La Rocca di Calannino e il Lido Azzurro: tra ricordi giovanili e nuotate spensierate
di:
Pietro Errante - del 2015-06-22

Uno dei “riti sacri” nelle afose estati degli anni ’70 era il ritrovo dei giovani liceali e universitari al Lido Azzurro, detto anche Calannino, che è, in pratica, la zona ovest di Selinunte. I ragazzi di allora (io ero uno di essi) si davano appuntamento per bere una birra, per ascoltare qualche disco dal juke box, soprattutto per incontrarsi con i primi amori di gioventù.

Ma era assolutamente irrinunciabile fare una bella nuotata dalla riva fino alla mitica rocca di calannino, uno scoglio appena affiorante di rimpetto alla spiaggia del lido. Qualche vigorosa bracciata o magari una lenta nuotata di relax e si giungeva in pochi minuti sulla “rocca” particolarmente caratteristica e bella specie quando il mare era calmo.
Immancabili erano i tuffi che si ripetevano con quasi ciclica cadenza essendo la “rocca” affollata al limite della capienza. Il mare limpido e cristallino invitava a bagnarsi perché talvolta il caldo dei mesi estivi si faceva quasi insopportabile.

Altra nuotata e si tornava al lido azzurro per consumare una birra con gazzosa che era un classico mix di quegli anni. Fare il bagno quasi sotto le imponenti mura dell’acropoli, col tempio C in bella evidenza, godere dello spettacolo del golfo, ascoltare i dischi, ballare tra un gelato e una birra con gazzosa per poi tornare a fare il bis: erano i punti fermi di quegli anni nella Selinunte estiva per i giovani dal 14 ai 24 anni.
E non mancavano le occasioni di incontro particolare. Ne ricordo uno che mi procurò molto piacere. In occasione di uno degli spettacoli estivi di quegli anni, venne a farsi il bagno assieme a noi, giovani di allora, il famoso cantante di colore Rocky Roberts. Molto cordiale, gentile e affabile ricordo che firmò autografi a tutti, fece il bagno con noi e bevve la birra con gazzosa.
Al tramonto poi era “rituale” ritrovarsi dopo cena per la lunga passeggiata dallo Scaro fino all’acropoli e al pianoro orientale passando davanti al “Fuso della Vecchia” del tempio G e scendendo dalla stazione ferroviaria per fare ritorno allo Scaro. Insomma una bella e lunga passeggiata tra bellezze naturali, archeologiche con gli stimoli e le prerogative della gioventù.
Anche di sera, nel buio del mare nero, affiorava appena fuori dall’acqua la Rocca di Calannino. Oggi la Rocca affiora ancora fortunatamente, ma la lunga passeggiata tra i templi rimane solo un ricordo di quegli anni essendo stata realizzata successivamente e non senza grandi polemiche una duna che ha delimitato il perimetro del nuovo parco archeologico.
















