Selinunte e l’idea di una città territorio, tanti progetti che "dividono" da quasi settant'anni
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-06-22

(ph. Rosario Franco)
"Allo spuntar del sole a Selinunte, l’Akropoli si veste di splendore, risveglio di natura qui si sente: il mare e le campagne fanno odore". Dalle parole di una celebre poesia di Ignazio Butera spostiamo l’attenzione a Selinunte. Da sempre, nel corso della storia, la frazione di Castelvetrano è al centro dell’attenzione. Un’attenzione legata alla progettualità, organizzazione e rimbalzo di colpe. Sin dal 1956.

Correva l’anno 1983, quando Selinunte divenne un caso “di paese”. L’avvocato Vincenzo Bongiardina, presidente della Pro Selinunte, aprì un fronte nei confronti dell’amministrazione. Quest’ultima, rea di non avere fatto molto per pubblicizzare il sito archeologico. Tra le battute coniate dall’allora avvocato, una divenne celebre: “Selinunte, città territorio”. Dietro alle sue parole si nascondeva un malessere d’impotenza. Un pessimismo dovuto - secondo l’avvocato - a una forte svalutazione a cui andava incontro Selinunte. La sua area inesplorata, ancora - per molti - vergine, andava maggiormente sfruttata.
Come? Con eventi che, oltre alla purezza estetica dello spettacolo, desse il valido contributo in termini storici. Poco era stato fatto dalla politica castelvetranese e tante erano le criticità. Nonostante si fosse partiti con l’Estate Selinuntina negli anni Cinquanta, i grossi investimenti in opere teatrali e musicali non avevano fatto decollare “a pieno” la nostra frazione. Cosa si nascondeva dietro a tutto questo? Una situazione “interna” deficitaria. I soliti problemi da risolvere! La mancanza di acqua, delle strade dissestate, dell’illuminazione e dei rifiuti collocavano Selinunte tra gli ultimi ripieghi a livello turistico. Un fatto da non sottovalutare. Definita un deserto dallo stesso presidente della Pro Selinunte, l’assenza di un piano salva-territorio era il vero danno della località turistica. Un problema di non poco conto che alla lunga, purtroppo, avrebbe peggiorato lo stato delle cose.

Da uno stralcio dell’intervista dello stesso Bongiardina affiora una sorta di assenza di spirito collaborativo: ”La valorizzazione dell’intera area favorirebbe lo sviluppo socio-economico e turistico di tutto l’entroterra. Un primo tentativo venne fatto con i sindaci di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e Castelvetrano. Una riunione straordinaria (1973). Si parlò della necessità di un’organica programmazione della valorizzazione della zona archeologica. Finì tutto in una bolla di sapone. In un successivo incontro (promosso dal Lions e dai sindaci della Valle del Belice, operatori economici, tecnici, segretari dei sindacati) si parlò anche di un'eventuale ricostruzione del tempio G. Incontro promosso per uscire dalla concezione strapaesana e campanilistica del turismo”.
Alla domanda se l’obiettivo potesse essere raggiunto, lo stesso castelvetranese rispose che sarebbe stata una vittoria di tutti. Dei cittadini, delle istituzioni, dell’intera Valle (Belice) e una crescita esponenziale con riferimento al futuro. La domanda sorge spontanea: è stato fatto tutto il possibile? Della tanto decantata crescita auspicata nel 1981, quali obiettivi sono stati raggiunti? E meglio ancora, Selinunte è in grado di offrire una serie di servizi in grado di rispondere alla domanda e crescita turistica? Ai posteri l’ardua sentenza.
















