"La rinascita del centro storico da un'assunzione di responsabilità collettiva", lettera alla redazione di un lettore
di: Redazione - del 2025-12-08

Riceviamo e pubblichiamo una lettera del nostro lettore Roberto Russo in riferimento all'articolo, a firma di Salvatore Di Chiara, pubblicato dalla nostra redazione qualche giorno fa dal titolo “La malinconica sorte di la strata di la cursa” articolo che "tocca corde sensibili della nostra comunità. Ma proprio perché si parla del cuore identitario di Castelvetrano, è necessario andare oltre la nostalgia e guardare la realtà senza filtri". Come espone il nostro lettore.

"Da anni, quando qualcosa non funziona, la colpa ricade automaticamente sull’amministrazione. È un riflesso comodo, che però non racconta l’intera verità. Il declino del Corso non può essere imputato esclusivamente alle scelte del Comune: è il risultato di responsabilità diffuse, che riguardano tutti, nessuno escluso. La verità è che il Corso è stato abbandonato anche da chi lo vive e ci lavora ogni giorno.
I commercianti, negli anni, non hanno colto la necessità di rinnovarsi; molte attività sono rimaste ancorate a modelli ormai superati; le vetrine spesso sembrano appartenere a un’altra epoca. A ciò si aggiungono affitti spropositati, mancanza di strategie comuni e scarsa propensione al cambiamento. Un altro elemento di cui si parla troppo poco riguarda i parcheggi. La gente preferisce andare dove sa di poter parcheggiare facilmente. È un dato di buon senso.

E invece al Corso la maggior parte dei pochi parcheggi disponibili è occupata sistematicamente da dipendenti e proprietari dei negozi. Un controsenso assoluto: si chiede alla clientela di tornare a frequentare il centro, ma le si rende difficile persino fermarsi pochi minuti. A completare il quadro c’è un fatto che tutti hanno notato: durante sagre e grandi eventi, molti negozi del Corso sono rimasti chiusi. Persino bar che avrebbero potuto lavorare più del solito hanno scelto di non aprire.
È difficile parlare credibilmente di rilancio quando, nei rari momenti in cui la gente arriva davvero, le attività non colgono l’occasione. Questo non significa assolvere l’amministrazione, che ha il dovere di programmare e facilitare percorsi di rigenerazione urbana. Ma attribuire tutto alle istituzioni significa evitare la domanda di fondo: il Corso vuole davvero rinascere? Oppure preferisce restare un luogo di lamentele invece che di iniziativa?
La rinascita di un centro storico non avviene per decreto e non avviene da sola. Avviene quando una comunità decide di abbandonare vecchie abitudini e costruire un modello moderno, aperto, innovativo: vetrine curate, orari adeguati, servizi reali, disponibilità al cambiamento, collaborazione tra operatori, gestione intelligente degli spazi, compresi i parcheggi.
Il Corso potrà tornare a vivere solo se ci sarà un’assunzione di responsabilità collettiva. La nostalgia non basta più. Serve il coraggio di fare ciò che per troppo tempo non si è voluto fare: cambiare davvero. Con spirito indipendente e senso di realtà".

















