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Nel ricordo di Ugo Scarpinati e del suo violino che con i Geronto regalò momenti indimenticabili

del 2014-09-08

Nell'anno duemila, il mio carissimo amico professore di musica Vincenzo Garifo organizzò presso la scuola media “Pappalardo” di Castelvetrano un progetto-scuola. Si rivolse a un esperto esterno, Ugo Scarpinati, per realizzare un laboratorio musicale allo scopo di sensibilizzare i suoi ragazzi verso la musica folkloristica siciliana.

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  • Scarpinati sapeva suonare bene sia il mandolino e la chitarra sia il violino. A fianco dello zio Ugo, come affettuosamente lo chiamavamo tutti, c'era un altro esperto che da sempre ha rappresentato la musica etnico - folkloristica a Castelvetrano: il chitarrista Michele Indelicato. Questi, che non conosceva Scarpinati, rimase incantato dalla sua maestria nel suonare il mandolino. Gli propose, quindi, di formare un gruppo musicale con il quale si sarebbero esibiti nelle varie manifestazioni locali e non, proponendo musica d'altri tempi.

    Lu zu Ugo accettò ben volentieri. Michele si mise in contatto con Giuseppe Lentini, fisarmonicista, del quale ho parlato ampiamente nell’articolo dedicato alle bande musicali castelvetranesi. Parlò anche del progetto col mio carissimo amico professore Giuseppe Lo Sciuto, in arte Sciupé, cantante tenore leggero nonché scrittore ed eccellente scultore, che si mise subito a disposizione non facendo mancare il suo utilissimo apporto musicale. Oltretutto egli, culturalmente molto preparato, poteva intrattenere il pubblico, fra un brano e un altro, con interventi narrativi e accenni storici. Cosa che, poi, puntualmente fece.

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  • Mancava, adesso, soltanto un bassista. Scarpinati propose suo cognato Vincenzo che accettò di buon grado. Al gruppo aderirono, in seguito, Francesco Cicciu Craparotta che suonava il cerchietto, li cianciani e avutri strumenti chi fannu scrusciu, Matteo Ancona alle percussioni e Giovanni Cipolla che, sia pure saltuariamente, accompagnava alla chitarra. A questo punto il complesso fu al gran completo.

    Poiché l'età degli elementi che lo componevano era abbastanza avanzata, Sciupé propose di chiamare l'orchestrina “Geronto”. Essa, quindi, fu formata da un gruppo di simpatici musicisti non più giovanotti che si divertivano a suonare nel ricordo dei tempi andati. Il gruppo cominciò a provare nel laboratorio di falegnameria e liuteria di via Giovan Battista Asaro, nel quale lo zio Ugo costruiva personalmente i suoi originalissimi strumenti.

    Un giorno di tanti anni fa un amico gli portò un pezzo di legno e disse a Ugo, sfidandolo, s’era capace di farne uno strumento musicale. Lu zu Ugo cominciò a scalfirlo utilizzando tutta la sua collezione di scalpelli e scalpellini ed ecco che, dopo qualche settimana, quell’anonimo pezzo di legno senz’anima divenne un mandolino. Lo chiamò “milinciana”, melanzana per la sua particolare forma, le cui armoniche ancora riecheggiano all’interno del laboratorio. Il liutaio Ugo, dopo averli costruiti, faceva suonare i suoi strumenti in maniera egregia: dai violini alle chitarre, dai mandolini ai banjo. Modellava anche oggetti di legno.

    Lo stesso fa Sciupé abilissimo modellatore di pezzi di legno. Ha realizzato, in tanti anni d’attività, decine e decine di opere magnifiche che espone di tanto in tanto in manifestazioni culturali varie e, permanentemente, nella sua personale Galleria di via Piave al numero 49. Accanto alle sue numerose opere espone anche alcune sue pubblicazioni di scritti e poesie in cui racconta il mondo rurale del secolo scorso.

    Di tanto in tanto andavo a trovare gli amici “Geronto” durante le prove e, per coinvolgermi, lo zio Ugo m'invitava a suonare un piccolo xilofono costruito, pezzo per pezzo, con le sue abili mani. A lui ho affidato un mio violino che necessitava di alcuni interventi urgenti per ritornare a essere uno strumento suonabile. Lo zio Ugo l’ha fatto diventare come nuovo e, nonostante le mie insistenze, ha voluto rimborsate solo le spese del materiale acquistato. Ugo Scarpinati, oltre a essere stato una bella figura d’eccellente musicista, è stato anche un uomo buono, generoso e altruista. Puritano al cento per cento, durante tutta la sua vita ha sempre commentato negativamente chi, in sua presenza, adottava un linguaggio scurrile: storceva il naso e si girava dall’altra parte. Non c'era manifestazione in cui i “Geronto” non erano presenti con la loro musica coinvolgente e trascinante.

    Le canzoni che proponevano durante i loro spettacoli erano prese in prevalenza dal vastissimo repertorio napoletano, ma anche dalla musica leggera italiana “under sessanta” e, ovviamente, dalla musica folk siciliana. Accettavano di suonare ovunque e, spesso, senza alcun compenso economico. Capitava, pure, che qualcuno si mettesse a ballare in mezzo alla strada quando erano impegnati per esibirsi sui marciapiedi di città in occasione di sagre paesane o di particolari appuntamenti etno-folkloristici.

    I “Geronto” sono stati un gruppo amato da tutta la cittadinanza castelvetranese, unico nel suo genere. Fra gli appuntamenti più importanti possiamo ricordare quello presso il Liceo Scientifico di Trapani, dove lo zio Ugo ha anche organizzato una mostra dei suoi numerosi strumenti musicali ricevendone plausi e  apprezzamenti da parte dei tanti visitatori. Un altro impegno di grande spessore artistico è stato nel 2010 quando furono invitati a suonare a Valençia, in Spagna, ospiti di facoltosi possidenti. In quell'occasione partì con loro anche un bravissimo suonatore di friscalettu di Castelvetrano, Vincenzo Santangelo, un insegnante di musica che fa parte del gruppo folkloristico “Ciuri d’acanto” di Campobello, dove peraltro risiede.

    Lo zio Ugo non era mai salito su un aereo nemmeno per andare a trovare i suoi figli residenti in Germania. Al momento dell’imbarco dovettero passare attraverso le apparecchiature di rilevazione. Quando fu il turno dello zio Ugo il metal detector si mise a suonare insistentemente. Ugo fu costretto a togliersi gli occhiali, la cintura, le scarpe e quant'altro che potesse contenere elementi in metallo, ma non ci fu verso di fare zittire quel noiosissimo fischio d’allarme. Il cognato Vincenzo si ricordò, poi, che a Ugo era stata impiantata una protesi al femore, così gli addetti al controllo lo fecero passare. Superato il primo ostacolo allo zio Ugo non rimase altro che armarsi di tanto coraggio e salire sulla scaletta che lo condusse sopra l'aereo. Fortunatamente fu un volo tranquillo, sembrava come se stessero viaggiando su un pullman.

    Di tanto in tanto, quando glielo consentivano i suoi impegni di lavoro, suonava con loro anche Maurizio Morici, abile percussionista. I “Geronto” sono stati spesso presenti alle numerose manifestazioni che il mio fraterno amico scrittore Matteo Chiaramonte ha da sempre organizzato in occasione di appuntamenti fra poeti locali. Tempo fa anch'io ho avuto l'onore d'intervallarmi con i “Geronto”, presso il salone delle feste del circolo della Gioventù, con degli interventi pianistici fra una poesia e un'altra. 

    Il cognato di Ugo, architetto Vincenzo, mi racconta del primo incontro fra Ugo e la sua futura moglie. In pratica il papà di Ugo, che abitava a Caltanissetta, un giorno decise di venire a Castelvetrano per fare visita a un cugino di omonimo cognome (il papà di Vincenzo) che non vedeva da anni. Vincenzo aveva una sorella, Antonina, che appena vide il cugino Ugo s’innamorò del suo sguardo sincero e rassicurante: due cuori che s’incontrarono e s’innamorarono perdutamente a prima vista. Lui era un giovane artigiano del legno, lei un’esile e graziosa figurina di giovanissima casalinga. Come in quasi tutte le più belle storie d’amore (Renzo e Lucia, Giulietta e Romeo docent) il loro amore fu avversato dalle rispettive famiglie, anche per il vincolo di parentela che li univa. Per farla breve Ugo e Antonina furono costretti a ricorrere alla classica fuitina per potere coronare il loro sogno d’amore. L’unica cosa che Antonina chiese, allora, al suo Ugo fu di non consumare il matrimonio prima d’avere ricevuto, durante la cerimonia nuziale, la benedizione da parte del prete che li avrebbe da lì a poco sposati. Ugo, persona integerrima, non ebbe alcuna esitazione e rispettò la sua futura compagna benedicendo, di fatto, la loro unione che è durata tutta una vita.

    Racconto questa bellissima storia perché anch’io, più di quarantuno anni fa, ho dovuto fare, insieme alla mia compagna di sempre, la stessa esperienza di Ugo e Antonina. I primi anni del nostro matrimonio ci siamo vergognati di questo passo, ma col tempo ci siamo resi conto che doveva essere la società a vergognarsi ad additare due giovani, che si amano veramente, come dei peccatori specie se, come noi, Ugo e Antonina, non avevano consumato durante la fuitina alcun rapporto sessuale.

    E’ sempre Vincenzo a raccontarmi di quando il cugino-cognato, quand’egli era ancora bambino, con tanto amore e tanta pazienza gli costruiva dei giocattoli di legno: una carriola da muratore, una pala e altri attrezzi mirabilmente costruiti dalle sue miracolose mani. Ugo ebbe tre figli e nessuno di essi ha imparato a suonare uno strumento musicale, pur avendo un padre che proveniva da una famiglia dove quasi tutti sapevano suonare uno strumento. Di questo Ugo si rammaricava moltissimo, ma la passione non è una materia che va studiata; o uno ce l’ha al momento della nascita, oppure non imparerà mai per come si deve.

    Dopo il terremoto del 1968, lo zio Ugo e la sua famiglia furono costretti a emigrare in Germania dove, dopo qualche mese, il cognato Vincenzo li raggiunse per rimanervi circa un anno. La sera era bello sentire suonare e cantare Ugo con le sue canzoni dalle quali traspariva l’amarezza per avere dovuto abbandonare la sua tanto amata Sicilia. Fu in Germania che Ugo propose a Vincenzo d'imparare a suonare uno strumento. Vincenzo, allettato dalla proposta del cognato, scelse la chitarra. Dopo poco tempo fu in grado d'accompagnare Ugo che, da allora, lo volle con lui ogni volta che andavano a suonare. Trascorsero assieme ad amici e parenti che si trovavano anche loro nella stessa condizione di emigranti, magnifiche serate all’insegna della buona musica e del più puro divertimento.

    Vincenzo, ritornato poi in Sicilia, si fece coinvolgere da suoi coetanei a formare un gruppo musicale. Correvano gli anni ’70 e noi giovani figli dei fiori d’allora (quelli del “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” o di “Non fate la guerra, fate l’amore”), avevamo tanta voglia di suonare (Beh! Anche in quel senso). A Vincenzo, però, fu richiesto di suonare il basso. Ne comprò uno e, in poco tempo, imparò a suonarlo.

    Ebbe un paio d’esperienze locali, ma poi preferì fermarsi per concentrarsi sullo studio. Si è così laureato, sposato e ha messo su famiglia. Il basso l’ha regalato a un amico. Quando, dopo tanti anni, i “Geronto” hanno iniziato la loro attività e Vincenzo ha accettato di fare un cammino insieme, rimasto sprovvisto di strumento, si è rivolto a Ugo chiedendogli se gliene potesse costruire uno. Il cognato gli disse: “Procurami un basso e te ne farò uno uguale”. Vincenzo se ne fece prestare uno da un amico. Era uno strumento degli anni ‘70 e, in poco tempo, le abili mani di Ugo ne realizzarono uno uguale che ancora oggi Vincenzo utilizza quando va a suonare.

    Un altro strumento, una mandola, Ugo l'aveva costruita nel periodo in cui si trovava in Germania come regalo per un suo carissimo amico e discepolo, musicalmente parlando: Isidoro Adragna di Castellammare del Golfo. Lo stesso, negli ultimi anni d'attività dei “Geronto”, essendo nel frattempo ritornato anche lui dalla Germania, si affiancava al gruppo rinforzando lo zio Ugo con il suo mandolino. Ugo Scarpinati è stato davvero un grand’uomo e un grande personaggio. Su di lui uno studente universitario, interessato alla sua arte di liutaio, ha presentato la sua tesi di laurea.

    Anche un noto docente dell'Università di Palermo ha suonato una chitarra costruita da Ugo, innamorandosi della morbidezza dello strumento e del suo robusto suono. L'avrebbe voluta comprare, ma Ugo non volle mai separarsi dalle sue creazioni. Quella meravigliosa creatura dello zio Ugo, da qualche mese, non è più con noi. Dietro di lui ha lasciato un vuoto incolmabile sia tra i familiari, i parenti e i conoscenti sia in tutti gli amici musicisti che lo abbiamo stimato e gli abbiamo voluto bene. Mi ha donato, prima di morire, una pilozza costruita quand’era ancora giovane e che gli ho promesso esporrò nel “Museo etno-antropologico del contadino” di prossima apertura a Castelvetrano.

    Sono stato presente ai suoi funerali e mi ha colpito positivamente il gesto della famiglia che ha voluto introdurre all’interno del feretro un mandolino, proprio quella “milinciana” alla quale Ugo era molto legato, perché anche nell’al di là lo possa, idealmente, suonare. Oggi, purtroppo, con la perdita del loro leader, i “Geronto”, dopo dodici anni d’attività, hanno dovuto interrompere, di fatto, il loro progetto musicale per approdare ciascuno a nuovi lidi.

    Desidero riportare infine una commossa poesia, scritta dall’amico Sciupé, in occasione della dipartita del caro, indimenticabile Ugo: Ugo amava tanto gli uccellini/in particolare i gialli canarini:/nella grande voliera essi cantavano/intonati, quando allegri suonavamo/la fisa, le chitarre e i mandolini./ Gorgheggiavano sempre gli uccellini/e Ugo instancabile arpeggiava:/il basso, le cianciane e Sciupé cantava./Un giorno Ugo diventò importante/un contratto ebbe nell’aprile incostante,/un giorno un caldo sole un altro nuvolone,/in cielo fu chiamato a suonare canzoni/ con l’orchestra celestiale di angeli divini,/melodie ora esegue con mandole e mandolini.

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