Piacere per gli occhi e delizia per il palato. Alla scoperta delle origini di "calia, simenza e fastuca"
di:
Carolina Ragusa - del 2020-04-16

Cari amici di CastelvetranoNews rieccoci nuovamente insieme pronti per la nostra ormai consueta avventura all’interno di #Siculamente! Amate la frutta secca? Mi auguro di sì perché questa settimana avrei il piacere di sgranocchiare insieme a voi tutte le prelibatezze dello “scaccio siciliano”. E sì! Mi piacerebbe proprio passeggiare insieme ai miei amati lettori per le piazze e le strade della nostra bella isola, passando da una bancarella all’altra per poi lasciare dietro di noi la scia delle bucce e dei gusci di mandorle, noci e arachidi. Piacere per gli occhi e delizia per il palato, queste bancarelle, spesso decorate con pitture a tema cavalleresco, le ritroviamo in tutte le città siciliane in occasione di eventi o celebrazioni di grande rilievo, ma soprattutto in occasione delle feste patronali e delle processioni religiose. Come molti di voi sapranno già, io provengo da un paesino della provincia di Ragusa; un paesino situato su una collinetta, a circa 650 metri dal livello del mare e il cui nome è Chiaramonte Gulfi. Ma perché, direte voi, Carolina ci sta raccontando e ricordando tutto ciò? Semplice! Perché è da qui che partirà il nostro viaggio di oggi! E preciso che la destinazione finale riguarderà la mattina della Domenica in Albis e le nove serate successive alla stessa. Riguarderà cioè, una festa patronale molto sentita da noi chiaramontani, quella di Maria Santissima di Gulfi, con la tradizionale “salita” del simulacro della Vergine e il novenario dedicato alle arti ed i mestieri del passato. Tra fede, devozione, leggenda e folklore scopriremo le origini linguistiche di alcuni termini con cui tutti noi siciliani ci siamo almeno una volta nella vita piacevolmente imbattuti. La domenica successiva alla Santa Pasqua e per nove giorni di seguito, Chiaramonte si veste a festa per accogliere al meglio la sua Patrona, la Vergine Maria. Oltre alle realizzazioni di infiorate e mostre d’arte a tema, come in tutte le feste patronali che si rispettino, il paese si riempie di svariate bancarelle, in particolare quelle di frutta secca. Bancarelle da cui si diffonde nell’aria l’irresistibile odore delle arachidi pralinate, nonché quello di “fastuca” e “calia”. Nessuno può infatti resistere all’inconfondibile profumo del “pistacchio” appena tostato o dei “ceci abbrustoliti”. Se dunque le bancarelle di commercianti ambulanti continuano a deliziarci con queste croccanti bontà amate da grandi e bambini, lo dobbiamo ad uno dei popoli che molti secoli fa ha dominato la nostra terra. Prima di essere una delle abitudini più note e diffuse in Sicilia, lo “scaccio” era un comunissimo passatempo in tutto il Medio Oriente. Furono infatti gli Arabi a trasmetterci i termini “fastuca” che deriva da “fustuq” ed indica proprio il “pistacchio” e “calia”, che invece trae origine dall’aggettivo “qalīya”, ovvero “arrostitito” e in effetti, la nostra “calia” altro non è che ceci tostati. Bene! Eccoci giunti anche oggi alla meta del nostro viaggio! Quest’anno, purtroppo, così come sta accadendo per tutte le manifestazioni che prevedono assembramenti di persone, la Festa della Madonna di Gulfi, per la prima volta nella storia dopo secoli, non si svolgerà. Non potremmo mangiucchiare “calia”, “fastuca” e simenza ma da buona chiaramontana voglio darvi appuntamento alla prossima settimana salutandovi così: “E ciamammula tutti: Viva Maria

Dear friends of CastelvetranoNews, here we are together again ready for our usual adventure inside #Siculamente! Do you love dried fruit? I hope so because this week I would have the pleasure of munching with you all the delicacies of the “Sicilian scaccio”. Yes! I would really like to walk with my beloved readers through the squares and the streets of our beautiful island, passing from one stall to another and then leaving behind us the trail of peels and shells of almonds, walnuts and peanuts. Pleasure for the eyes and delight for the palate, these stalls, often decorated with chivalric themed paintings, can be found in all the Sicilian cities on the occasion of events or celebrations of great importance, but especially on the occasion of patronal festivals and religious processions. As many of you already know, I come from a village in the province of Ragusa; a village located on a hill, about 650 meters above the sea level and whose name is Chiaramonte Gulfi. But why, you say, is Carolina telling us and remembering all this? Simple! Because this is where our journey will start today! And I precise that the final destination will concern the Sunday morning after Easter and the nine subsequent evenings. It will concern a patronal festival really felt by us from Chiaramonte. It is that of Maria Santissima di Gulfi, with the traditional “climb” of the simulacrum of the Virgin and the novenary dedicated to the arts and crafts of the past. Between faith, devotion, legend and folklore we will discover the linguistic origins of some terms with which all of us Sicilians have at least once in our life pleasantly come across. On the Sunday following Easter and for nine days in a row, Chiaramonte dresses up to best welcome its Patron, the Virgin Mary. In addition to the realization of floral decorations and themed art exhibitions, as in many patronal festivals, the town is filled with various stalls, in particular those of dried fruit. Stalls from which the irresistible smell of praline peanuts spreads in the air, as well as that of “fastuca” and “calia”. In fact, no one can resist the unmistakable scent of freshly roasted “pistachio” or “roasted chickpeas”. So if the stalls of street traders continue to delight us with these crunchy delicacies loved by adults and children, we owe it to one of the peoples who dominated our land many centuries ago. Before being one of the most well-known and widespread habits in Sicily, the “scaccio” was a very common pastime throughout the Middle East. The Arab sent us the terms “fastuca” which derives from “fustuq” and indicates precisely the “pistachio” and “calia”, which instead originates from the adjective “qalīya”, that is to say “roasted” and in fact, our “calia” is nothing but toasted chickpeas. Good! Here we are today at the destination of our journey! Unfortunately this year, as it is happening for all the events that involve gatherings of people, the Feast of Madonna di Gulfi, for the first time in history after centuries, will not take place. We could not nibble “calia”, “fastuca” and simenza but as a good person living in Chiaramonte, I want to give you the appointment for next week by greeting you like this: “E ciamammula tutti: Viva Maria”.

















