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Ospedale Castelvetrano, "la pandemia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Invece niente". Riflessioni sul presente e sul futuro ospedaliero del nostro territorio

di: Serena Navetta - del 2025-05-13

Immagine articolo: Ospedale Castelvetrano, "la pandemia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Invece niente". Riflessioni sul presente e sul futuro ospedaliero del nostro territorio

Negli ultimi anni, l’Ospedale di Castelvetrano è stato svuotato pezzo dopo pezzo. Reparti ridotti, servizi cancellati, personale al minimo. Il risultato? Un ospedale che arranca, mentre la popolazione perde fiducia e si sente abbandonata. La verità è che Castelvetrano rischia di essere cancellata dalla mappa sanitaria della provincia, se non viene inclusa in una rete ospedaliera vera, funzionale, pensata con una logica. Oggi ogni ospedale (Trapani, Marsala, Mazara, Castelvetrano) va per conto suo. Nessun coordinamento, nessuna strategia. Solo improvvisazione. Il sistema è frammentato, inefficiente, sordo ai bisogni reali, soprattutto nelle zone più periferiche. E' un ospedale lasciato ai margini, senza un ruolo chiaro, non può attrarre medici. Chi accetterebbe di lavorare in un posto dove manca tutto: strumenti, risorse, prospettive?

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  • La pandemia avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Invece niente. La sanità pubblica nel trapanese resta fragile, disorganizzata, in certi casi pericolosa. Non ci sono posti letto disponibili  per ricoveri ordinari o per le urgenze, si viene rimbalzati da ospedale in ospedale ma sempre in reparti allo stremo. È un deserto sanitario che peggiora ogni giorno, mentre la richiesta di cure aumenta. Un’altra questione da cui dobbiamo imparare, riguarda la drammatica pagina degli esami istologici. Diagnosi vitali, spesso per tumori, mandati ad analizzare chissà dove per mancanza di personale e arrivati ai pazienti con ritardi di mesi e mesi.  Famiglie in ansia, pazienti bloccati, cure rinviate. 

    Tuttavia, anziché registrare un reale cambiamento a seguito dell’esperienza pandemica e delle criticità emerse, come quelle legate agli esami istologici, si continua ad assistere a dinamiche di difesa delle posizioni politiche e gestionali, in cui prevale la tutela delle responsabilità individuali piuttosto che un’assunzione collettiva di impegno, per il rilancio del sistema sanitario trapanese. La mancanza di una visione unitaria e di una concreta volontà di miglioramento, si traduce in un progressivo depotenziamento, non solo dell’Ospedale di Castelvetrano, ma dell’intera rete ospedaliera territoriale della provincia.

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  • Basta guardare ai fatti. Per un intervento ortopedico di routine, i cittadini sono spesso costretti a percorrere chilometri per raggiungere Trapani o Marsala. Emblematico è ciò che accade quando un bambino accusa un malessere dopo le ore 20: le famiglie, spesso già provate da difficoltà economiche e logistiche, si vedono costrette a percorrere km alla ricerca di una consulenza pediatrica, no a Castelvetrano, no a Mazara, forse a Marsala, nel caso Trapani. In questi casi, più che un sistema sanitario, sembra di trovarsi di fronte a un percorso a ostacoli, in cui l’accesso alle cure dipende dalla disponibilità e dalla fortuna, piuttosto che da un’organizzazione efficiente e vicina ai bisogni delle persone. È' un salto nel vuoto, non un sistema sanitario. È questo il modello organizzativo che abbiamo tratto dall’esperienza della pandemia? 

    E tutto questo accade ogni giorno, sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno si indigni o si assuma la responsabilità di intervenire. Sorge allora una domanda dura, ma inevitabile: da cosa ci dobbiamo difendere davvero? Dalla malattia, o da un sistema sanitario che ci lascia soli?
    All’Ospedale di Castelvetrano ci sono medici in gamba, seri, umani. Ma sono troppo pochi, con le mani legate. Non basta la bravura dei singoli se tutto intorno c’è il vuoto. Mancano strumenti, personale, una rete efficiente. E se non si crea un sistema capace di sostenerli, di valorizzarli, continueremo a perdere competenze e dignità. I reparti di Cardiologia, di Terapia Intensiva, ma anche il reparto di chirurgia, di Nefrologia, il Pronto Soccorso, Oncologia, Radiologia, sono esempi concreti di dedizione, efficienza e professionalità. Ma anche queste realtà vengono limitate, ostacolate da una gestione priva di programmazione e visione, costrette a operare in condizioni di isolamento, con risorse ridotte e prospettive incerte. È come chiedere a un motore di correre con il freno a mano tirato, mi viene in mente il reparto di Laboratorio Analisi del nostro ospedale di Castelvetrano: moderno, attrezzato, perfettamente in grado di effettuare esami ematici di ogni tipo. Ma no, troppo semplice. La maggior parte delle analisi deve viaggiare fino a Marsala. Così, mentre le provette fanno il tour della provincia, i pazienti restano parcheggiati per ore al Pronto Soccorso, aspettando che l’automedica faccia avanti e indietro, come in una tragicommedia burocratica. Un sistema che riesce nell’impresa di trasformare, l’efficienza in attesa e la competenza in frustrazione.

    Che senso ha bandire nuovi concorsi se nessuno vuole venire a lavorare qui? Chi sceglierebbe un ospedale dimenticato, senza stabilità né futuro? Se non rendiamo le strutture attrattive, con investimenti veri, riorganizzazione seria, rispetto per i professionisti... i reparti chiuderanno. E con loro chiuderà anche l’accesso alle cure per migliaia di persone. E alla fine, invece di una sanità pubblica, ci ritroveremo con un cartello all’ingresso che recita:
    “Tornate domani. Forse.”

    In sintesi, chiedo che l’ASP di Trapani, dopo anni di scelte miopi e silenzi colpevoli, apra finalmente gli occhi. Non solo per Castelvetrano, ma per l’intera provincia. Serve una sanità pubblica che sia davvero sicura, accessibile e vicina ai cittadini. 
    Basta promesse, basta rattoppi.

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