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C'era una volta il "Voscienza assa benerica". Ricordando i saluti di un tempo ormai lontano..

di: Pietro Errante - del 2018-11-20

Immagine articolo: C'era una volta il "Voscienza assa benerica". Ricordando i saluti di un tempo ormai lontano..

I saluti di un tempo si rincorrono nelle pieghe della memoria e tendono a scomparire, soppiantati da criptici sms, mms, whatsapp, e mail contenenti geroglifici tvb, vvb, tat, cuori, fiori, che si cliccano in un nanosecondo, con la semplice pressione del dito sulla minuscola tastiera di uno smartphone. I più anziani come me, non dimenticano i riverenziali inchini ai nostri "vecchi" di allora, nonni, zii, parenti vari. "Assa binirica"era il saluto più comune, al quale l'interessato rispondeva con un eloquente "santu e riccu figghiu beddu".

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  • Più complesso era il "Voscienza assa benerica" rivolto a persone particolarmente carismatiche o più anziane.Ricordo che ancora avevo i pantaloni corti,quando passando dalla via Benedetto D'Acquisto, rivolgevo prima un rapido confidenziale "ciao" a nonna Antonina (seduta davanti alla porta con anta a vetrina che di sera si chiudeva con appositi sostegni ) e poi meno confidenziamente mi rivolgevo a suo fratello lu zu Turi col classico "Voscenza assa benerica".

    Lui rispondeva a tono "Santu e riccu figghiu beddu". Se ne stavano seduti l'uno di fronte all'altra e osservavano i passanti attraverso la porta a vetri. Di tutti conoscevano vita, morte e miracoli, presunte infedeltà, particolari spesso inventati di vita privata. Insomma il classico "sparliu" che era in quegli anni uno dei passatempi preferiti. Fratello e sorella, seduti l'uno di fronte all'altra, alzavano non poco il tono della voce essendo quasi totalmente sordi.

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  • Le parole ne venivano storpiate suscitando in me indicibili risate: La Democrazia Cristiana diventava emorragia cristiana,  il colesterolo facilmente scadeva in  polisterolo (molto comune anche oggi tra gli anziani), i fascisti storpiati in farmacisti, il Capitol (cinema tra i più frequentati in quegli anni) diventava Capitollo, ed i dialoghi si allungavano per i continui "Chi?" "Comu?" "Chi dicisti?", gridati direttamente nell'orecchio dell'interlocutore con vicendevole veemenza.

    Erano così sordi che non si accorgevano delle mie risate forse anche smodate, ma vi assicuro che di quei dialoghi fui assiduo e interessato spettatore : le risate erano assicurate comese assistessi ad un bel film di Totò o di Stanlio ed Ollio. Poi cominciava la imperdibile sfilata di domande pettegole: La viristI a chissa?" "Comu? Cu è? La canusciu! Bedda!" con conseguente indicazione di corna.

    Nonna Antonina, quando finiva il colloquio quotidiano cu lu zu Turi, si dedicava un pò a me: mi dava qualche caramella, un pò di pastigghia (castagne essiccate)di cui ero e sono ghoittissimo) , nuciddi e calia che teneva nella credenza. Poi quando fui un po' più allittrato(terza elementare) mi fece una proposta irrinunciabile. Ogni volta che andava alla Posta per riscuotere la pensione doveva avere due testimoni che avvaloravano la sua croce autografa. Era analfabeta e mi chiese: Mi insegni a scrivere almeno il mio nome e cognome? Impresa non certo facile: Antonina Cammarota era lungo e difficile da insegnare e da imparare.

    Tuttavia nonna Antonina mi fece una proposta a cui non potei rinunciare: ogni lezione 5 lire. Insomma una bella sommetta. Con quei soldi compravi un bel cono di gelato o di granita.

    Ci vollero più di tre mesi e almeno una trentina di lezioni per insegnarle a mettere su carta nome e cognome.Fate voi il conto: alla fine guadagnai un bel gruzzoletto, ma nonna Antonina saltò di gioia quando finalmente riuscì a scrivere sia pure con notevole lentezza nome e cognome.

    Alla Posta la pensione la poteva ora riscuotere senza testimoni: una firma e via, soldi in contanti e di corsa a casa. Per me un regalino c'era sempre e le 5 lire non me le fece mancare mai!

     

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