Quelle opere "da sogno" nei consigli comunali castelvetranesi degli anni '80
di:
Pietro Errante - del 2016-01-29

Si protraevano fino a tarda notte e addirittura alle prime ore dell'alba le riunioni consiliari riguardanti l'approvazione del piano triennale delle opere pubbliche. Negli anni '80 e '90 furono molteplici questi piani che venivano illustrati di volta in volta dagli assessori pro tempore con l'obiettivo di migliorare l'aspetto del territorio, il tessuto urbanistico, la vita socio-economica dei cittadini.

Rifacimento di manti stradali, sistemazione di rete fognante, lottizzazioni ed opere di urbanizzazione, creazione di marciapiedi, piste ciclacili, palazzi, giardini, verde pubblico, interventi massicci e consolidanti per le due borgate marine di Triscina e Selinunte.
Puntualmente di questi piani, che le opposizioni si affrettavano a definire il classico libro dei sogni, non si realizzava quasi mai niente o davvero una piccolissima percentale (ad essere generosi un 10%, ma è una percentuale per eccesso).

Perchè accadeva tutto ciò?
I motivi erano essenzialmente due. Da una parte la fragilità delle compagini governative che in quegli anni avevano vita breve per non dire brevissima: Sindaci e giunte, ma anche Governi nazionali, regionali e pronciali duravano neanche un anno, sicchè diventava impossibile avviare una qualsasi iniziativa volta alla realizzazione di una qualche porzione di questo o di quel piano.
Dall'altra parte le litigiosità tra partiti e tra correnti all'interno degli stessi partiti facevano sì che qualunque tentativo di avviare una procedura sfumasse miseramente.
Non ricordo personalmente alcuna vera opera pubblica di grande respiro realizzata in quegli anni, ma sempre e solo elenchi di intenzioni che riempivano i classici "libri dei sogni".
Ricordo di aver partecipato a diecine di sedute consiliari, ovviamente come cronista, e di aver sentito parlare di porto di Selinunte, strade di collegamento, depuratori di Castelvetrano e Selinunte, reti idriche, reti fognarie ecc. ecc. ecc.
Poi, dopo pochi mesi, cadeva quel Sindaco e quell'Assessore e si metteva mano a modifiche del piano o addirittura si procedeva a redigerne uno nuovo.
Allora ballavano diecine di miliardi di lire, di cifre e di numeri, di belle parole e di grandi cattedrali nel deserto si riempivano pagine e pagine di libri dei sogni.
Oggi che, grazie alla riforma elettorale, un sindaco può contare su una o due legislature di stabilità deve invece fare i conti con la tragica situazione economico finanziaria determinata dal drastico taglio dei fondi regionali e statali e dalla crisi globale che ci attanaglia da oltre 8 anni.
Pietro Errante
















