Giovane medico castelvetranese tra i protagonisti di una importante ricerca. Intervista a Yuri Errante
del 2014-11-11

In foto: yuri ok
Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Investigative Radiology, che apre numerosi spunti di riflessione sui rischi di un abuso della medicina diagnostica è stata condotta da un gruppo emergente di medici ricercatori, tra cui un giovane castelvetranese. Stiamo parlando di Yuri Errante, 30 anni, giunto al 4° anno di specializzazione in Radiodiagnostica presso il Campus Bio-Medico di Roma.

La Redazione di Castelvetranonews.it, nell'ambito della rubrica “Eccellenze locali”, lo ha intervistato per saperne di più sulla sua carriera medica che si prospetta di alto profilo nonostante la sua giovanissima età.
Yuri, ci parli del tuo percorso di studio?

Ho seguito gli studi umanistici presso il Liceo Classico “G. Pantaleo” di Castelvetrano.
Dove hai lavorato e dove lavori attualmente?
Ho studiato presso la facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, dove mi sono laureato. Dopo l’abilitazione alla professione medica sono entrato nella Scuola di Specializzazione di Radiodiagnostica, dove tuttora sono specializzando al IV anno di corso.
Dai media abbiamo letto di una tua partecipazione ad un importante progetto di ricerca. Ce ne parli un pò meglio spiegandoci quali effetti concreti potrebbe avere?
La tipologia di ricerca eseguita è uno studio osservazionale su esami di Risonanza Magnetica. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Investigative Radiology, dimostra che in pazienti che ricevono ripetute somministrazioni di mezzo di contrasto a scopo diagnostico, possono formarsi dei depositi nel cervelletto da accumulo del metallo (il gadolinio, utilizzato nel mezzo di contrasto di Risonanza Magnetica).
Da qui la riflessione sulla necessità di eseguire esami diagnostici con mezzo di contrasto solo se strettamente necessario. Tale studio consente di aprire nuove frontiere sulla protezione dai rischi di un abuso della medicina diagnostica e dei mezzi di contrasto in radiologia (farmaci ad uso diagnostico usati routinariamente) che sempre più spesso vengono richiesti.
Con la Risonanza Magnetica è possibile infatti rispondere a precisi quesiti clinici, mediante l’adozione di tecniche particolari che mettono in evidenza il contenuto dei tessuti sani e dei tessuti malati, anche senza l’utilizzo di mezzi di contrasto.
Hai un gruppo di lavoro con il quale collabori?
Si, siamo un gruppo di giovani specializzandi e di studenti universitari di medicina guidati da un ricercatore, il Dott. Carlo Cosimo Quattrocchi, e supervisionati dal Prof. Bruno Beomonte Zobel.
Ci capita spesso di collaborare con diverse figure professionali anche non medici, come ingegneri, psicologi, statistici, informatici, e con altre strutture universitarie e non, come ad esempio l’Università Sapienza di Roma, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e con l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini.
Di cosa ti occupi tu in particolare?
Per me questo è un periodo di formazione professionale, e come tale ricevo lezioni ex cathedra attraverso le quali imparo a conoscere la materia di cui mi occupo, l’approccio al paziente e la comunicazione verbale e non verbale tra medico e paziente. Nelle sezioni di lavoro imparo a gestire una sala radiologica, ad interfacciarmi con diverse figure professionali con le quali collaboro e ad impostare il referto di un esame radiologico.
La radiologia offre diversi campi di studio e di specializzazione; tra tutti quello che mi interessa di più è la Neuroradiologia. Nel tempo libero dalle ordinarie ore di lavoro, mi concentro di più sull’approfondimento di tale argomento e mi piace trovare soluzioni e verifiche alle problematiche in ambito neuroradiologico.
Era il tuo sogno sin da piccolo o è nata durante i tuoi studi questa passione?
Fare il medico è una passione che mi ha accompagnato fin da piccolo. Scegliere di occuparmi di radiologia è stato un piacevole incontro fatto durante il mio percorso di studi universitari.
Cosa significa per te lavorare in una struttura d'eccellenza italiana qual è il Campus Biomedico?
Sono contento ed onorato di avere scelto e di essere rimasto al Campus Bio-Medico di Roma. Alla struttura va il mio ringraziamento per la fiducia e la stima che ripone nei giovani studenti e nei giovani medici che con maestria forma e plasma in un percorso di umanità e di accoglienza rivolto ai pazienti e a tutte le figure professionali che operano in essa. Il sogno Campus fa sperare nella eccellenza delle scuole universitarie italiane nelle quali dobbiamo credere ed investire.
Post specializzazione cosa vorresti fare "da grande"?
E’ una domanda che spesso mi viene posta, e alla quale la maggior parte delle volte non so rispondere. Mi piacerebbe rimanere a lavorare in Italia e affiancare all’attività clinica da radiologo l’attività di ricerca che in questi anni sto coltivando e maturando.
Spero mi si presentino diverse opportunità di lavoro e di potere scegliere quella più congeniale alle peculiarità della mia indole professionale.
Grazie per l'intervista concessaci. Ad maiora semper!
















