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Tra chat, web e computer per i giovani (e non solo) la scrittura è sempre più un optional

di: Aurora Prestianni - del 2020-04-25

In foto: La scrittura di Nanni Moretti

Fin da bambina, prima di diventare Grafologa, ho sempre avuto il piacere e l’abitudine di scrivere su un diario segreto, che raccogliesse i miei pensieri. Ma lo sviluppo tecnologico improvviso ed intenso degli ultimi anni, ha portato le nuove generazioni a vivere una vita totalmente diversa rispetto ai propri genitori o a chi li ha preceduti, e di fatto vengono definiti “nativi digitali”, perchè rientrano di diritto nella categoria dei millennials. E' giusto categorizzarli in questo modo e in cosa si differenziano rispetto alle generazioni passate?

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  • Certamente in questo periodo di emergenza sanitaria, dove tutto il nostro mondo è racchiuso entro le mura della nostra abitazione, anche i nativi digitali hanno vissuto in totale armonia e in simbiosi con le nuove tecnologie, padroneggiandone strumenti e metodi, in una sorta di parallelismo integrato tra ciò che è reale e ciò che è virtuale.

    Ad esasperare questa simbiosi tra realtà e mondo virtuale, hanno contribuito i social network, Facebook e Twitter in primis. Le nuove tecnologie, che hanno in internet e nel web l'arma principale di conquista di "adepti", vengono identificate come un’estensione vera e propria della sfera sociale di ognuno. Si ascolta musica in cuffia, mentre si naviga su internet e si chatta, si contribuisce al traffico dei social media postando foto e impressioni, e contemporaneamente si effettua una diretta live, con i propri follower in giro per la città su Instagram. Neppure una telefonata, solo brevi messaggi vocali.

    A complicare le cose, anche la diffusione della digitalizzazione, accettata a pieno merito anche nelle scuole primarie italiane come strumento didattico, ha acceso un vivace dibattito sul ruolo della scrittura a mano e soprattutto del corsivo, sostituito diffusamente dallo stampatello o meglio dallo script, che impera tra gli adolescenti.

    Se si prova a chiedere ad adolescenti, al di sotto dei 25 anni, “quando è stata l’ultima volta che avete scritto a mano?” rimangono con lo sguardo disorientato e perso nel vuoto, senza saper dare alcuna risposta. Ed allora è importante, soprattutto per i bambini, cercare di farli abituare a scrivere un diario personale, perché non si esercita soltanto la scrittura, ma anche la conoscenza del proprio Io. Infatti, a scuola gli insegnanti dovrebbero incoraggiarne la pratica.

    Secondo quanto afferma Stefano Laffi, Sociologo, per “……conoscere molto bene sé stessi ed essere continuamente in viaggio con sé, scrivere di sé, anche un racconto diaristico, è qualcosa che ti aiuta”. Parole che colpiscono, perché, in una società accelerata e mutante, in cui anche gli strumenti di narrazione e i mezzi di comunicazione e di condivisione (in tre parole: il web, i social e gli smartphone) permeano la vita di tutti fin dall’infanzia, e incidono sul modo in cui si stabiliscono le relazioni umane. Allora alcune domande diventano cruciali: quale legame c’è tra il racconto di sé e lo sviluppo della personalità e della socialità dei bambini e delle bambine? Può la scrittura accompagnare da vicino la capacità di esprimere sè stessi e di esplorare la propria personalità in divenire? La scrittura di sé può aumentare il benessere interiore e, indirettamente, porre le basi per una migliore relazione con gli altri?

    Dunque il ruolo della scuola è funzionale perché deve fornire le basi per trasmettere sia le abilità comunicative ma anche introspettive di bambini e bambine, non può eludere queste domande, anzi può e deve favorire la scoperta di una dimensione della scrittura anche intima e personale, che incoraggi il dialogo interiore e il rispetto di sé, garantendo riservatezza. Pertanto, tenere un diario vuol dire anche parlare di sé con linguaggi espressivi diversi: la poesia, il racconto breve, la canzone, ma anche visivi, come i disegni, la lettera, la fotografia, i colori, il collage.

    La scrittura a mano, infatti, secondo alcune filosofie orientali, è un esercizio di concentrazione e di coordinamento senso-motorio e perfino cognitivo. Infatti, soprattutto per i bambini che si approcciano a scrivere nelle prime classi di scuola primaria, le difficoltà che presenta “scrivere in corsivo”, a livello esecutivo, rappresentano la raggiunta integrazione di abilità fonologiche, visuo-percettive, motorie, visuo-spaziali.

    Dunque, rivalutare la scrittura in corsivo, è funzionale alla crescita armonica della personalità, che dal bambino si svilupperà nell’adolescente e così nell’adulto, seguendo un filo evolutivo.

    Un gesto grafico non scaturisce solo da un’attività manuale, ma è guidato dai neuroni celebrali, e realizza una sintesi tra mano e pensiero, tra ideazione e atto creativo. Pertanto, dallo scarabocchio fino alla rappresentazione del nastro grafico, si manifesta un iter di espressione individuale, in quanto la scrittura non è specchio, ma traccia del personale profilo culturale.

    L’illustre, Jean-Charles Gille Maisani si è occupato delle scritture che hanno forma scolastica e dall’aspetto immaturo rispetto all’età adulta.

    Due esempi illuminanti sono:

    1. La scrittura di Nanni Moretti (1953), attore, regista, scrittore e sceneggiatore (Foto n. 1).

    Le sue opere sono caratterizzate inizialmente da una visione, in chiave ironica e sarcastica, dei luoghi comuni e delle problematiche del mondo giovanile del tempo, per poi indirizzarsi verso una critica più sostanziale della società italiana e dei suoi costumi.  

    Questa scrittura, piuttosto puerile nella firma con alcuni item infantili, molto ordinata, ma molto spaziata tra righe e parole, semplice e sobria, quasi ondulata e comunque poco strutturata in zona media, ci dà l’impressione di una sensibilità fine, ma fragile, con un senso sotteso di solitudine e di smarrimento.

    Lo spazio ben strutturato con molto ‘bianco’ tra parole e righe, la firma più grande del testo, centrale ed omogenea, compensano un’insicurezza di base che diventa motivo di riflessione e creatività. 

    1. La scrittura di Giovanni Allevi, (1969) pianista, compositore e scrittore. (Estrapolata dall’articolo di Elena Manetti, foto n. 2).

    Scrittura che corrisponde alla sua immagine: occupa l’intero foglio, grande, puerile-infantile, con occhielli gonfi delle “l” e la firma tra il grandioso e il destrutturamento del tratto filiforme.

     

    Questi due esempi rappresentano a dovere la differenza che c’è tra la scrittura dei giovani dai trenta ai quaranta anni e gli appartenenti cresciuti nel cosiddetto ‘68.

    E’ notabile il cambiamento sociale ed antropologico, avvenuto con il progresso tecnologico dell’era digitale.

    Infatti, la generazione figlia del nuovo millennio, in opposizione alle vecchie regole sociali subirà ancor di più il disorientamento sociale, senza essere pienamente in grado di costruirne delle nuove. Ed infatti, i trenta/quarantenni prolungano di fatto l’adolescenza di una decina di anni senza fretta di entrare nell’età adulta.  

    Indubbiamente i problemi della scrittura a mano riscontrabili già in queste generazioni, ed in quelle che stanno crescendo e che cresceranno, è il fatto di scrivere poco, per la diffusione del computer o per l’abitudine agli esami orali o ridotti a test. L’analisi della scrittura è un test interessante, perché ci fa vedere, il processo di individuazione di chi scrive, l’immagine di sé, la raggiunta integrazione delle varie funzioni, la capacità di adattamento, l’autostima, la dinamica tra motivazioni e compensazioni.

    Tra i giovani nativi digitali, allora, quello che sembra mancare è una vera identità, una rivendicazione del ruolo; è piuttosto evidente una certa dipendenza, immaturità affettiva, bisogno di farsi supportare dal gruppo e poca autonomia, anche se si notano anche, a differenza delle scritture di quaranta anni fa, senso ludico e capacità di vivere al momento, doti che occorrono, forse, in una società tecnologica e social, che non offre più alcune regole, determinati valori e improbabili sicurezze.

    Dott.ssa Aurora Prestianni

    auroraprestianni@libero.it 

    cell. 3296148827         

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