Castelvetrano, quando un incendio fece "tornare tra i banchi" adulti ed emigrati
di:
Pietro Errante - del 2016-01-17

Uno degli episodi più singolari accaduti a Castelvetrano tra la fine degli anni 70 e gli inizi dell’80 fu l’incendio che poi venne accertato di origine dolosa, che distrusse gran parte degli archivi del Primo Circolo Didattico ubicato nella piazza martiri d’Ungheria.

In quegli anni ero segretario in servizio al Terzo Circolo didattico che si trovava allora ubicato nella piazza Benedetto Croce. Dopo qualche anno ed una breve esperienza alla Scuola Media Pappalardo, arrivai per trasferimento nella prestigiosa ed antica scuola elementare di piazza Martiri d’Ungheria, ufficialmente denominata Primo Circolo Didattico Lombardo Radice.
Tra le questioni che trovai ad affrontare assieme all’allora dirigente, la compianta direttrice didattica dottoressa Nicolina Accardo Tardo, ci fu tutta una serie di procedure burocratiche collegate all’incendio che negli anni immediatamente precedenti aveva danneggiato l’edificio e distrutto l’archivio storico.

Oltre alla denuncia alle forze dell’ordine, alla Procura e al Provveditorato, si dovette procedere alla cancellazione dagli inventari di tutti quei beni che risultarono distrutti dalle fiamme. Una delle conseguenze più gravi di quell’incendio ,per il quale venne individuato ed arrestato il responsabile, fu la distruzione parziale degli archivi della Scuola.
L’incendio infatti non solo danneggiò le strutture portanti dell’edificio di piazza Martiri d’Ungheria (per alcuni mesi interessato successivamente da massicci lavori di restauro), ma tra le suppellettili distrutte, le fiamme attaccarono anche i classificatori sui quali erano conservati i faldoni contenenti i registri delle classi dalla prima alla quarta, dall’origine agli anni 70. Si trattava di centinaia di registri di classe, sistemati per anno, nei locali adibiti ad archivio.
Erano i registri delle classi prime, seconde, terze e quarte, ma anche Corsi Cracis, scuole di campagna, alfabetizzazione ecc. Fortunatamente i registri delle classi finali (cioè delle classi quinte) e relativi esami erano collocati negli uffici di segreteria essendo quelli di continua consultazione per il rilascio delle certificazioni di licenza elementare. La circostanza consentì di salvare almeno questi registri.
Ma non quelli che andavano dalla prima elementare alla quarta. Fu possibile dunque rilasciare i certificati di licenza elementare, fortunatamente. Ma non fu più possibile attestare gli studi per quanti avevano smesso non conseguendo la licenza elementare, quindi per coloro che avevano frequentato la seconda(allora con relativo esame) la terza o la quarta e che per motivi vari non avevano continuato gli studi.
Furono moltissimi i cittadini che dovettero sottoporsi ad un accertamento del grado di cultura, sostenendo in pratica un vero e proprio esame anche ad età molto avanzata per avere rilasciata la certificazione che in quegli anni veniva richiesta per avviare una attività commerciale o per conseguire il porto d’armi, o per ottenere la licenza di caccia. Il direttore didattico nominava una commissione composta da maestri della Scuola e sottoponeva il richiedente ad un esame avente lo scopo di accertare il grado di cultura.
Ma i disagi per molti nostri concittadini, ricordo ancora oggi, furono davvero tanti ed enormi. Ricordo perfino che qualche emigrato tornava a Castelvetrano dal nord o addirittura dall’Estero per richiedere una certificazione che la Scuola non era in grado di rilasciare. Disagi e polemiche a non finire erano all’ordine del giorno.
Più volte, in seguito, venne evidenziato che il danno più grave prodotto da quell’incendio non fu tanto la distruzione di mobili, sussidi o strutture varie, quanto la cancellazione degli archivi didattici (i registri dalle prime alle quarte, ma anche corsi CRACIS, Scuole di campagna, scuole serali dall’inizio del 900 fino agli anni 70) che rappresentavano la storia della scuola più antica di Castelvetrano e dunque un pezzo importante della storia della nostra città. Quel patrimonio fu irrimediabilmente perduto.
















