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“Undici ore di attesa al Pronto Soccorso di CVetrano nonostante sforzi personale sanitario”. Lettera aperta di un castelvetranese

del 2026-09-05

Immagine articolo: “Undici ore di attesa al Pronto Soccorso di CVetrano nonostante sforzi personale sanitario”. Lettera aperta di un castelvetranese

Nicolò Marchica, castelvetranese residente al Nord e rientrato nella sua città natale per un periodo di vacanza, ha voluto condividere una dolorosa e amara testimonianza vissuta in prima persona. Pur riconoscendo l'abnegazione e il grande sforzo quotidiano di medici e infermieri, Marchica non ha potuto fare a meno di denunciare i profondi disservizi e il disagio inaccettabile legati a un’attesa di ben 11 ore per ricevere assistenza presso il Pronto Soccorso dell'ospedale di Castelvetrano.

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  • "Una situazione limite che, lungi dall'essere imputabile all'operato del personale sanitario, fa emergere con forza i limiti di un’organizzazione sanitaria regionale in affanno da troppo tempo. Di seguito, il testo integrale della sua riflessione: Undici ore al Pronto Soccorso di Castelvetrano: quando la carenza di personale diventa un disservizio Tornare nella propria città natale dopo tanti anni e trovarsi, proprio durante una vacanza, ad avere bisogno del Pronto Soccorso è un’esperienza che può lasciare il segno.

    Nel mio caso, però, ciò che ho vissuto al Pronto Soccorso di Castelvetrano mi ha lasciato soprattutto amareggiato e profondamente preoccupato.
    Sono stato costretto ad attendere circa undici ore prima di poter essere assistito. Undici ore sono tante per chiunque abbia bisogno di cure, soprattutto quando si trova in una struttura di emergenza.  La mia impressione, durante quelle lunghissime ore di attesa, è stata quella di trovarmi davanti a un servizio che deve fare i conti soprattutto con una evidente carenza di personale: pochi medici e pochi infermieri rispetto al numero di persone che quotidianamente arrivano al Pronto Soccorso.

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  • E quando il personale non è sufficiente, inevitabilmente le conseguenze ricadono sui cittadini e, probabilmente, anche sugli stessi operatori sanitari, costretti a lavorare sotto pressione e in condizioni difficili. All’interno della struttura ho visto persone che non avevano ben chiaro quale fosse il proprio codice di priorità, nonostante la segnaletica spiegasse i criteri di accesso.

    Ho sentito parlare di strumenti tecnologici, applicazioni e sistemi che dovrebbero consentire ai familiari di essere informati sulle prestazioni effettuate e sull’evoluzione del percorso assistenziale. Ma, almeno nella mia esperienza, questi strumenti non sembravano concretamente utilizzati o comunque non erano percepibili dall’utenza. E poi c’è un altro aspetto che mi ha colpito e che considero particolarmente grave. Ho assistito a situazioni nel corso delle quali qualcuno, arrivato al Pronto Soccorso, faceva una telefonata a una propria conoscenza e riusciva, di fatto, ad accedere più rapidamente alla struttura. Se davvero accade che una telefonata o una conoscenza permettano di superare una fila, allora abbiamo un problema che va oltre la semplice organizzazione.

    Perché in un Pronto Soccorso non dovrebbe contare chi conosci, ma esclusivamente la gravità delle condizioni del paziente e il codice di priorità assegnato dal personale sanitario. Vorrei essere molto chiaro su questo punto. Questa non vuole essere una critica nei confronti dei medici, degli infermieri e degli operatori che ho visto lavorare in una situazione che, proprio per la carenza di personale, appare estremamente difficile.

    Anzi, è proprio partendo da ciò che ho visto che mi chiedo: come si può garantire un servizio adeguato se il numero di medici e infermieri non è sufficiente a gestire il flusso di pazienti? Non si può chiedere agli operatori sanitari di fare miracoli. La responsabilità di garantire personale, organizzazione e risorse adeguate deve essere di chi governa e amministra la sanità. Rispetto a quanto ricordavo degli anni passati, ho comunque notato un aspetto positivo: l’ambiente mi è sembrato abbastanza pulito. È giusto riconoscere anche ciò che funziona.

    Ma la pulizia dei locali non può essere l’unico parametro con cui valutare la qualità di un servizio di emergenza. Un Pronto Soccorso deve garantire innanzitutto assistenza, tempi ragionevoli, organizzazione, trasparenza e uguaglianza di trattamento. La mia è una testimonianza personale, ma credo che ponga una domanda che merita una risposta: il Pronto Soccorso di Castelvetrano dispone oggi di un numero adeguato di medici e infermieri rispetto al numero di accessi che deve gestire?

    Se la risposta è no, allora il problema deve essere affrontato. Perché undici ore di attesa non possono diventare la normalità. E soprattutto non possiamo rassegnarci all’idea che, per essere curati in tempi accettabili, serva conoscere qualcuno. Sono nato a Castelvetrano, vivo al Nord e sono tornato qui da cittadino e da turista. Avrei voluto raccontare soltanto le bellezze della mia terra. Invece mi trovo a raccontare anche questa esperienza, con l’auspicio che possa servire non a puntare il dito contro qualcuno, ma a chiedere alle istituzioni un Pronto Soccorso più efficiente, più organizzato e soprattutto più equo per tutti".

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