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La vita di Filippo La Mantia, l'oste e cuoco che ha raccontato la Sicilia

di: Giovanni Borrelli - del 2025-10-01

Immagine articolo: La vita di Filippo La Mantia, l'oste e cuoco che ha raccontato la Sicilia

Dal buio di una cella alla luce dei più importanti ristoranti, il percorso unico dello chef palermitano che ha fatto della sua vita un romanzo e dei suoi piatti un racconto di Sicilia, fino a diventare protagonista di eventi esclusivi volti a reinventare la tradizione.

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  • Parlare di Filippo La Mantia significa raccontare una storia che va ben oltre i confini di una cucina. Il suo è il percorso di un uomo che è stato fotoreporter, detenuto innocente, e infine chef, o meglio “Oste & Cuoco”, come ama definirsi lui stesso nel titolo di un libro che riassume la sua filosofia. Nato a Palermo nel 1960, La Mantia ha trasformato la sua passione per i sapori della sua terra in un'arte dell'accoglienza, portando nei piatti i profumi degli agrumi, la memoria delle tradizioni e un' eleganza basata sulla semplicità. La sua è una cucina del cuore, priva di aglio ma ricca di anima, dove ogni ingrediente è un gesto d'amore e un legame indissolubile con le proprie origini. Un narratore di sapori che, prima di usare padelle e coltelli, ha imparato a raccontare storie attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica.

    La sua prima vita professionale, infatti, è quella del fotoreporter di cronaca in una Palermo segnata da eventi drammatici. Appena ventunenne, nel 1982, i suoi scatti dell’omicidio del generale dalla Chiesa finiscono sulle prime pagine dei giornali, avviando una carriera promettente. Ma il destino, quattro anni dopo, gli presenta un conto amarissimo e ingiusto. A 25 anni, La Mantia viene arrestato e rinchiuso nel carcere dell'Ucciardone con un'accusa infamante: essere coinvolto nell'omicidio del vicequestore aggiunto Ninni Cassarà, stretto collaboratore di Giovanni Falcone. La presunta colpa era legata all'appartamento da cui partirono i colpi, del quale risultava essere l'ultimo affittuario registrato. Una circostanza fatale, sebbene lui avesse lasciato quella casa mesi prima per trasferirsi a Mondello, del tutto estraneo alla vicenda.

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  • Inizia così uno dei capitoli più bui della sua esistenza: sei mesi trascorsi in una cella dell'Ucciardone, in
    attesa che la verità venisse a galla. Proprio lì, nel luogo della privazione, la cucina diventa la sua ancora di salvezza. Per non cedere alla disperazione, inizia a cucinare per sé e per gli altri undici detenuti della sua cella, aggrappandosi ai sapori e agli odori familiari, sognando di aprire un giorno un locale tutto suo. Quella speranza, mai sopita, si concretizza in un modo quasi cinematografico: il 24 dicembre 1986, l'ordine di scarcerazione firmato dallo stesso Giovanni Falcone ne riconosce la totale innocenza. La fine di un incubo e l'inizio di una nuova vita, con una certezza scolpita nell'anima: quella di voler fare il cuoco.

    La strada per il riscatto è lunga e non convenzionale. Senza scuole alberghiere né brigate tradizionali, Filippo La Mantia ricomincia a 40 anni, da autodidatta. Muove i primi passi a Roma, cucinando nelle case private e trasformando ogni occasione in un'esperienza culinaria. Nel 2002 apre finalmente il suo primo ristorante, “Zagara”, battezzandosi ufficialmente "oste e cuoco". Da lì, la sua carriera decolla. Accetta una consulenza in Indonesia per un resort a Giava, torna nella Capitale per aprire “La Trattoria” vicino al Pantheon e approda in Costa Smeralda al “Safina”. Ma è a Milano, nel 2015, che realizza uno dei suoi sogni più grandi: uno spazio multifunzionale in piazza Risorgimento che è ristorante, salotto e luogo d'incontro, la cui avventura si è conclusa a fine 2020 a causa della pandemia.

    La sua figura di chef-narratore è stata recentemente protagonista di un'esclusiva cena di gala su invito presso il ristorante Biribissi del Casinò di Sanremo. L'evento, volto a rievocare lo storico Festival
    Internazionale della Gastronomia
    degli anni '50, rappresenta un esempio di come le istituzioni storiche cerchino di offrire esperienze uniche. D'altronde, in un periodo in cui a spopolare è l'online, complice la facilità di fruizione e i tanti, appetibili bonus offerti dai casinò, la casa da gioco di Sanremo è costretta a reinventarsi giorno dopo giorno, puntando su appuntamenti d'eccellenza dove la tradizione gastronomica incontra l'innovazione. Nonostante il successo, La Mantia non ha mai dimenticato l'importanza della solidarietà, collaborando per decenni con organizzazioni come Emergency e Save the Children e organizzando pranzi di Natale nelle carceri. Un impegno che gli è valso l'Ambrogino d’Oro nel 2021.

    La storia di Filippo La Mantia è una potente testimonianza di resilienza. Dalla cronaca nera alle cronache gastronomiche, ha saputo trasformare le cicatrici in un punto di forza, senza mai perdere l'umiltà e il legame con la sua terra. Oggi, al fianco della compagna Chiara Maci, anch’essa figura di spicco nel mondo del food, forma una coppia che incarna la capacità di reinventarsi. Il suo motto, “ogni giorno è il primo giorno”, è il manifesto di una vita vissuta pienamente, che insegna come, anche dopo la caduta più rovinosa, sia sempre possibile rialzarsi, più forti e consapevoli di prima.

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