergio Filosto, medico con il jazz nel "sangue” tra passione, talento e amicizia
di:
Franco Calcara - del 2019-12-12
Sergio Filosto, noto medico oncologo palermitano, è ritornato sulla scena jazzistica dopo ben 40 anni sul palco del Real Teatro Santa Cecilia per il Brass Group. Era il 28 aprile 1979 quando Filosto si esibì con il Terranova Jazz Trio nella famosa Cantina di via Duca della Verdura.

Per Sergio Filosto “il jazz è vita, aiuta, dà forza interiore perché permette di spaziare, di essere in una dimensione in armonia con tutto ciò che circonda”.
La storia di Sergio Filosto non è l’unica come medico che si dedica nei momenti liberi a suonare. Per restare in Italia ricordiamo Enzo Jannacci e Mimmo Locasciulli. Un binomio perfetto quello della medicina e della musica che ha visto protagonista Sergio Filosto con il suo quartetto composto da amici di vecchio data.

Filosto, nel concerto del 28 novembre scorso, si è esibito alla batteria, accompagnato da Marcello Cinà al sax soprano, Toti Mangione alla chitarra semiacustica, Valerio Buscetta al contrabbasso e come ospite speciale Diego Spitaleri, che ha accolto l’invito dell’amico di una vita, al pianoforte.
Sergio Filosto, leader del gruppo, ha iniziato a suonare fin dal 1973, spinto dalla competenza jazzistica del padre, noto e apprezzato clinico siciliano, e dalla passione condivisa col compagno di scuola Marcello Pellitteri, oggi batterista jazz di livello internazionale nonché docente al prestigioso Berklee College of Music di Boston. Interessanti furono gli esordi espressi col trio del pianista Piero Terranova (con cui inciderà anche un album).
All’inizio degli anni Ottanta Filosto si lascia distogliere dal jazz per dedicarsi completamente a impegnativi studi che poi sfoceranno in una brillante carriera medica di radioterapista oncologo. Il periodo di lontananza dalla pratica del jazz (ma non certo dalla passione con cui ha continuato a seguirne la storia) dura circa trent’anni, ovvero fino a quando le pressanti e affettuose insistenze di Gianni Cavallaro (che Filosto definisce “maestro di tutti i batteristi siciliani”) lo inducono a riprendere in mano le bacchette ed a partecipare con l’indomito maestro a jam session sempre più frequenti, sia private che pubbliche.
E’ proprio durante una di queste performance intrise di autentica passione jazzistica che Filosto, Cinà, Mangione e Buscetta hanno incontrato Diego Spitaleri, musicista di grande generosità e disponibilità e con lui hanno dato vita a questo progetto che rievoca le passioni vissute da ragazzini al Brass Group ma ne proietta l’entusiasmo al presente.
Sergio, tornato sul palco del Brass dopo 40 anni, ha presentato i suoi compagni di viaggio visibilmente emozionato, ma lui preferisce parlare con la musica e già dal primo brano Yarbird suite di Charlie Parker sulle note fluide del sax soprano di Marcello Cinà si capisce subito che, malgrado siano passati tanti anni, Filosto non ha perso l’agilità, anzi con la sua tecnica sopraffina riesce subito a coinvolgere il pubblico che ha partecipato al concerto.
A ritmo di calypso emerge il famosissimo brano Poinciana che Diego Spitaleri, musicista di conclamato valore arrangia in maniera eccellente sulla scia di Ahmad Jamal. Molto interessanti i brani originali Quiet dello stesso Spitaleri e Big flower di Valerio Buscetta, inossidabile contrabbassista che con il suo stile è riuscito a sostenere in maniera egregia la base ritmica durante tutto il concerto. Una versione insolita di Stella By Starlight ha fatto la differenza con la struttura armonica gestita magistralmente da Diego Spitaleri. Per l’occasione Sergio ha dedicato questo brano alla sua Stella…………
Elegante nel look, Toti Mangione con la sua Gibson L5 Wes Montgomery si è sempre inserito in maniera perfetta e sempre al punto giusto con il suo tocco delicato e intrigante capace di attrarre e coinvolgere quando comincia ad improvvisare all’unisono con il suo strumento e lo scat.
Ritrovati insieme dopo tanti anni……… mi verrebbe da dire “eravamo 4 amici al brass”……… questa è amicizia………questa è la magia del jazz.
















